Il Venezuela sempre più coinvolto nel narcotraffico

Brad Johnson è un ex funzionario veterano ed ex capo della stazione per operazioni della Cia, ora in pensione. È presidente della Americans for Intelligence Reform.

 

Una recente inchiesta della Cnn ha rivelato come il Paese del presidente Maduro sia sempre più profondamente coinvolto nel narcotraffico.

Il Venezuela, in quanto regime socialista, è piuttosto a suo agio nel traffico di cocaina; inoltre si sente giustificato a farlo sia a causa delle sanzioni imposte, che danneggiano la sua capacità di avere una moneta forte e sia perché in questo modo ha uno strumento di contrattacco nei confronti degli Stati Uniti.

Questa strategia denominata «guerra asimmetrica» è stata messa a punto da uno dei principali responsabili dell‘instaurazione del regime socialista in Venezuela, Hugo Chávez.
Nella visione di Chávez  gli Stati Uniti erano il grande nemico da  abbattere, ma il leader socialista era consapevole che il Venezuela non sarebbe stato capace di affrontare gli Usa in uno scontro diretto, perciò ha adottato la guerra asimmetrica come strategia di attacco indiretta; infatti agevolare  il traffico di cocaina e altre droghe, oltre che rovinare una larga fetta della popolazione giovanile americana, fa perdere agli Usa enormi risorse per il trattamento dei tossicodipendenti, per la formulazione di leggi e per i centri di detenzione volti ad arginare il problema.

L’esempio di Cuba

Il Venezuela non è il primo Paese socialista vicino agli Stati Uniti e coinvolto nel narcotraffico. Già negli anni ’80, nei giorni da cowboy della cocaina di Pablo Escobar e del cartello di Medellin, la Colombia e Cuba fecero esattamente la stessa cosa: coinvolsero i loro Paesi nel narcotraffico per ottenere una certa quantità di valuta forte e aggirare le sanzioni statunitensi, proprio come hanno fatto i venezuelani più recentemente.

Al tempo si potevano vedere tantissime foto dall’alto che mostravano i motoscafi che trasportavano la cocaina intorno alle spiagge più isolate di Cuba. Le fotografie a infrarossi hanno mostrato che gli aerei portavano continuamente la cocaina dalla Colombia a Cuba.

Tutte queste azioni, una volta rivelate al pubblico, hanno causato particolari problemi all’uomo che deteneva il potere nella Cuba socialista, il famoso Fidel Castro, che spesso viaggiava in tutto il mondo senza problemi, persino negli Stati Uniti, o si recava a parlare all’Onu.

Dopo le rivelazioni, Castro è stato incluso nel novero dei narcotrafficanti ed è stato isolato sempre più, tanto da perdere in seguito il coraggio di lasciare la sua isola-fortezza. Perciò, a mente fredda, ha trovato una soluzione pratica: il 13 luglio 1989, ha condannato a morte con l’accusa di narcotraffico il generale delle squadre d’assalto Arnaldo Ochoa, il colonnello del Ministero degli Interni Antonio de la Guardia e i loro più stretti collaboratori: il capitano Jorge Martinez e il maggiore Amado Padrón.

Dopo l’esecuzione, Castro ha potuto dichiarare che i colpevoli erano stati puniti, pensando anche di aver dimostrato la propria innocenza. In realtà, la morte di Ochoa, che era una figura popolare a Cuba, in quanto considerato un eroe nazionale e molto rispettato dall’esercito, è stata di grande aiuto nell’eliminare un potenziale rivale di Castro, la cui strategia è sempre stata una sola: mantenere il potere assoluto e indiscusso dell’isola.

La sinistra negli Stati uniti ha sostenuto che Castro non fosse coinvolto, né che fosse a conoscenza del narcotraffico. Ma è assolutamente assurdo credere che milioni di dollari di valuta forte, così difficile da trovare nell’isola, che hanno iniettato energia all’intera economia di Cuba, siano stati immessi nel mercato locale senza che nessuno (al potere) se ne accorgesse, e questo in una piccola isola di 10 milioni di abitanti strettamente controllati da un dittatore indiscusso.

Come ha detto una volta la stessa Hillary Clinton, perché qualcuno sostenga una tale conclusione sarebbe necessaria una «sospensione intenzionale dello scetticismo».

Si può notare che l’idea della guerra asimmetrica è precisamente quella che la Russia sta usando con successo contro gli Stati Uniti in questo momento. L’intelligence russa sta usando i ‘burattini’ volontari nel Partito Democratico per seminare discordia e caos diffondendo fraudolentemente sospetti sull’elezione del presidente Donald Trump, affermando che sia stata in qualche maniera illegittima.

C’è anche un aspetto del narcotraffico venezuelano che è particolarmente interessante e deve ancora essere spiegato correttamente.

Gli aerei distrutti

Come è noto l’aereo bimotore e altri piccoli aerei sono stati usati per decenni per trasportare la cocaina in diversi luoghi e Paesi in modo che possano essere introdotti di contrabbando negli Stati Uniti. La novità è che i trafficanti venezuelani bruciano o distruggono gli aerei dopo un solo utilizzo per il trasporto di cocaina dall’Honduras verso gli Stati Uniti.

La spiegazione suggerita dai media è che che il business della cocaina è così lucrativo da giustificare un comportamento del genere. Tuttavia non sembra essere questo il motivo.

La cocaina è sempre stata il mezzo preferito (dai fuorilegge) per generare un’enorme quantità di denaro, tanto che i trafficanti potrebbero davvero distruggere ogni singolo aereo dopo un solo viaggio; tuttavia questo non è mai successo nella storia.

Non c’è nessun vantaggio nell’agire così.
Secondo un’inchiesta della Cnn il Venezuela sta aumentando enormemente il suo coinvolgimento nel narcotraffico, tanto che ora ci sono voli quasi giornalieri per il trasporto di cocaina, e aumentano giorno dopo giorno. Chiunque sostenga che l’uomo al potere del Venezuela, Nicolas Maduro, non sia consapevole o coinvolto nel narcotraffico è mal informato o sta coprendo il regime socialista del Paese.

Questa realtà è abbondantemente resa chiara dal fatto che più di 300 aerei sono stati usati dal Venezuela e distrutti in Honduras. Questi aerei sono stati importati da qualche parte fuori dal Venezuela e sarebbe alquanto insensato suggerire che centinaia di piccoli aerei siano stati portati in Venezuela senza che la dittatura militare del Paese al potere se ne fosse accorta.

Gli Stati Uniti sono pienamente coscienti del problema e hanno accusato vari funzionari venezuelani per il traffico di droga, incluso Diosdado Cabello, il comandante in seconda di Maduro.

L’interessante domanda comunque rimane: «Perché i Venezuelani bruciano e distruggono gli aerei usati per portare la cocaina, e da dove vengono gli aerei che li rimpiazzano?».

Come molti sanno, il regime socialista venezuelano ha preso il potere contro la volontà del proprio popolo con l’aiuto di Cuba, Iran, Cina e Russia. A questo punto è necessario farsi delle legittime domande: ‘Gli aerei vengono forse distrutti per nascondere il coinvolgimento del governo venezuelano e la loro provenienza?’ E inoltre: ‘Cuba, Iran, Cina e Russia sono coinvolte nella fornitura di aerei?’.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

Articolo in inglese: Why Are Venezuelan Drug Traffickers Burning Planes?

 
 
 

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