Impara a rompere il ghiaccio, invece di crearlo

La maggior parte di noi presta attenzione al proprio aspetto.

Indossiamo tuta e sandali in casa, ma ci vestiamo in modo più appropriato quando andiamo a lavorare.  In bagno, al ristorante, diamo una rapida occhiata allo specchio per assicurarci di non avere qualche pezzetto di insalata tra i denti. Ci alleniamo in palestra per la forma fisica, ma anche per ridurre la pancia e ottenere i complimenti degli amici. Spendiamo una fortuna in trucco, chirurgia plastica e altri cosmetici, solo per migliorare il nostro aspetto.

Ma quanti di noi danno la stessa considerazione al modo in cui conversano con gli altri, in particolare quando li incontriamo per la prima volta?

Ad esempio, quando siamo ad una convention aziendale, parliamo a vanvera con un estraneo? Siamo così concentrati su noi stessi che non riusciamo a notare la sua espressione, e linguaggio del corpo, alla disperata ricerca di una via di fuga? Facciamo domande e poi ascoltiamo distrattamente le sue risposte? Interrompiamo quando sta parlando, come alcuni conduttori alla radio? Raccontiamo barzellette inappropriate e poi ci chiediamo perché non ride?

In The Art of Civilized Conversation, Margaret Shepherd e Sharon Hogan scrivono: «La conversazione, che è un mestiere oltre che un’arte, richiede solo un po’ di talento e molta pratica.»

Ecco alcuni consigli per aiutare a padroneggiare quest’abilità. Rimaniamo sullo scenario convenzionale in cui il capo ci presenta la signora Anna, della contabilità.

Ricorda i nomi. Un buon numero di noi a volte dimentica il nome della persona a cui è stato appena presentato, nel giro di pochi minuti. Non va bene. In questo caso, possiamo aiutare la nostra memoria ripetendo ‘Anna’ più volte durante la conversazione che segue. Possiamo anche usare il metodo associativo. Nella lavanderia a gettoni vicino casa, quando ho incontrato per la prima volta la responsabile, lei ha detto: «Sono Martina. Fa rima con mattina», e non ho mai dimenticato il suo nome.

Mantieni una distanza appropriata da Anna. Nessuno vuole un estraneo troppo vicino: resta almeno ad un braccio di distanza.

Mantieni il contatto visivo. Se guardi il pavimento o in lontananza mentre parli, stai mostrando disinteresse. Concentrati su su di lei.

D’altra parte, evita di fissare. Un mio conoscente allunga il collo e mi fissa direttamente negli occhi per tutta la conversazione. Mi sento come se fossimo in una di quelle gare di ‘vediamo chi chiude gli occhi per primo’ che facevamo da bambini.

Fai domande. Se scopri che Anna è cresciuta a Padova, ma ora risiede a Milano, hai appena ricevuto un assist perfetto per farle qualche domanda. Com’è Padova? Com’è stato crescere lì? Il passaggio a Milano è stato difficile?

Allo stesso tempo evita di interrogarla. Invece di fare domande su domande, aggiungi qualcosa di tuo alla discussione.

ASCOLTA. Questa parola merita le maiuscole perché l’ascolto è una parte vitale di una buona conversazione. Apprezziamo sempre le persone che possiedono questa capacità, che ci ascoltano veramente. E non ascoltare solo con le orecchie. Le nostre espressioni facciali e il linguaggio del corpo fanno capire se siamo concentrati su ciò che Anna sta dicendo, o meno.

A parte il primo consiglio, questi strumenti miglioreranno qualsiasi conversazione: una chiacchierata con un amico in veranda, una discussione di lavoro con i colleghi e persino una conversazione con i familiari.

Come osservano Shepherd e Hogan: «La conversazione civile, come qualsiasi arte, ti collega al meglio che c’è nelle altre persone, e in te stesso».



Articolo in inglese: Be an Icebreaker, Not an Icemaker

 
 
 

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