L’India si solleva contro il regime cinese dopo l’epidemia e gli scontri al confine

Di Venus Upadhayaya

La morte di venti soldati indiani durante uno scontro con le truppe dell’esercito cinese nella regione di confine del Ladakh, ha intensificato il sentimento anti-Cina, già infiammato dalla pandemia causata dal virus del Pcc (Partito Comunista Cinese).

Brig Rumel Dahiya, un veterano che ha lavorato per lo Stato Maggiore delle forze armate indiane, ha dichiarato: «Hanno reso l’India un loro nemico permanente. Ci vorranno almeno due generazioni prima che la Cina ottenga una risposta amichevole da parte nostra».

Durante l’intervista con Epoch Times, il signor Dahiya ha dichiarato che la Cina può scordarsi qualsiasi tipo di sostegno da parte dell’India nei forum internazionali, in particolare quelli sui diritti umani. Inoltre l’India cambierà la sua politica sulle importazioni e prenderà misure per controllare gli investimenti cinesi nelle startup indiane, nel settore immobiliare indiano, e per supervisionare l’acquisto delle azioni delle società quotate nella borsa indiana.

Dahiya, che è stato vice direttore generale dell’Istituto per gli studi e le analisi sulla difesa, un think tank finanziato dal governo, specifica che «per sicurezza verranno chiusi alcuni settori, alla Cina. […] Gli sforzi saranno volti a diversificare e ridurre sistematicamente le importazioni dalla Cina».

Durante una manifestazione, attivisti indiani e tibetani che vivono in esilio gridano slogan contro il regime cinese, Siliguri il 20 giugno 2020. (Dipendu DuttaAFPGetty Images)

Il governo indiano indispettito dalle aziende cinesi, compresa la Banca centrale cinese, che hanno fatto shopping nelle Borse indiane mentre il virus si diffondeva, hanno deciso ad aprile di rimuovere le richieste di acquisto estere da parte dei ‘vicini’ dalla lista di approvazione automatica. Dahiya ha anche specificato che l’espressione ‘vicini’ «significa semplicemente la Cina».

Il giorno dopo l’incidente nella zona della Valle di Galwan – uno scontro di confine tra le forze militari cinesi e indiane – il ministero indiano delle telecomunicazioni ha richiesto alla sua azienda statale di telecomunicazioni, Bsnl, di riformulare il suo piano di aggiornamento della rete 4G, escludendo le aziende di telecomunicazioni cinesi. Ha inoltre consigliato alle società di telecomunicazioni private di non acquistare attrezzature da aziende cinesi.

Il boicottaggio dei prodotti cinesi

Per quanto riguarda importazione di pneumatici dalla Tailandia e dalla Cina, Dahiya e certo che le cose cambieranno: «I pneumatici tailandesi saranno consentiti, ma non verrà data alcuna licenza alla Cina».

Tra le molte richieste di boicottaggio dei prodotti cinesi in India, un’iniziativa popolare è partita durante lo stallo nella regione del Ladakh quando il virus si stava diffondendo, per poi acquistare nuova forza dopo il disastroso scontro a fuoco lungo la frontiera.

Tutto è iniziato quando il riformatore indiano dell’educazione Sonam Wangchuk ha inneggiato al boicottaggio della CIna, con slogan come «Boicottare la Cina», «Boicottare il Made in China» e «Ovunque ma non in Cina». Ispirato da Wangchuck, che è stato anche il sogetto del film di film di Bollywood «Three Idiots», il sedicenne Chirag Bhansali ha creato una piattaforma online per fornire agli indiani, in particolare ai suoi compagni di scuola, alternative locali a varie applicazioni e prodotti cinesi.

Bhansali, studente e programmatore, ha impiegato dieci giorni per lanciare la sua piattaforma il 12 giugno, alcuni giorni prima dello scontro di Gilwan. Al telefono con Epoch Times, dalla città indiana di Noida, il ragazzo ha spiegato che «voleva sostenere il sentimento nazionalista» e l’appello di Wangchuk, che ha chiesto agli indiani di non usare le app cinesi, note anche per i loro problemi di sicurezza.

La sua piattaforma, chiamata «Swadeshi Tech», include liste di applicazioni indiane e alternative indiane ai computer portatili, televisori, telefoni cellulari, dispositivi audio, macchine fotografiche e condizionatori d’aria cinesi; in una decina di giorni ha attirato più di 55 mila visitatori, nonché l’approvazione di Wangchuk.

Durante una protesta contro la Cina, gli attivisti del partito al potere, il Bjp, espongono i loro manifesti, Siliguri il 17 giugno 2020. (Dipendu Dutta/AFP/Getty Images)

Prasanth A.K., un architetto cinquantaseienne della città di Calicut, nel sud dell’India, al telefono con Epoch Times ha spiegato che c’è un intenso sentimento contro la Cina nella comunità imprenditoriale di tutta l’India, e che si sta promuovendo la produzione locale, perché è l’unico modo per favorire un boicottaggio dei prodotti cinesi che può avvenire solo se l’India raggiunge una «economia di qualità» in tutti i settori. In India, la «percezione del valore» sta cambiando, e la gente sta lentamente superando il richiamo dei prodotti «cinesi a basso costo. Camminare sui nostri piedi è l’emozione principale pan-India. [Prima] Il mondo era riluttante a mettersi contro la Cina, ma ora molte Nazioni stanno cercando di rendersi autosufficienti».

Durante una manifestazione a Nuova Delhi alcuni manifestanti si apprestano a bruciare dei prodotti cinesi, ed esortano i concittadini a boicottare le merci cinesi, 18 giugno 2020. (Prakash SinghAFPGetty Images)

L’India contro il regime comunista cinese

Il veterano Dahiya ha specificato che il governo indiano è consapevole che ciò che è successo sulle alture di Galwan non poteva accadere senza il consenso del regime comunista di Pechino e che l’incidente ha mostrato ancora più chiaramente la natura della Cina comunista all’opinione pubblica indiana: «Sappiamo anche che c’è una struttura di comando parallela ad ogni livello: un professionista e un esponente del Partito a tutti i livelli di comando. Il Cmc [Commissione militare centrale del Pcc] esercita un grande potere e controlla l’esercito».

L’amministrazione indiana sa che «quel Partito è pericoloso…, anche negli anni cinquanta, sessanta e settanta, sapevamo che il sistema cinese era diverso, che il sistema cinese non era buono». Ma se in passato il concetto di allineamento con la Cina faceva parte dell’«immaginario liberale», d’ora in poi sarà diverso. «[ora] Sappiamo che è diverso da noi e non si preoccupa quasi mai delle persone. Sappiamo anche che in ogni attività economica sono presenti anche questi alti dirigenti del Partito».

 

Articolo in inglese: India Turning Against Chinese Regime Amid CCP Virus Outbreak, Border Dispute

 
 
 

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