Gli interessi della Cina in Kazakistan

Di Antonio Graceffo

Poiché il Kazakistan è stato scosso da violente proteste, la Cina è preoccupata per i suoi investimenti nel Paese, mentre gli Stati Uniti sono preoccupati per gli asset nucleari cinesi.

Il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev ha ordinato ai militari e alla polizia di «sparare senza preavviso» per sedare le proteste anti-governative, iniziate il 2 gennaio a seguito del raddoppio del costo del gas di petrolio liquefatto (Gpl). Tokayev ha affermato che «20.000 banditi» hanno attaccato Almaty, la città più grande del Paese, e ha attribuito le proteste a «terroristi» addestrati all’estero.

Ma con l’aumentare delle proteste, l’elenco delle rimostranze si è ampliato per includere la disuguaglianza e l’autoritarismo. Al 9 gennaio, circa 5.800 persone erano state arrestate e oltre 160 erano state uccise, inclusi due bambini.

Il Kazakistan è membro dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (Csto), che comprende Russia, Bielorussia, Tagikistan, Kirghizistan e Armenia. Su richiesta di Tokayev, 2.500 soldati del Csto sono stati inviati nel Paese e il presidente ha autorizzato il fuoco sui manifestanti per sedare i disordini.

La Bbc ha riferito che Tokayev ha respinto le richieste di colloqui con i manifestanti come «senza senso». Mentre ha precisato in un discorso televisivo: «Dobbiamo distruggerli, questo sarà fatto presto».

Il leader cinese Xi Jinping ha espresso il suo sostegno al Kazakistan, accusando e condannando le forze straniere per aver minato la pace e la stabilità del Paese. Pechino è molto probabilmente preoccupata per la sicurezza degli investimenti cinesi nel Paese e che le violenze possano raggiungere lo Xinjiang.

Ad ogni modo, non è ancora chiaro quali siano le vere cause dei disordini. Pan Guang, direttore dello Shanghai Cooperation Organization Studies Center presso l’Accademia delle scienze sociali di Shanghai, ha affermato che sono stati il terrorismo, il separatismo e l’estremismo religioso (soprannominati i «tre mali» da Pechino) ad incitare le proteste, secondo il sito di notizie cinese Guancha.cn.

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) usa la sua narrazione sui «tre mali» come scusa per giustificare le sue politiche repressive e gli abusi nello Xinjiang, che sia l’amministrazione Trump che quella Biden hanno definito come un vero e proprio genocidio.

Negli ultimi due decenni, la Cina ha costruito le sue relazioni con il Kazakistan, erodendo il ruolo di primo piano che la Russia ha storicamente svolto nella regione. Il Kazakistan è membro della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e della Belt and Road Initiative (Bri, nota in Italia come Nuova Via della Seta). La Cina è il secondo partner commerciale del Kazakistan, con il commercio bilaterale che ha raggiunto i 22,94 miliardi di dollari nel novembre 2021. Pechino ha investito 17 miliardi in Kazakistan, inclusa una partecipazione dell’8,3% nel giacimento petrolifero Kashagan del Paese.

Entro il prossimo anno dovrebbero essere completati 56 progetti sostenuti dalla Cina, per un valore totale di 24,5 miliardi di dollari. La Cina ottiene circa il 20 per cento del suo gas naturale dal Kazakistan. Durante i disordini, una delle maggiori preoccupazioni del Pcc era che gli oleodotti potessero essere attaccati. Ma il giornale statale Global Times ha rassicurato i cinesi che gli oleodotti erano sicuri, perché sono lontani dalle città in cui si sono verificati i disordini.

L’energia nucleare è un’altra area in cui i due Paesi stanno cooperando e che diventerà più cruciale nel prossimo futuro. La Cina è impegnata in un massiccio programma di costruzione di centrali nucleari, progettato per quadruplicare la produzione di energia nucleare del Paese nei prossimi 15 anni. Il China General Nuclear Power Group (Cgnpc), di proprietà statale, ha collaborato con il più grande fornitore di uranio al mondo, Kazatomprom (l’agenzia atomica nazionale del Kazakistan), per costruire l’impianto di produzione di combustibile nucleare di Ulba, del quale il Pcc assumerà la proprietà per il 49%.

Sebbene il Pcc dichiari di sostenere il Kazakistan «costruendo una comunità ancora più stretta con un futuro condiviso» che si basa su «vicinato e cooperazione vantaggiosa per tutti», è in realtà discutibile quanto il Kazakistan stia traendo vantaggio dalla relazione.

Il Kazakistan ha un enorme deficit commerciale con la Cina, che sta crescendo. Inoltre, la politica cinese «zero-Covid» ha tenuto chiuso il confine, con un impatto negativo sulle esportazioni del Kazakistan. Nei primi 10 mesi del 2021, le esportazioni di cibo in Cina sono diminuite del 78%. Al momento, 12 mila automotrici sono bloccate al confine. La chiusura del confine sembra contraria alla Nuova Via della Seta, che aveva lo scopo di promuovere il commercio tra i suoi membri e la Cina. Inoltre, con l’aumento dei salari in Cina, il Kazakistan sperava in un ritorno del settore manifatturiero nel Paese. Ma finora, questo non è accaduto in modo significativo.

Un ulteriore problema è l’aumento del consumo di elettricità della Cina. I miner cinesi di Bitcoin hanno attraversato il confine, utilizzando così tanta elettricità che il Kazakistan ha dovuto chiedere aiuto alla Russia, esacerbando così le tensioni con il suo vicino più grande.

Al contempo il governo kazako ha sempre mantenuto stretti legami con gli Stati Uniti, che considera un contrappeso all’influenza russa. Negli ultimi 30 anni, le aziende americane hanno investito 38 miliardi di dollari nel Paese, molto di più della Cina.

Le compagnie petrolifere statunitensi, ExxonMobil e Chevron, hanno operazioni multimiliardarie che sono state interrotte dalle recenti violenze. La Chevron, che possiede il 50 per cento del giacimento di Tengiz, ha dovuto tagliare la produzione perché alcuni lavoratori petroliferi si erano radunati a sostegno delle proteste .

Nel 2020, gli Stati Uniti hanno acquistato il 22% del loro uranio dal Kazakistan. L’America è preoccupata di dover competere per l’uranio più costoso sui mercati globali, poiché la Cina sta attualmente acquistando una quantità di uranio sufficiente per far aumentare i prezzi a livello globale.

Il programma nucleare cinese nella regione, e in patria, è una preoccupazione per gli Stati Uniti. Parallelamente al suo programma nucleare civile, il Pcc ha intensificato il suo programma di armi nucleari, fissando l’obiettivo di produrre 700 testate nucleari entro il 2027 e 1.000 entro il 2030.

Tuttavia, Washington vuole contenere l’espansione nucleare di Pechino per evitare una corsa agli armamenti nucleari. Anche per questo Cgnpc, la società cinese che ha investito nell’energia atomica kazaka, è stata sottoposta alle sanzioni statunitensi per il suo legame con l’esercito cinese.

 

Antonio Graceffo, Ph.D., ha trascorso oltre 20 anni in Asia. Si è laureato all’Università dello Sport di Shanghai e ha conseguito un China-Mba presso l’Università Jiaotong di Shanghai. Antonio lavora come professore di economia e analista economico cinese, scrivendo per vari media internazionali. Alcuni dei suoi libri sulla Cina includono «Beyond the Belt and Road: China’s Global Economic Expansion» e «A Short Course on the Chinese Economy».

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese:China’s Interests in Kazakhstan

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