Jordan Peterson: virtù, fiducia in sé stessi e responsabilità morale

Di Ryan Moffatt

Jordan Peterson occupa un posto unico nell’attuale panorama culturale internazionale. Residente nella piccola città dell’Alberta dove è cresciuto, il professore di psicologia clinica dell’Università di Toronto è stato elevato allo status di intellettuale pubblico più importante del Canada.

Se per alcuni è una figura quasi mitica, per altri è un intoccabile. Per coloro che adorano l’altare dell’ideologia woke, Peterson rappresenta una minaccia esistenziale. Quando la Random House alcuni anni fa ha annunciato che avrebbe pubblicato l’ultimo libro di Peterson, ‘12 regole per la vita . Un antidoto al caos’, ha dovuto affrontare l’indignazione di diversi membri del proprio staff.

Naturalmente non è stata una novità per Peterson. Da quando è arrivato alla ribalta con una serie di video su YouTube che esponevano le problematiche legate al Bill C-16, la legislazione del governo canadese sui diritti di identità di genere, è diventato un parafulmine per le critiche.

Ma Peterson ha dimostrato di essere una forza da tenere in considerazione: ha fatto il tutto esaurito nelle sale conferenze di tutto il mondo, e lungo la strada ha smantellato con calma le argomentazioni di molti giornalisti presuntuosi. Si è impegnato in un robusto dibattito con artisti del calibro del conduttore di podcast liberale americano Sam Harris e del filosofo sloveno Slavoj Zizek, mentre lanciava l’allarme sull’influenza del pensiero marxista nei campus e nelle aziende.

L’anno scorso, la sua ascesa fulminea è stata temporaneamente fermata da una devastante discesa nella dipendenza da farmaci da prescrizione, con conseguenti malattia e depressione. Con la stessa rapidità con cui è salito alla ribalta è scomparso dagli occhi del pubblico, lasciando un vuoto notevole nella sfera conservatrice. Ma ora è tornato, e sembra in ripresa: ha pubblicato il suo nuovo libro a marzo (‘Beyond Order: 12 More Rules for Life’) ed è tornato a cimentarsi pubblicamente in interviste e podcast.

Filosofia dell’azione

Le idee di Peterson sono allo stesso tempo dirette e complesse. A sottolineare i profondi pensieri filosofici e psicologici ci sono idee pratiche e fattibili come la sua esortazione a “pulire la tua stanza”, un detto che gli ha fatto guadagnare lo status di meme. È una proposta semplice che è difficile da realizzare, come può testimoniare chiunque abbia seriamente tentato di mettere ordine nella propria vita. Peterson prescrive nobiltà e umiltà in questo sforzo elementare, contrapponendolo a coloro che si agitano per cambiare le istituzioni fondamentali della società occidentale mentre sono incapaci di mettere in ordine la propria vita.

L’ultimo libro Beyond Order: 12 More Rules for Life (non ancora tradotto in Italia) contiene simili capitoli di saggezza pratica, con titoli come «Immaginate chi potreste essere e poi mirate solo a quello», «Notate che l’opportunità si nasconde dove si è abdicato alla responsabilità» e «Cercate di rendere una stanza della vostra casa la più bella possibile».

Lungi dall’essere banali, questi principi richiedono un alto grado di consapevolezza di sé. Richiedono grinta, perseveranza e sacrificio difficilmente esercitati nella nostra moderna epoca di comodità. Ma adottarli per scelta e non per necessità può differenziarci da coloro che cercano di sottrarsi alla responsabilità personale e sociale.

Il prerequisito di questa nobile ambizione è che si deve avere una vita sufficientemente integra, in modo da essere un pilastro forte e resistente in grado di sostenere le difficoltà che inevitabilmente arriveranno.

Invece di promuovere l’ottimismo incondizionato, Peterson raccomanda di abbracciare l’intero peso della realtà, anche quando essa va contro i propri piani. Nei tipici libri di auto-aiuto, sarebbe difficile trovare un suggerimento simile a quello che si trova nel suo libro del 2018 ‘12 regole per la vita: un antidoto al caos’:

«È necessario essere forti di fronte alla morte, perché la morte è intrinseca alla vita. È per questo motivo che dico ai miei studenti: puntate ad essere la persona su cui tutti possono contare al funerale di vostro padre, nel loro dolore e nella loro miseria. C’è un’ambizione degna e nobile: la forza di fronte alle avversità».

Affermare la mascolinità

Il pubblico di Peterson è in gran parte maschile, almeno a giudicare dalla partecipazione alle sue conferenze e dalla demografia del suo pubblico di YouTube. Questo è stato un punto di critica per alcuni, che la additano come prova che sta in qualche modo fortificando il patriarcato. Ma questa è la lente sbagliata con cui vedere il fenomeno Peterson.

Chiunque si sia preso il tempo di leggere il suo lavoro o di ascoltare le sue conferenze avrebbe difficoltà a trovare qualcosa di misogino.

Il nocciolo del suo messaggio potrebbe essere riassunto nel sentimento che il significato è più appagante e meno fugace della felicità, e che l’adozione della massima responsabilità è il mezzo più grande per realizzare il proprio potenziale spirituale e psicologico.

Il motivo per cui questo messaggio, apparentemente ovvio, ha risuonato così profondamente è perché è estremamente necessario nell’era moderna, ma raramente viene articolato in modo esaustivo. Va contro l’attuale ossessione per le politiche identitarie e il relativismo morale, che, a ben guardare, sono in contrasto con le virtù della fiducia in se stessi e della responsabilità morale.

L’attuale approccio alla vita, neutrale dal punto di vista dei valori e basato sul “segui la tua beatitudine”, non porta alla vera realizzazione dei giovani uomini, che sono stati invece educati [da un certo tipo di ideologia, ndt.] a credere che i loro tratti maschili essenziali siano intrinsecamente tossici. Promuovendo la mascolinità come una virtù invece di un vizio, Peterson ha trovato un pubblico affamato di incoraggiamento e rassicurazione, un pubblico bisognoso di nobilitarsi sapendo che è possibile raffinare quelle stesse caratteristiche (ora denigrate) in una forza per il bene del mondo.

 

Ryan Moffatt è un giornalista che vive a Vancouver.

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

 

Articolo in inglese   On Jordan Peterson and Filling the Void

 
 
 

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