Jordan Peterson: una vita di senso e responsabilità, questo l’antidoto al caos

Di Dan Sanchez

Qualche settimana fa il famoso psicologo Jordan Peterson (autore del best seller 12 Regole per la vita: Un antidoto al caos) è riapparso su YouTube per annunciare di essersi ripreso dai suoi problemi di salute e che ricomincerà a pubblicare nuovi contenuti: «Sono vivo e ho dei progetti per il futuro», ha detto.

Era scomparso dalla scena pubblica a metà del 2019, a causa di gravi problemi derivanti da una dipendenza fisica da tranquillanti che gli erano stati prescritti. La sua lotta è stata definita dalla figlia Mikhaila «l’inferno assoluto»

Peterson è anche pronto a condividere ciò che ha imparato dal suo calvario: «Ho imparato alcune cose durante quel periodo difficile, direi. O almeno posso raccontarvi cosa mi ha fatto andare avanti durante quello che è stato certamente il periodo peggiore della mia vita».

Uno sguardo a come Jordan Peterson è fuggito dagli inferi con il suo spirito intatto potrebbe essere una lezione per tutti. Ma prima è necessario conoscere la storia del suo viaggio; la storia è narrata da Peterson insieme con la figlia Mikhaila in un video postato a giugno (vedi sotto).

Discesa agli inferi

La discesa di Peterson è iniziata nell’aprile del 2019, quando a sua moglie Tammy è stato diagnosticato un cancro terminale. In quel momento, Peterson ha sperimentato qualcosa di cui ha ampiamente discusso nei suoi libri e nelle sue conferenze: «il crollo dell’ordine e l’emergere del caos».

Nel suo bestseller 12 Regole per la vita: Un antidoto al caos, Peterson ha descritto l’ordine come «territorio esplorato»: il conosciuto e l’atteso nella nostra vita. «L’ordine», per esempio, «è la stabilità del vostro matrimonio».

In effetti, il matrimonio di Jordan con Tammy è stato una delle principali fonti di ordine e stabilità nella sua vita. Nella sezione dei riconoscimenti del libro 12 Regole, lo psicologo ha scritto che sua moglie Tammy «è stata un pilastro assoluto di onestà, stabilità, sostegno, aiuto pratico, organizzazione e pazienza».

Ma nel periodo che ha dato inizio alla sua tragedia, la notizia delle malattia delle moglie stava per far cadere quel pilastro. In 12 regole aveva scritto:  «Il caos è il nuovo luogo e il nuovo tempo che emerge quando la tragedia colpisce all’improvviso […] È il nuovo e imprevedibile che emerge all’improvviso in mezzo al luogo comune familiare […]È il luogo in cui si finisce quando le cose vanno a rotoli».

E quando le cose cadono a pezzi, può nascere un circolo vizioso dal punto di vista emotivo. Come Peterson aveva scritto nel suo precedente libro Mappe del significato, «Quando il mondo rimane conosciuto e familiare […] le nostre emozioni rimangono sotto controllo. Quando il mondo si trasforma improvvisamente in qualcosa di nuovo, tuttavia, le nostre emozioni sono disordinate».

Di fronte a una notizia così terribile, l’ansia di Peterson è aumentata. In passato aveva già assunto sotto prescrizione benzodiazepine per calmare l’ansia; perciò, dopo la diagnosi della moglie, il medico gli ha aumentato il dosaggio. Tuttavia, questo sembrava solo peggiorare l’ansia: Peterson si è reso presto conto di aver sviluppato una pericolosa dipendenza fisica.

Tammy si è ripresa subito dopo, ma il calvario di Jordan era appena iniziato.

Il suo medico gli ha fatto cercare di smettere cambiando le medicine, ma il suo livello di ansia cresceva invece di diminuire. Ha cercato di smettere con tutto, ma anche questo era insopportabile. La cosa peggiore è stata che aveva sviluppato una condizione chiamata acatisia (sindrome psicomotoria che si manifesta con l’impossibilità di stare fermi, seduti, causa irrequietezza e ansietà). Peterson ha paragonato la sindrome ad un pungolo per il bestiame: si sentiva punzecchiato senza sosta per tutte le ore di veglia. La condizione lo teneva in costante movimento, perché era insopportabile stare sdraiato, seduto o in piedi.

Poi Jordan, insieme alla figlia Mikhaila e a suo marito, ha iniziato una lunga ricerca – prima in Nord America e poi nell’Europa dell’Est – di un medico che lo aiutasse a liberarsi dal benzodiazepine e lo aiutasse a riprendersi dai danni neurologici subiti.

In alcuni momenti Peterson soffriva di delirio, allucinazioni, distorsione del tempo e danni fisici tali da non riuscire a salire al piano di sopra o ad andare a letto: «Non è un’esagerazione, dire che per me le conseguenze dell’astinenza da benzodiazepine sono state peggiori della morte. Sapete, non si vuole dire una cosa del genere con leggerezza, ma ci sono state molte volte, molte volte, in cui sarebbe stato preferibile, per quanto mi riguarda, non essere lì, piuttosto che sperimentare quello che stavo vivendo».

Ci sono buone ragioni per non liquidare il racconto di Peterson come un’esagerazione. Per esempio, un articolo di ricerca del 2017 sull’American Journal of Preventative Medicine ha trovato un collegamento tra le principali malattie fisiche e il rischio di suicidio.

Come ha fatto Peterson a sopportare una sofferenza così acuta? La sua filosofia di vita può aver avuto qualcosa a che fare con questo.

Sulla sofferenza e la sopravvivenza

«La vita è sofferenza», scriveva Peterson in 12 Regole. «Non c’è verità più basilare e inconfutabile. Che cosa si dovrebbe fare al riguardo? La risposta più semplice, più ovvia e più diretta? Perseguire il piacere. Seguite i vostri impulsi. Vivi per il momento».

Ma Peterson rifiuta l’idea che la ricerca della felicità sia il vero scopo della vita, e cita Aleksandr Solzhenitsyn, sopravvissuto e documentatore del sistema dei gulag sovietici, che scrisse che «l’ideologia pietosa» che sostiene che «gli esseri umani sono creati per la felicità» fosse un’ideologia «distrutta dalla prima bastonata di chi ti ha assegnato il lavoro».

Peterson ha sostenuto: «In una crisi, l’inevitabile sofferenza che la vita comporta può rapidamente ridicolizzare l’idea che la felicità sia il giusto perseguimento dell’individuo […] Era necessario un significato più profondo».

In un’intervista a The Guardian ha affermato: «Va benissimo pensare che il senso della vita sia la felicità, ma cosa succede quando si è infelici? La felicità è un grande effetto collaterale. Quando arriva, accettala con gratitudine. Ma è fugace e imprevedibile. Non è qualcosa a cui mirare, perché non è uno scopo. E se la felicità è lo scopo della vita, cosa succede quando si è infelici? Allora sei un fallimento. E forse un fallimento suicida». In un colloquio con il dottor Oz, Peterson ha detto della felicità: «È una barca poco profonda in un oceano molto agitato»

Infatti, come lui stesso ha spiegato, non è stata la felicità a fargli superare la sua crisi di salute: «Il motivo per cui sono sopravvissuto», ha raccontato, «non è stato certo perché mi stavo godendo la vita».

Allora qual era il motivo? Quale scopo della vita è abbastanza forte da resistere alla sofferenza travolgente che può colpire in tempi di crisi e di caos? Quale «significato più profondo» sosterrà lo spirito umano attraverso un lungo e faticoso soggiorno negli inferi: attraverso un attacco di grave malattia o un periodo in un gulag?

Per Peterson e Solzhenitsyn la risposta è «la responsabilità».

Come sostiene Peterson, Solzhenitsyn ha abbracciato una responsabilità radicale, ed è così che è sopravvissuto al gulag con il suo spirito, non solo intatto, ma anche trionfante.

Peterson attribuisce la propria sopravvivenza al suo attaccamento alla famiglia: «La ragione è che avevo una famiglia a cui ero molto legato», e alla sua dedizione al suo lavoro: «Il mio lavoro […] è stato anche estremamente utile perché ho potuto sostenermi producendo e poi raccogliendo pensieri utili, nonostante la mia angoscia […] e la mia mancanza di speranza per il futuro».

Incredibilmente, infatti, è riuscito a continuare a lavorare al suo prossimo libro durante gran parte del suo periodo di crisi di salute: «La responsabilità: questo è ciò che dà senso alla vita, ha spiegato una volta in una conferenza. E, come ha dimostrato nella pratica, una vita di senso è una vita che può resistere a una tempesta di sofferenza.

Ciò che fai ritorna

Peterson attribuisce la sua sopravvivenza anche al sostegno della sua famiglia, che ha descritto come «al di là della chiamata al dovere». Sua figlia e suo genero sono stati particolarmente utili, poiché hanno preso l’iniziativa di cercare e ottenere cure mediche per lui, anche se questa ricerca li ha portati in Russia nel pieno dell’inverno. La figlia Mikhaila, dopo che Jordan, soffocato dall’emozione, l’ha ringraziata per il suo aiuto ha detto: «Beh, non avevo alcuna intenzione di arrendermi!»

Questo è stato particolarmente commovente, dato che Peterson ha dedicato un intero capitolo di 12 Regole al racconto della dolorosissima battaglia di Mikhaila con l’artrite reumatoide giovanile.

La famiglia Peterson aveva fatto di tutto per aiutare Mikhaila, facendo attenzione a non farle perder mai la forza per combattere il senso d’impotenza. E ora la responsabilità che Jordan ha abbracciato molto tempo fa, è tornata indietro a benedirlo: la figlia che ha cresciuto e di cui si è preso cura, si è assunta l’onere di aiutarlo in cambio.

Peterson scrive: «Ho visto mia figlia adolescente, vivere la distruzione dell’anca e della caviglia e sopravvivere a due anni di dolore continuo e intenso ed emergere con lo spirito intatto. Ho visto suo fratello minore sacrificare volontariamente e senza risentimenti molte opportunità di amicizia e di impegno sociale, per stare al suo fianco e al nostro fianco mentre lei soffriva. Con amore, incoraggiamento e carattere intatti, un essere umano può essere resistente oltre ogni immaginazione».

Ammettere gli errori

Uno dei modi in cui Solzhenitsyn ha abbracciato la responsabilità radicale è stato quello di scoprire nella sua anima ogni colpa che lui stesso aveva che aveva contribuito a creare la sua situazione e del suo Paese (sotto la dittatura Comunista dell’Urss).

Peterson ha emulato il suo eroe anche in questo e ha confessato alla figlia: «È abbastanza scioccante per me, in realtà, che non sapessi, nonostante la mia specializzazione professionale, che non avessi idea di quanto potesse essere catastrofico l’uso di benzodiazepine».

Mikhaila ha fatto notare al pubblico che il padre non è uno psichiatra, ma uno psicologo. E gli psicologi consigliano ma non prescrivono medicine. Eppure Peterson si è rifiutato di lasciar correre, dicendo: «È comunque utile tenersi al passo con la letteratura in materia».

Peterson cerca ora anche di riscattare i suoi errori e le sue sofferenze diffondendo la consapevolezza dei pericoli dell’uso delle benzodiazepine. Ha affrontato di petto una critica che alcuni gli hanno rivolto dichiarando: «Qual è il vecchio detto? “Il medico guarisce se stesso”, giusto? Ho scritto un libro di auto-aiuto. Sono uno psicologo. È come dire: “Beh, perché diavolo non me l’aspettavo?” e “Perché non sono stato più prudente?” E penso che queste siano domande ragionevoli…Bene, e poi la domanda successiva è: perché la gente dovrebbe prendere sul serio qualsiasi cosa io dica? E credo che quello che direi io sia: se aspettate di imparare da persone che non commettono errori, o che non fanno entrare la tragedia nella loro vita, passerete molto tempo ad aspettare di imparare qualcosa. E la seconda cosa che direi è che, nelle mie lezioni e nei miei scritti, non ho mai suggerito di essere qualcosa di diverso da una delle persone che hanno bisogno di imparare queste lezioni. Così mi sono incluso nella popolazione di persone che avevano bisogno di un miglioramento morale».

In un’intervista a The Guardian, Peterson ha descritto 12 Regole per la vita come qualcosa di non solo scritto per gli altri: «È un avvertimento anche per me, mi dico infatti che tutti i nodi vengono al pettine e si raccoglie ciò che si è seminato».

Peterson ha prescritto, sia per sé stesso che per il suo pubblico, una vita di senso e responsabilità come antidoto al caos e alla disperazione. Questa prescrizione gli ha salvato la vita. E un giorno potrebbe salvare la vita di qualcun altro. 

Dan Sanchez è il direttore dei contenuti della Foundation for Economic Education (FEE) e il caporedattore capo di FEE.org, che ha pubblicato questo articolo per primo.

Articolo in inglese.  Jordan Peterson’s ‘Antidote to Chaos’ Saved His Own Life

 
 
 

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