La burocrazia minaccia il futuro dell’Europa

Il principe Michael del Liechtenstein è presidente della Industrie-und Finanzkontor Ets, nonché fondatore e presidente del Geopolitical Intelligence Services. Questo articolo è stato pubblicato inizialmente dal Gis Reports Online.

Dopo la Seconda guerra mondiale l’Europa era divisa e in macerie. L’Unione Sovietica controllava l’Europa centrale, mentre quella occidentale si trovava sotto la protezione degli Stati Uniti. Francia e Inghilterra, in quanto alleati, avevano vinto la guerra, ma avevano perso lo status di potenze globali, ed era ormai chiaro che i loro imperi coloniali avessero i giorni contati.

In seguito è avvenuto il cosiddetto ‘miracolo europeo’, dovuto in buona parte al riavvicinamento e alla nuova amicizia tra Francia e Germania, che ha catalizzato il processo di integrazione europeo (la fondazione dell’Unione Europea) e portato alla nascita della Comunità Economica Europea. Il mercato comune si è rivelato un grande successo, e l’Europa è diventata una potenza economica mondiale da non sottovalutare.

Inoltre, con il crollo dell’impero sovietico, l’Unione Europea è diventata ancora più forte grazie all’annessione di nuovi Paesi della regione baltica, dell’Europa Centrale e di quella Meridionale.

L’eccessiva regolamentazione che soffoca l’Europa

Tuttavia, negli ultimi 30 anni il centro dell’economia globale ha iniziato a spostarsi dall’Atlantico al Pacifico. Sebbene i Paesi europei abbiano ancora un vantaggio tecnologico in diversi settori, le loro economie sono state frenate dall’eccessiva regolamentazione, dall’aumento sproporzionato delle politiche sociali e dalle misure protezionistiche, che sono state introdotte con la scusa di proteggere i consumatori e bilanciare la competizione interna ‘armonizzandola’.

L’eccessiva burocrazia dell’Unione Europea, e lo sconcertante debito pubblico, rischiano di strangolare l’economia di mercato, mettere fine alla prosperità, minare il diritto alla proprietà privata e condurre al collasso dell’insostenibile sistema di sicurezza sociale.

Oltre a mettere a repentaglio la propria sicurezza finanziaria, le potenze europee hanno trascurato la difesa militare, in parte a causa della loro arroganza morale. Hanno dimenticato che la forza militare può essere un fattore importante nella competitività globale. Come risultato, in materia di sicurezza, l’Europa è rimasta un protettorato americano, o nel migliore dei casi un ‘fratellino minore’ degli Stati Uniti.

L’Europa e gli Usa hanno bisogno di andare d’accordo

Per rimanere competitiva a livello mondiale, l’Europa, sebbene geograficamente faccia parte dell’Eurasia, ha bisogno di collaborare strettamente con gli Stati Uniti. Per questo un’Europa forte, prospera e sobriamente sicura di sé, avvantaggerebbe anche gli Usa. Da un punto di vista geopolitico, per un’Europa più forte sarebbe più facile migliorare le relazioni con l’Oriente, in particolare con la Russia.

Ma stranamente è stata necessaria la ‘diplomazia diretta’ di Donald Trump per far suonare il campanello d’allarme. Solo recentemente il presidente francese Emmanuel Marcon, il ministro dell’economia tedesco Olaf Scholz, e il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, hanno dichiarato che l’Europa ha bisogno di diventare più forte. Sfortunatamente le loro parole sono suonate più come provocazioni nei confronti di Washington che come delle dichiarazioni sincere: infatti i Paesi europei non hanno ancora preso alcun provvedimento specifico.
L’appello di Macron per rendere più autosufficiente l’apparato militare, e il sostegno di Scholz nei confronti di eventuali fusioni per migliorare l’efficienza della produzione e dell’approvvigionamento della tecnologia militare, sembrano sensati. Non resta che attenderne l’implementazione, tenendo però conto che pochi anni fa il progetto di fusione tra i dipartimenti militari di Airbus e Bae Systems è stato bloccato proprio dai governi europei.

Maas sta promuovendo invece lo sviluppo di un sistema europeo di gestione finanziaria indipendente dalla Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali. La concorrenza in questo settore porterebbe sicuramente dei vantaggi. Tuttavia, il ragionamento di Maas è viziato, poiché il suo punto di partenza non è l’efficienza economica, ma il desiderio di liberarsi dagli Stati Uniti.

I politici europei sono giustamente preoccupati che il vecchio continente rimanga indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina per quanto riguarda la tecnologia digitale e l’intelligenza artificiale. Tuttavia, la soluzione non è aumentare i programmi governativi, ma lasciare che le forze di mercato possano agire liberamente. L’ostacolo è proprio l’eccessiva regolamentazione europea.

Sarebbe una buona cosa se Berlino e Parigi si impegnassero insieme per promuovere gli interessi europei. Tuttavia, se questa cooperazione fosse fondata sull’antagonismo nei confronti degli Stati Uniti e producesse un ulteriore aumento dello statalismo, i risultati sarebbero disastrosi.

 

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la visione di Epoch Times.

Articolo in inglese: Bureaucracies, Debt Threaten Europe’s Future

 

 
 
 

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