La Cina ha corrotto la Fed

Un nuovo rapporto del Congresso statunitense (pdf) rivela che i funzionari della Federal Reserve hanno ottenuto denaro e posizioni dalla Cina nell’ambito di programmi che miravano a «trasferimenti dannosi, non divulgati e illegali, di informazioni che cercano di minare gli Stati Uniti».

Il rapporto di 40 pagine del Senato, basato in parte su un’indagine interna del Federal Reserve System statunitense (la Fed), mostra che Pechino ha cercato per oltre un decennio di sviluppare una rete di spionaggio, rubare informazioni economiche riservate e «ottenere influenza» all’interno della Fed.

La Fed non ha fatto nulla

L’Fbi ha fornito alla Fed un elenco di misure di controspionaggio necessarie; ma piuttosto che prenderle sul serio, secondo il rapporto, il presidente della Fed Jerome Powell ha messo in dubbio e selezionato a suo piacere le raccomandazioni dell’Fbi. La stessa Fed ha dimostrato incompetenza perdendo alcuni dei materiali su cui si basava l’indagine.

Powell non ha risposto in tempo utile a una richiesta di commento.

Secondo il rapporto del Senato, un economista della Fed è stato arrestato quattro volte durante una visita in Cina nel 2019. Dei funzionari cinesi lo hanno portato in una stanza d’albergo in modo «spaventoso» , ha detto. Lo hanno accusato di crimini contro la Cina, hanno minacciato di imprigionarlo e di fare del male alla sua famiglia, e hanno detto di aver monitorato il suo telefono per ottenere informazioni, comprese delle informazioni sul suo divorzio. Volevano che dicesse «cose positive sulla Cina» negli Stati Uniti, fornisse informazioni economiche riservate e assicurasse il suo silenzio sulla relazione.

Secondo il rapporto, dal 2013 i ‘programmi di reclutamento di talenti’ cinesi hanno cercato informazioni privilegiate sul punto di vista della Fed sull’economia e sui suoi imminenti cambiamenti politici, inclusi dazi e tassi di interesse. In cambio, al personale senior della Fed è stato offerto fino a 1 milione di yuan (circa 150 mila euro al tasso di cambio odierno), viaggi gratuiti, riconoscimenti e spese di ricerca per svolgere il ruolo di ‘esperti’, coautori e professori presso istituti di ricerca cinesi e università.

Le spie se ne devono andare

In una comunicazione del 2010 del programma per i talenti cinese a un professore statunitense ed economista della Fed, si è discusso della necessità di «economisti cinesi di alto livello» per «servizi part-time in Cina che pagano uno stipendio alto». L’economista della Fed ha fatto domanda per il programma Mille Talenti della Cina, ha ottenuto una posizione in un’università cinese, e ha avviato una collaborazione alla ricerca con la Banca Popolare Cinese, nella quale ha incluso la condivisione del codice informatico della Fed utilizzato per la previsione economica.

Il rapporto afferma che un altro dipendente della Federal Reserve è stato rimosso dalla sua posizione «in gran parte a causa della sua assistenza nel tentativo di accedere a informazioni riservate presso una banca della Federal Reserve per un media cinese (China Global Television Network) designato dagli Stati Uniti come agente estero».

Nel rapporto è presente anche una lettera di un altro dipendente, che è stato incentivato con un possibile pagamento di 150 mila dollari. In cambio ha fornito informazioni riservate sulle opinioni private di un presidente della Fed riguardo agli aumenti dei tassi d’interesse, che sono in pratica la cosa più importante e con le conseguenze più ampie di cui si occupa la Fed.

L’Università Fudan di Shanghai ha offerto a un altro economista della Fed un contratto di tre anni, a partire dal 2018, con uno stipendio annuo e fondi per la ricerca di circa 45 mila euro (in yuan cinesi), per trascorrere solo quattro settimane all’anno in un campus in Cina e ospitare docenti cinesi e studenti della Fed negli Stati Uniti. In più erano previsti anche dei bonus fino a 15 mila euro per articolo scritto come co-autore insieme a un membro della facoltà dell’istituto. Questo stipendio è stato presumibilmente pagato in aggiunta allo stipendio a tempo pieno del funzionario della Fed.

Questi esempi fanno tutti parte della più ampia campagna di Pechino per costruire un ‘P-Network’ – come viene chiamata nell’indagine – di informatori all’interno della Fed che rispondono a Pechino. Nonostante i numerosi casi di rivelazioni e collaborazioni inappropriate con il regime di Pechino, tutte le 13 persone tranne una mantengono l’accesso a informazioni riservate della Fed, secondo il rapporto.

Portman

Il senatore Rob Portman(R-Ohio) sta capitanando una serie di iniziative volte a fare in modo che la Fed cambi il suo modo di agire e ha già avuto successo nel convincere la banca a vietare i pagamenti ai suoi funzionari da Paesi stranieri come la Cina.

La Fed è stata fondata nel 1913, quindi questa misura è in ritardo di oltre un secolo.

E deve essere fatto molto di più. I funzionari che hanno, in qualsiasi momento, ottenuto denaro dalla Cina, dalla Russia o da qualsiasi altra nazione avversaria dovrebbero essere rimossi per la loro grave mancanza di giudizio.

Passi simili dovrebbero essere intrapresi non solo da altre agenzie federali e statali negli Stati Uniti, ma anche dalle più importanti aziende e istituzioni accademiche.

Nel 2020, Portman ha sponsorizzato un disegno di legge, insieme ai democratici del Senato, chiamato Safeguarding American Innovation Act (Saia), per aiutare a proteggere la ricerca americana e la proprietà intellettuale dalle spie del Partito Comunista Cinese (Pcc). Il Saia è passato al Senato a giugno 2021.

L’attuale Camera controllata dai democratici ha però impedito al Saia di divenire legislazione.

La legge dovrebbe essere reintrodotta e approvata immediatamente, altrimenti il ​​futuro furto di proprietà intellettuale da parte di Pechino sarà colpa dei Democratici oltre che del Pcc.

L’America sta sanguinando. Il Congresso deve agire ora.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

L’autore dell’articolo, Anders Corr, ha conseguito una laurea/master in scienze politiche presso la Yale University (2001) e un dottorato in governance presso la Harvard University (2008). È preside di Corr Analytics Inc., editore del Journal of Political Risk, e ha condotto ricerche approfondite in Nord America, Europa e Asia. È autore di «The Concentration of Power» (in uscita nel 2021) e «No Trespassing» e ha curato «Great Powers, Grand Strategies».

Articolo in inglese: China Compromised the Fed

 
 
 

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