La Cina persegue armi per il «controllo del cervello»

Di Eva Fu

Lanciare assalti sul campo di battaglia con un semplice pensiero. Migliorare il cervello umano per creare «super guerrieri». Distruggere le menti dei nemici per farli sottomettere al comando del manipolatore.

Un tempo si credeva che queste cose esistessero solo nei film di fantascienza, ma le armi cerebrali vengono discusse da militari e funzionari cinesi ormai da anni. E Pechino spende miliardi ogni anno in ambiti delle neuroscienze che potrebbero avvicinare questi scenari sempre più alla realtà.

«Lo studio sulla scienza del cervello è nato da una visione di come si sarebbe evoluta la guerra futura», ha scritto in un articolo nel 2017 Li Peng, ricercatore medico presso una filiale dell’Accademia statale cinese di scienze mediche militari (Amms). Questo campo di ricerca ha «una caratteristica militare estremamente forte» ed è cruciale per assicurare «un’altura strategica» per ogni Paese.

Li non è il solo a sottolineare l’urgenza di militarizzare la scienza del cervello. A marzo, un giornale gestito dall’esercito cinese ha descritto l’intelligenza artificiale (Ai) basata su cloud «che integra uomo e macchina» come la chiave per vincere le guerre. Con l’accelerazione dell’«intelligentation» delle forze armate, ha avvertito, la Cina ha bisogno di ottenere rapidamente una solida base in questa tecnologia e qualsiasi ritardo «potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili».

Vantaggio «qualitativo»

Secondo documenti di ricerca e articoli sui giornali militari, i funzionari militari cinesi vedono quattro aree in cui le innovazioni nella scienza del cervello potrebbero essere utilizzate come arma. L’«emulazione del cervello» si riferisce allo sviluppo di robot ad alta intelligenza che funzionino come gli umani. Il «controllo del cervello» è l’integrazione degli esseri umani con le macchine in uno, per consentire ai soldati di svolgere compiti normalmente impossibili. Il «super-cervello» implica l’uso di radiazioni elettromagnetiche, come onde infra-soniche o ultrasuoni, per stimolare il cervello umano e attivare il potenziale latente del cervello. La quarta area, chiamata «controllo del cervello», riguarda l’applicazione di tecnologie avanzate per interferire e manipolare il modo in cui le persone pensano.

Il robot umanoide «Jia Jia», creato da un team di ingegneri dell’Università della Scienza e della Tecnologia della Cina, a una presentazione in una conferenza a Shanghai il 9 gennaio 2017. Jia Jia può tenere una semplice conversazione e fare espressioni facciali specifiche quando richiesto, e il suo creatore crede che il robot stranamente realistico preannunci un futuro in cui i cyborg potranno lavorare in Cina. (Johannes Eisele/Afp via Getty Images)

In un articolo del 2018, due docenti della Army Medical University, affiliata all’esercito, hanno discusso del loro progetto finanziato dallo Stato per la ricerca di una biotecnologia soprannominata «psico-virus». Applicata in campo militare, una tale arma psicologica potrebbe aiutare a sviluppare «super guerrieri» che sono «leali, coraggiosi e strategici»; nelle guerre, lo psicovirus potrebbe «manipolare la coscienza dei nemici, schiacciare la loro volontà e interferire con le loro emozioni per farli sottomettere alla volontà della nostra parte», affermano gli autori.

Gli scienziati del cervello possono anche aiutare nel recupero dei soldati portatori di handicap ed elevare sistematicamente la protezione della salute del personale militare, secondo un articolo del 2019 sul Quotidiano del Pla, il giornale ufficiale dell’esercito cinese, noto come Esercito di Liberazione del Popolo (Pla).

Il Partito Comunista Cinese si è dedicato per anni ad «acquisire il vantaggio nella corsa agli armamenti biotecnologici», ma l’evoluzione delle tecnologie di frontiera ha portato ulteriore urgenza, secondo Sam Kessler, consulente geopolitico presso North Star Support Group, una società multinazionale di gestione del rischio.

L’«improbabile tecnologia futuristica che era stata sognata in passato è ora diventata improvvisamente più realistica», ha scritto in una nota a Epoch Times. «Questo crea poco margine di errore in quanto una potenziale perdita di dominio di tale tecnologia potrebbe potenzialmente portare all’indebolimento delle barriere strategiche se lasciata incontrollata».

Preoccupati per le attività cinesi nel campo della biotecnologia, a dicembre gli Stati Uniti hanno inserito nella lista nera l’Amms cinese – il principale istituto di ricerca medica del Paese gestito dall’esercito cinese – e i suoi 11 istituti di ricerca biotecnologici affiliati, accusandoli di sviluppare «presunte armi per il controllo del cervello» per favorire l’esercito militare cinese.

Il regime cinese non ha commentato questo aspetto della lista nera degli Stati Uniti. Non è stato possibile raggiungere l’Amms per un commento e il ministero della Difesa nazionale cinese non ha risposto a una richiesta di commento da parte di Epoch Times.

Settimane prima, l’Ufficio per l’Industria e la Sicurezza del Dipartimento del Commercio ha sollecitato commenti pubblici su una proposta di norma per vietare l’esportazione della tecnologia dell’interfaccia cervello-computer (Bci), un campo emergente che cerca di consentire agli esseri umani di comunicare direttamente con un dispositivo esterno con solo i loro pensieri.

Tale tecnologia fornirebbe un «vantaggio militare o di intelligence qualitativo» per gli avversari degli Stati Uniti, ad esempio «migliorando le capacità dei soldati umani, inclusa la collaborazione per un migliore processo decisionale, operazioni assistite uomo-macchina e operazioni militari avanzate con e senza equipaggio», ha spiegato il Dipartimento del Commercio.

«Una questione di futuro della Cina»

Gli Stati Uniti sono stati in prima linea nel campo della tecnologia cerebrale, con il maggior numero al mondo di documenti di ricerca pubblicati sull’argomento.

Ad aprile, la startup di neurotecnologia di Elon Musk, Neuralink, ha pubblicato un video che mostra una scimmia che gioca ai videogiochi attraverso un chip inserito nel suo cervello. Synchron, uno sviluppatore della Silicon Valley di tecnologia di interfaccia neurale impiantabile, il mese scorso ha pubblicato sette tweet che si dice siano stati inviati in modalità wireless da un paziente australiano immobilizzato che aveva ricevuto l’impianto di chip dell’azienda, noto come Stentrode. Il National Institutes of Health ha concesso a Synchron 10 milioni di dollari lo scorso luglio per aiutare a lanciare la sua prima sperimentazione umana negli Stati Uniti.

La Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa) ha anche studiato l’interfaccia cervello-computer (Bci) per applicazioni militari, come un progetto «Avatar» che mirava a creare una macchina semi-autonoma che fungesse da surrogato del soldato.

Una giovane donna guarda un uomo, che indossa un apparecchio per la scansione del cervello Eeg sulla testa. Sta giocando a un flipper solo con la sua volontà. Berlin Brain Stand del consorzio di ricerca Computer Interface alla CeBit Technology Fair di Hannover, in Germania, 2 marzo 2010. (Sean Gallup/Getty Images)

Pechino, seguendo da vicino gli sviluppi in America, si è dimostrata restia a restare indietro. Nel gennaio 2020, tre mesi prima che Synchron iniziasse la sua prima sperimentazione, l’Università Zhejiang della Cina orientale aveva completato i test di un impianto cerebrale su un paziente paralizzato di 72 anni. Usando le sue onde cerebrali, il paziente ha potuto dirigere un braccio robotico per eseguire strette di mano, prendere bevande e giocare al classico gioco da tavolo cinese mahjong.

Secondo i resoconti dei media cinesi, negli ultimi sei anni Pechino è arrivata a vedere i progressi nella ricerca sul cervello come «una questione che riguarda il futuro della Cina».

La principale istituzione scientifica nazionale del Paese, l’Accademia statale delle scienze cinese (Cas), ha investito circa 60 miliardi di yuan (9,4 miliardi di dollari) all’anno negli sforzi per mappare le funzioni cerebrali, si legge nel suo sito web. A settembre, il Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese ha aperto le candidature per la ricerca sul campo, con ulteriori 3 miliardi di yuan (circa 414 milioni di euro) stanziati per 59 campi di ricerca.

Il ruolo della scienza del cervello è stato così significativo che il leader cinese Xi Jinping lo ha identificato come un campo prioritario di tecnologia emergente per la sicurezza nazionale del Paese e per rendere la Cina un hub centrale per le innovazioni scientifiche all’avanguardia del mondo. «La Cina è più vicina che in qualsiasi altro momento della storia all’obiettivo di ringiovanire la nazione cinese e abbiamo bisogno più che mai nella storia di costruire una superpotenza scientifica e tecnologica mondiale», ha detto Xi agli studiosi del Cas in un discorso del 2018.

«Altopiano» militare

Il regime cinese sta correndo per colmare il divario con gli Stati Uniti nello sfruttare il potere di questa tecnologia emergente.

In termini di volume di articoli pubblicati sulla tecnologia cerebrale, la Cina è seconda solo all’America, ha affermato Zhou Jie, un ingegnere senior dell’istituto di ricerca scientifica statale China Academy of Information and Communications Technology, in un recente forum sulla Bci. Il volume di articoli è però cresciuto a un ritmo del 41% nel periodo dal 2016 al 2020, più del doppio della media globale del 19%, secondo un rapporto di maggio scritto da un produttore di robot Ai con sede a Pechino e da un think tank che consiglia Pechino su big data e intelligenza artificiale.

E la pila di innovazioni cinesi sulla Bci è sembrata tenere il passo con il crescente entusiasmo.

L’Amms, l’accademia militare cinese sotto le sanzioni statunitensi, è stata in prima linea nella ricerca sulle neuroscienze. Le invenzioni dell’Amms e delle sue affiliate dal 2018 includono vari dispositivi di raccolta dei segnali nervosi, piccoli impianti per i crani, un sistema di monitoraggio remoto per ripristinare i nervi danneggiati e occhiali per la realtà aumentata progettati per migliorare il controllo dei robot, secondo un database aperto di domande di brevetto.

Nel 2019, l’Istituto di medicina militare sotto l’Amms ha creato un veicolo aereo senza pilota controllato mentalmente. Per far avanzare il veicolo, un operatore indossa un cappuccio per elettrodi e immagina di muovere la mano destra. Pensare al movimento dei piedi porta invece il veicolo a scendere.

Il National Defense Science and Technology Innovation Research Institute di Amms nel 2021 ha acquisito un brevetto per l’utilizzo della realtà virtuale per l’attracco dei veicoli spaziali. Il dispositivo interpreta le attività del cervello e degli arti dell’astronauta e le converte in ordini per regolare la posizione del velivolo in tempo reale.

Cho Yu Ng di Hong Kong gareggia durante la gara in carrozzina a Kloten, in Svizzera, al Cybathlon Championship, la prima edizione di una competizione internazionale organizzata da Eth di Zurigo per atleti con disabilità fisiche che utilizzano tecnologie di assistenza bionica, come protesi robotiche, interfacce cervello-computer ed esoscheletri motorizzati, l’8 ottobre 2016. (Michael Buholzer/Afp via Getty Images)

Mentre una parte considerevole delle innovazioni nell’interfaccia cervello-computer (Bci) e in altri campi della tecnologia cerebrale ha un potenziale uso medico, alcune possono anche essere sfruttate per scopi militari.

Un’università cinese in precedenza aveva propagandato il combattimento senza equipaggio tramite robot controllati dal pensiero come «un’altura» nell’intelligenza artificiale che la Cina «deve lottare per controllare».

«Ecco altri miracoli con caratteristiche cinesi nel rafforzamento dell’esercito», ha proclamato l’Università Nazionale della Tecnologia per la Difesa, un’accademia militare che fornisce talenti per le forze armate cinesi, mentre mostrava un elenco di dispositivi controllati dal cervello prodotti dall’università, tra cui un sedia a rotelle e un’auto che potrebbe viaggiare a circa 15 km/h «su qualsiasi strada».

«Insieme, cambiamo il mondo con le nostre ‘menti’», ha dichiarato la scuola in un post sul suo sito web lo scorso novembre.

L’università non ha risposto a una richiesta di commento di Epoch Times al momento della stampa.

Invito all’autosufficienza

Le regole sul blocco del Dipartimento del Commercio possono ostacolare o ritardare Pechino nel suo percorso di avanzamento delle biotecnologie e delle tecnologie legate al cervello, ma è improbabile che lo rallentino a lungo termine, secondo Grant Newsham, un membro anziano del Center for Security Policy e un colonnello dei marine statunitensi in pensione: «I cinesi semplicemente manovreranno un po’, cambieranno alcuni nomi e continueranno ad andare avanti a tutta velocità in questi sforzi per trasformare le biotecnologie in armi», ha detto a Epoch Times. Ma le sanzioni hanno uno scopo utile in patria: «Rendere impossibile agli americani (e ad altri) che vogliono investire e collaborare con le organizzazioni cinesi, affermare di ‘non sapere’ cosa stessero facendo i cinesi, o sostenere che ‘non è proibito’».

Nel frattempo, i ricercatori cinesi si sono concentrati sul raggiungimento dell’autosufficienza in questo settore.

Nel 2019, un team di ricerca dell’Università di Tianjin nel nord della Cina ha svelato un chip «Brain Talker», che, se collegato al cervello tramite un elettrodo, potrebbe decodificare l’intento mentale di un utente e tradurlo in comandi del computer in meno di due secondi.

Il 21° secolo è chiamato il secolo della tecnologia dell’informazione. (Illustrazione di Epoch Times)

A gennaio, la Fudan University, un’istituzione pubblica d’élite di Shanghai, ha presentato un chip Bci remoto che può essere ricaricato in modalità wireless dall’esterno del corpo, evitando potenziali danni al cervello. Il chip consuma solo un decimo della potenza delle sue controparti occidentali e costa la metà, secondo i media statali cinesi. Il termine «sviluppato internamente» era presente in modo prominente sia negli annunci del team che nei resoconti dei media.

Tao Hu, direttore associato presso l’Istituto di Microsistemi e Informatica di Shanghai dell’Accademia Cinese delle Scienze (Cas), ha affermato che la Cina ha il potenziale per guidare il mondo nel campo della Bci. «La Cina non è in ritardo rispetto ai Paesi stranieri in termini di aspetti di progettazione per l’attrezzatura Bci di base», ha scritto in un articolo di giugno pubblicato sui media statali cinesi. Ed ha invitato il Paese a intensificare l’allocazione delle risorse per accelerare lo sviluppo di Bci, dato il rischio che gli Stati Uniti possano bloccare le esportazioni di Bci in Cina.

Rischi Etici

Secondo Poo Mu-ming, una figura chiave che guida la ricerca cinese sul cervello al Cas, la Cina ha un vantaggio unico che la aiuta a guadagnare un vantaggio nella corsa: la sua vasta banca di primati non umani.

La Cina è stata il principale fornitore mondiale di scimmie sperimentali, ma ha smesso di spedirle una volta iniziata la pandemia. Poo, che nel 2008 è passato dai topi alle scimmie come animale da esperimento presso il suo istituto di neuroscienze al Cas, desiderava da tempo utilizzare le risorse degli animali da esperimento del Paese per migliorare la posizione della Cina nella ricerca sul cervello, secondo i resoconti dei media statali.

La sua squadra nel 2017 ha clonato la prima coppia di scimmie al mondo utilizzando lo stesso metodo che ha prodotto la pecora Dolly: un passo avanti cruciale per la ricerca sul cervello in Cina. Con la stessa tecnologia di clonazione, gli scienziati cinesi potrebbero produrre in serie e sperimentare su scimmie identiche, eliminando le interferenze agli esperimenti derivanti dalle differenze individuali negli animali da esperimento, ha detto Poo a Science Times, un giornale del Cas, in ottobre.

L’Amms ha anche proposto studi sulla creazione di un database per un’«arma aggressiva di controllo della coscienza» che prenda di mira specifici gruppi spirituali o etnici.

Tale progetto è stato menzionato per la prima volta nel 2012 dall’Institute of Radiation Medicine sotto Amms. Il database mirava a stabilire una raccolta di immagini e video che potrebbero innescare comportamenti aggressivi. I suoi obiettivi proposti includono «leader spirituali, organizzazioni e gruppi religiosi estremi che condividono la credenza comune e gruppi etnici che condividono tratti simili in luoghi e abitudini di vita».

Secondo Kessler, gli standard etici più indulgenti della Cina rispetto all’Occidente le hanno fornito più margine di manovra per ottenere un punto d’appoggio con degli esperimenti relativi alla Bci che «potrebbero notevolmente potenziarli e anche semplificare le loro innovazioni».

​​In Cina, tali esperimenti hanno «meno burocrazia che impedisce loro di utilizzare pratiche di test discutibili», ha spiegato ad Epoch Times. «Questo fa la differenza in un mondo in cui il vantaggio in termini di tecnologia e intelligenza può dipendere molto da come gestiscono la loro capacità di giocare d’anticipo».

Alla domanda di una rivista, se le tecnologie Bci potrebbero un giorno «schiavizzare» gli umani, Poo è apparso tranquillo: «Se abbiamo la certezza che la nostra società sarà in grado di sviluppare meccanismi per controllare l’uso delle tecnologie a nostro vantaggio, allora non dobbiamo preoccuparci dell’Ia», ha detto alla National Science Review, una rivista peer-reviewed sotto gli auspici di Cas, nel 2017. «Dagli anni ’50, molte persone si sono preoccupate dell’accumulo di bombe nucleari e pensavano che presto saremo stati distrutti da un olocausto nucleare. Ma viviamo ancora abbastanza bene adesso, no?».

 

Articolo in inglese: China Pursues ‘Brain Control’ Weaponry in Bid to Command Future of Warfare

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