La Cina rilancia la guerra commerciale con la manipolazione della valuta

Di Emel Akan

Nel tentativo di attenuare l’impatto che la guerra commerciale sta avendo sull’economia cinese, il regime è ricorso alla manipolazione della valuta, facendo crollare lo yuan rispetto al dollaro.

Gli Stati Uniti hanno di conseguenza designato Pechino come un manipolatore di valuta, dato che il valore dello yuan è crollato al livello più basso dal 2008, scivolando persino al di sotto dei 7 yuan per dollaro.

Svalutando la propria moneta, la Cina può rendere economiche le esportazioni e costose le importazioni, e guadagnare così un vantaggio competitivo nel commercio internazionale. Molti governi, infatti, usano le proprie monete come strumenti commerciali, al fine di favorire le esportazioni e aumentare il surplus commerciale. Ma Washington si batte da lungo tempo contro la manipolazione della valuta, poiché sostiene che abbia causato la scomparsa o il trasferimento di milioni di posti di lavoro americani.

La manipolazione della valuta è diventato un argomento caldo nel commercio internazionale, in particolare tra il 2003 e il 2013. Secondo uno studio di Fred Bergsten, direttore emerito del Peterson Institute for International Economics, tra il 2003 e il 2013 oltre 250 miliardi di dollari all’anno, sulla bilancia commerciale, sono passati dai Paesi in deficit a quelli in surplus per via dei disallineamenti sui cambi valutari.

Secondo lo studio, quasi 20 Paesi, compresa la Cina, stavano influenzando pesantemente i mercati valutari in funzione delle loro strategie commerciali. La manipolazione della valuta è una pratica abbastanza comune tra i Paesi produttori – soprattutto in Asia – tra i Paesi che esportano petrolio, o che ospitano grandi centri finanziari.

«Gli Stati Uniti hanno perso almeno un milione di posti di lavoro, soprattutto durante la Grande Recessione, quando la disoccupazione era già elevata. E anche i Paesi europei hanno perso moltissimo», ha scritto Bergsten.

Sebbene la manipolazione valutaria sia diminuita negli ultimi anni, questa pratica continua a esistere.

Nel mese di maggio, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha presentato la sua relazione semestrale al Congresso, nella quale ha analizzato i tassi di cambio e le politiche economiche dei principali partner commerciali. Il Tesoro, in quel rapporto, non ha designato nessun Paese come manipolatore di valuta. Tuttavia, ha messo alcuni partner commerciali in una lista di monitoraggio che includeva Cina, Giappone, Corea, Germania, Italia, Irlanda, Singapore, Malesia e Vietnam.

Manipolatore di valuta

L’ultima mossa di Pechino per indebolire la propria valuta rispetto al dollaro statunitense ha spinto il Dipartimento del Tesoro a designare la Cina come manipolatore di valuta, in data 5 agosto 2019.

Un comunicato stampa ha sottolineato che il segretario del Tesoro Steven Mnuchin «si impegnerà assieme al Fondo Monetario Internazionale per eliminare il vantaggio competitivo sleale generato dalle ultime azioni della Cina».

Tuttavia, secondo Stephanie Segal, vicedirettrice e ricercatrice senior del Center for Strategic and International Studies, resta da vedere cosa comporterà all’atto pratico la designazione di manipolatore di valuta: «Le azioni sulla valuta hanno inaugurato una nuova fase nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e le cose rischiano di andare fuori controllo in assenza di uno sforzo concertato per riprendere negoziati», ha scritto in una relazione. «Ora che sono state intraprese azioni eclatanti ai livelli più alti di entrambi i governi, non è chiaro come faranno entrambe le parti a fare marcia indietro».

La mossa della Cina è arrivata poco dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato di voler imporre dazi del 10% su ulteriori 300 miliardi di dollari di merci cinesi. Con una serie di tweet pubblicati la scorsa settimana, Trump ha infatti accusato il regime cinese di non aver mantenuto l’impegno di acquistare più prodotti agricoli statunitensi. Il presidente ha anche affermato che la Cina non ha tenuto fede all’impegno di arginare il flusso dell’oppioide sintetico fentanyl negli Stati Uniti.

Il consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow si è schierato a favore dell’azione del Tesoro e ha dichiarato che «svalutare le valute» non dovrebbe essere la risposta. E ha sottolineato come Pechino abbia svalutato lo yuan di almeno il 10 percento negli ultimi 15 mesi: «Noi siamo in ottima forma economicamente. E francamente, il più grande perdente è la Cina in questo momento».

 

Articolo in inglese: China Opens New Front in Trade War, Manipulating Its Currency

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