La Colombia è assediata dai narcoterroristi marxisti

Di Fergus Hodgson e Maria Fernanda Cabal

La guerriglia organizzata e un regime totalitario stanno tentando di rovesciare il governo legittimo della Colombia, l’alleato più cruciale degli Stati Uniti in America Latina.

Finanziata dai narco-dollari e motivata dal potere e dall’ideologia marxista, questa alleanza terroristica ha propagato un’errata percezione: che la sua violenza di massa nelle città colombiane, che è aumentata il 28 aprile, sia iniziata come opposizione spontanea a una proposta fiscale. E non è così perché, anche se il presidente Iván Duque ha annullato la riforma il 2 maggio, gli assedi illegali e gli attacchi alle stazioni di polizia non hanno perso un colpo.

Questa finzione è rimasta in piedi con un’audizione del primo luglio al Congresso Usa della Commissione Tom Lantos per i diritti umani. Ciò che i partecipanti all’udienza non sono riusciti a comprendere è stata la barbarie, la competenza e l’astuzia del nemico. Quello che ha fatto Antifa a Seattle e quello che è accaduto a Capitol Hill, sono un gioco da ragazzi rispetto a guerriglie incallite, i ricchi cartelli della droga e i regimi antiamericani. Di recente hanno per esempio bloccato Cali, una città con oltre 2 milioni di abitanti, interrompendo il 90 percento dei trasporti pubblici e l’accesso all’aeroporto e al porto di Buenaventura.

La connessione venezuelana

L’impulso alla violenza in Colombia, dopo rivolte simili in Bolivia, Cile ed Ecuador, viene soprattutto dalla dittatura in Venezuela, la cui miseria ha provocato il più grande esodo mai avvenuto in America Latina. Il regime ha a lungo puntato al dominio della Colombia e nel 2004 Hugo Chávez del Venezuela e Fidel Castro di Cuba hanno creato l’Alleanza Bolivariana come contrappeso all’influenza regionale degli Stati Uniti.

Ora, sotto Nicolás Maduro, il primo obiettivo del regime venezuelano è il rovesciamento dell’amministrazione Duque. Il secondo obiettivo è un’assemblea costituzionale simile a quella del Venezuela nel 1999 e a quella del Cile di quest’anno. Il terzo è l’installazione di rappresentanti politici dei narcotrafficanti e dei guerriglieri di gruppi come le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e l’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln). Il 7 aprile, Diosdado Cabello, vicepresidente del Partito Socialista Unito al governo, ha avvertito : «Faremo guerra al vostro territorio».

La Colombia non è estranea ai terroristi e ai narcotrafficanti marxisti (spesso sono la stessa cosa) e si è quasi sottomessa a loro dagli anni ’80 fino ai primi anni 2000. Il Plan Colombia sostenuto dagli Stati Uniti e avviato nel 1999, unito all’assertività del presidente Álvaro Uribe, in carica dal 2002 al 2010, hanno costretto i narcoterroristi a ritirarsi.

Nel 2016, gli elettori colombiani hanno respinto qualsiasi accordo con le Farc, che non meritano altro che una punizione. Tuttavia, l’allora presidente Juan Manuel Santos ha ceduto ai guerriglieri, ricompensandoli con amnistia e vantaggi, persino seggi al Congresso, per aver deposto pubblicamente le armi. L’accordo con le Farc ha trasmesso il messaggio che la violenza funziona e le cosiddette Farc dissidenti hanno ripreso da dove i loro coetanei avevano interrotto. Le Farc 2.0 hanno ampliato le operazioni e trovato rifugio sicuro in Venezuela, così come l’Eln.

Negoziare con i terroristi era un errore allora, e lo sarebbe adesso. Tuttavia, le istituzioni colombiane, in particolare la polizia e la squadra antisommossa, sono sopraffatte. La Colombia sta affrontando una guerra, non solo per la violenza, ma anche per il bilancio economico. Il Ministero delle Finanze stima le perdite giornaliere della rivolta (ora al suo secondo mese), a 125 milioni di dollari, per un totale di 2,8 miliardi dollari.

Le fake news fomentano la narrativa del nemico

Come fatto notare da Joseph Humire del Center for a Secure Free Society, «questa è una minaccia che la Colombia non può risolvere da sola». Il problema internazionale impone una soluzione internazionale, che richiede di superare la disinformazione nei media.

È qui che enti stranieri dalle tasche profonde hanno sostenuto la rivolta. In tre giorni – dagli inviti alle proteste del 28 aprile – più di 7.000 troll dalla Russia e dal Bangladesh hanno invaso i social media e hanno favorito la narrazione socialista. Hanno distorto la realtà creando centinaia di notizie false, inclusi video falsificati, per mettere le organizzazioni per i diritti umani contro la polizia.

Oltre a chiedere riforme della polizia, i sindacati aggressivi si sono lanciate sull’onda e hanno raccolto simpatia internazionale con la retorica delle proposte progressiste: un reddito di base universale, università senza tasse e moderna teoria monetaria, tra le altre.

Duque ha già sostenuto le riforme della polizia, quindi sono un non sequitur. Non possono accadere in un giorno, e in ogni caso dare addosso alla polizia quando sta venendo letteralmente bombardata è una ricetta per minare completamente lo Stato di diritto.

Il denaro della droga paga i conti

Dietro la cortina fumogena di queste proposte ed eventi c’è il narcotraffico. Secondo le autorità statunitensi, Maduro guida il cartello della droga Soles, il più potente della regione, sostenuto dallo Stato venezuelano. I narcotrafficanti intendono unificare le loro operazioni su un territorio che abbraccia gli oceani Atlantico e Pacifico, il che significa conquistare la Colombia.

I flussi illeciti via terra, in mezzo all’illegalità simile al Venezuela, aumenterebbero in modo significativo. Se la Colombia cadesse nelle mani dei narcotrafficanti, metterebbe a repentaglio la sicurezza dell’intera regione.

La Colombia è assediata da una mafia di guerriglieri urbani che si fa scudo dietro un miraggio di proteste progressiste. E con i media internazionali che non sono riusciti a presentare la situazione in modo accurato, i legislatori non possono permettersi di osservare la Colombia chiudendo un occhio e anche due nei confronti degli usurpatori.

 

Fergus Hodgson è il direttore di Econ Americas. María Fernanda Cabal è una senatrice colombiana.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Colombia Is Under Siege by Marxist Narcoterrorists

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