La Germania verrà in soccorso della Cina?

Mentre a Londra si è discusso del futuro della Nato, l’avvenire della stessa eurozona rimane invece poco chiaro, con una Germania che rafforza sempre più la sua posizione di potere, mai così solida negli ultimi 65 anni.
Questa realtà emergente è dovuta da una parte al confuso tira e molla sul nodo Brexit, dall’altra ai sempre più deteriorati rapporti tra Europa e Stati Uniti. E la tendenza prosegue ancora: non si è ancora toccato il fondo.

I rapporti tra Stati Uniti e Germania si sono incrinati già nel 2013, quando si è scoperto che l’amministrazione Obama ascoltava le telefonate della cancelliera tedesca Angela Merkel. Tuttavia è pure vero che le richieste del presidente Trump a Berlino, di contribuire maggiormente al bilancio della difesa della Nato, e di smettere di comprare gas naturale dalla Russia, hanno di sicuro contribuito a far sedimentare i sentimenti negativi tra i governi delle due nazioni. E il rafforzamento delle relazioni tra Germania e Cina potrebbe aiutare a trasformare questo andamento in una dura realtà. E per quanto questo sia uno scenario poco desiderabile, sta diventando difficile da evitare.

Lo sguardo cinese ai mercati

Nel bel mezzo della guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti, la Cina guarda ai mercati, e alla Germania farebbe comodo una scossa alla propria economia. Ma l’approfondimento dei legami tra Germania e Cina è iniziato già prima dell’avvento al potere di Trump nel 2016. Da quell’anno fino a tutto il 2018, la Cina è risultata il principale partner commerciale della Germania, con importazioni di prodotti tedeschi che l’anno scorso hanno raggiunto un valore di 219 miliardi e 46 milioni di dollari. Gli Stati Uniti erano al quarto posto, dietro a Francia e Olanda, rispettivamente terza e seconda per quel che riguarda i rapporti commerciali con la Cina.

Sono sviluppi interessanti, o che perlomeno inducono a pensare. Per decenni, e a differenza di oggi, la Germania non si è mai davvero dovuta porre il problema di stabilire una politica estera commerciale. Durante tutto il periodo postbellico infatti, ha vissuto nell’ombra sia della vecchia Unione Sovietica (Urss) che degli Stati Uniti.

Negli ultimi trent’anni, da quando è caduto il Muro (e l’Urss nel 1991), la posizione economica della Germania all’interno dell’Europa è cresciuta, in particolare con la riunificazione di Germania Est ed Ovest.
Per coincidenza, il 1989 è stato anche l’anno in cui la Cina ha lanciato la violenta repressione della protesta democratica di Piazza Tiananmen. Da quel momento in poi, la libertà in Germania è cresciuta, mentre in Cina è andata riducendosi sempre più.

L’uscita dall’ombra americana

Eppure, ancora oggi, Cina e Germania sembrano dipendere economicamente l’una dell’altra e si trovano entrambe sempre più in contrasto con gli Stati Uniti, sotto l’aspetto economico ma anche politico. Ma lo status di nazione in secondo piano della Germania (se così è) nella politica globale sta cambiando. Di fatto, tale ruolo subordinato non è più adatto a descrivere quella che è diventata l’attrice principale dell’Unione Europea.

La Cina è felice di soddisfare la Germania, e può già osservare come i suoi sforzi nell’allargare le fratture tra le relazioni tedesco-americane stiano avendo successo. Ad oggi, lo scandalo spyware su Huawei si sta dimostrando, più che in passato, una sfida per entrambe le nazioni.
Gli Stati Uniti hanno chiesto che la Germania e i suoi alleati europei vietassero la famigerata rete 5G di Huawei, dimostratasi uno strumento di intercettazione e di raccolta dati per il Partito Comunista Cinese (Pcc). I funzionari commerciali tedeschi, tuttavia, sembrano non voler vietare il 5G di Huawei. Sembra infatti che preferiscano offendere il loro più grande partner in quanto a sicurezza, ovvero gli Stati Uniti, piuttosto che il loro più grande partner commerciale, la Cina.

Le autorità di sicurezza nazionale tedesche, d’altra parte, vorrebbero sbarazzarsi delle apparecchiature Huawei per proteggere i segreti militari. E questi presumibilmente includerebbero i segreti militari con gli Stati Uniti e quindi della Nato, di cui la Germania, almeno per adesso, rimane parte.

Ma i rapporti sino-tedeschi non sono neanche tutto rose e fiori. Le fabbriche automobilistiche cinesi, ad esempio, si sentono ora in competizione con le auto tedesche per via del rapido declino del mercato delle auto cinesi. E in questo clima di guerra commerciale, è facile indovinare quali automobili verranno acquistate adesso in Cina.

Inoltre, secondo stime recenti, la marea di prodotti di fabbricazione tedesca che si riversano in Cina sta già diminuendo. Molte aziende tedesche sono state in gran parte escluse dall’accesso, tanto promesso ma raramente concesso, al mercato cinese. E come altre aziende occidentali, la Germania sta iniziando a sentire i postumi della sbornia dovuta al commercio con la Cina.

Commercio Cina-Germania, già raggiunto il picco?

Ma non è colpa di Trump. I dati economici tedeschi erano già in frenata dal 2017 al 2018: sono scesi dal 13,3 per cento del 2017 all’8 per cento del 2018, fino al 2,7 per cento nell’ottobre 2019. E le importazioni cinesi dalla Germania sono diminuite del 3,6 per cento su base annua nell’agosto del 2019.

Tuttavia, anche se la guerra commerciale con gli Stati Uniti si risolverà prima o poi, l’Eurozona – e in particolare la Germania – rappresenterà probabilmente il punto di svolta dei piani economici cinesi in futuro. In effetti, l’Eurozona è, senza dubbio, il vero obiettivo della Nuova via della seta cinese, dal punto di vista del mercato e degli investimenti.

Questo è ampiamente dimostrato dagli sforzi cinesi di acquistare il colosso tedesco Bmw, che alla fine è diventato partner di maggioranza dell’azienda cinese Brilliance China Automotive. Per la Cina si tratta di un’inversione di rotta significativa, e sembrerebbe una strategia per approfondire le relazioni economiche con l’Eurozona.

Rottura dell’alleanza atlantica?

Da una prospettiva strategica, amplificare la penetrazione del mercato cinese in Europa darebbe alla Cina quella spinta che disperatamente cerca per rompere completamente la già indebolita alleanza atlantica. Questo infatti isolerebbe l’America dalla più grande zona commerciale economica al mondo, nonché dal suo maggiore alleato globale.

Un punto chiave da capire è che a differenza di come la vedono i Paesi occidentali, dalla prospettiva cinese il trade-off economico-militare non costituisce un problema. Nella visione a lungo termine c’è la penetrazione del mercato, il trasferimento di tecnologia, e quindi il dominio della produzione e del mercato, seguiti dall’accrescimento dell’influenza politica. Per la Cina, i profitti aziendali non rappresentano la massima priorità come per le aziende occidentali.

Nell’attuale contesto commerciale, tuttavia, anche quel calcolo sembra meno plausibile rispetto ad anche solo un anno fa. L’economia cinese infatti continua a contrarsi, così come quella tedesca. Questo significa che anche se l’espansione delle relazioni commerciali è nella lista dei desideri di entrambe le nazioni, probabilmente sarà un processo molto più lento e meno proficuo del previsto. E questo è semplicemente dovuto alla necessità per l’Europa, e in particolare per la Germania, di affrontare le proprie sfide economiche e occupazionali, proprio come dovrà fare anche la Cina.

 

James Gorrie è uno scrittore e relatore del sud della California. È autore di “The China Crisis”

Le opinioni espresse in questo articolo sono il punto di vista dell’autore e non rappresentano necessariamente il punto di vista di Epoch Times

Articolo in inglese: Will Germany Come to China’s Rescue?

 
 
 

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