La morsa del Pcc, come la Cina controlla l’élite americana

James R. Gorrie è l’autore di «The China Crisis» (Wiley, 2013) e scrive sul suo blog, TheBananaRepublican.com. Vive nel sud della California.

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha sviluppato una presenza sorprendente e senza precedenti nella vita americana.

Anche a uno sguardo superficiale, la profonda penetrazione della Cina nelle istituzioni politiche, educative e culturali americane non è più negabile: si è al punto che persino alcuni agenti delle forze dell’ordine eseguono gli ordini di Pechino.

Soldi che possono comprare i migliori politici

In ambito politico, l’ex vice presidente degli Usa Joe Biden e la sua famiglia costituiscono un ottimo esempio dell’influenza di Pechino. Il fondo d’investimento di Hunter Biden (figlio di Joe Biden), infatti, ha ricevuto una grande quantità di capitale d’investimento dai cinesi: alcune stime arrivano fino a un miliardo di dollari, o anche più. È difficile conoscere la cifra esatta, poiché i dettagli della transazione non sono stati completamente divulgati.

Che tipo di potere ha quindi la Cina sull’ora candidato alla presidenza Biden, se i membri della sua famiglia ricevono grandi somme di denaro da Pechino? Che tipo d’influenza acquista quel tipo di denaro?

Ancora più importante, il fatto che un politico o i suoi cari ricevano grandi somme di denaro da un Paese straniero avversario, mentre il politico è in carica, non dovrebbe forse essere considerato un fattore che rende il suddetto politico inadatto al suo compito?

E in effetti Biden non è il primo ad accettare contanti cinesi, neanche lontanamente. Il presidente Bill Clinton, per esempio, ha addirittura finanziato la sua campagna di rielezione del 1996 con donazioni dalla Cina.

Questo fa sorgere la domanda: quanti altri politici statunitensi sono influenzati dal denaro cinese?

Ingerenza nelle elezioni americane

La risposta è: troppi. Da ex portavoce della Camera a diplomatici di carriera, l’elenco dei funzionari del governo degli Stati Uniti sul libro paga della Cina è troppo lungo, con alleati in entrambe le fazioni.

Ed è altrettanto preoccupante l’entità dell’influenza cinese sulle elezioni, comprese quelle del 2020, come scritto all’inizio di quest’anno su Epoch Times americano nell’articolo Guarda chi interferisce con le elezioni del 2020.

In effetti, queste elezioni sono molto critiche, motivo per cui la Cina sta facendo tutto il possibile per impedire al presidente Donald Trump di ottenere un secondo mandato. E questo a costo di usare ogni elemento, ogni risorsa americana di cui la Cina dispone, tra cui gli alleati nel mondo accademico e in Hollywood.

Influenzare il mondo accademico

Nel mondo accademico, l’enorme presenza della Cina è ormai conoscenza comune, ma questo non le impedisce di essere comunque enormemente influente.

Gli istituti cinesi di Confucio, ad esempio, sono finanziati e gestiti dalla Cina e sono stati utilizzati per espandere l’influenza cinese nei campus statunitensi. Anche se la loro presenza sta diminuendo, poiché ormai sono considerati più mezzi di conflitto che luoghi di cultura, sono stati una delle principali fonti di propaganda negli ultimi dieci anni.

Lo stesso vale per le associazioni cinesi di studenti e studiosi (Cssa). Questi gruppi dal nome innocente promuovono propaganda pro-Cina e censura politica contro professori e oratori universitari che espongono punti di vista contrari. Come i politici e altri funzionari governativi, molti professori universitari in molteplici discipline tecnologiche e scientifiche sono ora segnati sul libro paga della Cina tramite il suo programma ‘Mille talenti’.

Rimodellare la cultura americana

Il Pcc sa anche che per controllare un Paese, è necessario controllare ciò che pensa e crede la sua gente. Questa è una parte importante del tentativo della Cina di plasmare le percezioni culturali americane.

E una delle forze più influenti nella cultura americana è il settore dell’intrattenimento e, in particolare, l’industria cinematografica di Hollywood. Purtroppo, la Cina ne controlla già gran parte.

Il regista Judd Apatow racconta come stanno le cose: la Cina dice a Hollywood che tipo di film realizzare sia per il pubblico cinese che per quello americano, e Hollywood obbedisce volentieri.

Ma non sono solo i vip di Hollywood gli unici schiavi del Pcc. Anche l’Nba è in una situazione simile.

Piuttosto che opporsi alla persecuzione di milioni di uiguri da parte del Pcc, o difendere la gente di Hong Kong che lotta per i propri diritti, l’Nba si è inginocchiata a Pechino.

Queste stelle del basket sono ammirate da milioni di giovani ragazzi americani: cosa insegnano loro, con questa capitolazione al regime più malvagio del mondo?

Censura tecnologica

La portata del Pcc si estende anche in profondità nella comunità imprenditoriale statunitense, in particolare nel settore della tecnologia e dei social media. Twitter, Facebook, Apple, Google e molti altri s’inginocchiano davanti a Pechino e censurano le critiche al Partito e ai suoi leader sia all’interno sia all’esterno del Paese.

È ora di frenare la Cina

Quanto altro accesso all’economia statunitense, compresi i mercati dei capitali, dovrebbero ancora dare gli Stati Uniti alla Cina?

Ci sono molti altri esempi dell’influenza incontrollata della Cina sulla società americana e sulle istituzioni e canali culturali più importanti, ma i casi presentati in questo articolo danno un’idea della grandezza del potere e dell’influenza della Cina in America.

Una conseguenza importante delle prossime elezioni presidenziali sarà quanto a lungo si permetterà al Pcc di dettare quello che viene insegnato nelle scuole, e quanto si permetterà al Pcc di censurare i film e plasmare la cultura, le leggi e la politica.

Gli Stati Uniti dovrebbero imporre restrizioni più ampie e più profonde per quanto riguarda le imprese di proprietà cinese e i cittadini e gli studenti cinesi che operano negli Stati Uniti? Decisamente.

Dovrebbe essere emesso un ordine esecutivo che non consenta la censura cinese sui social media? Assolutamente.

Gli Stati Uniti dovrebbero continuare a disconnettersi dalla Cina di più e il più velocemente possibile? Assolutamente. Perché lo statu quo rappresenta una minaccia immediata e pervasiva per l’America.

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Can the US Really Disconnect From China?

 
 
 

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