La presa di Kabul da parte dei talebani è una vittoria per Pechino

Di Alessandro Starnoni

E così il dragone rosso dopo la conquista di Hong Kong avanza anche in Medio Oriente, mentre nel frattempo tiene i suoi artigli sempre puntati su Taiwan. Sembra di essere tornati ai tempi di Hitler, ma la minaccia che oggi il mondo ha di fronte è ancora più grande.

In merito alla situazione in Medio Oriente, con i talebani che hanno conquistato anche la capitale Kabul, il regime di Pechino ostenta ora un approccio diplomatico (che in realtà non esiste) asserendo di poter gestire la situazione in modo pacifico con i talebani (a loro volta sedotti dall’iniziativa cinese Bri, Belt and Road Initiative). In questo modo il regime cinese sta tentando di risaltare la sua presunta efficienza da mediatore e di sostituirsi a quella degli Usa che non sarebbero riusciti a fare lo stesso: peccato che Pechino abbia fornito per anni e anni – dalla caduta dell’Unione Sovietica – sostegno con armi a terroristi islamici e talebani, proprio quei terroristi che gli Usa e il mondo libero erano impegnati da tempo a combattere.

Nei trascorsi anni, dopo la caduta del Muro di Berlino, Pechino ha spostato così l’attenzione dell’Occidente dal loro modello comunista al terrorismo islamico. Nel frattempo, essendo riuscito a far passare la narrazione che il problema fosse il terrorismo e non la Cina comunista – quando il terrorismo islamico era solo un prodotto del comunismo dai tempi dell’Unione Sovietica – il regime cinese ha stretto accordi col mondo libero e con gli Usa usando la maschera della diplomazia; così, ha ottenuto di far trasferire ricchezza dagli Usa alla Cina, potendo diventare la potenza che è oggi.

Quella che oggi Pechino ostenta dopo la presa di Kabul da parte dei talebani è la solita finta e mascherata diplomazia che ultimamente in realtà è diventata più aggressiva e molto meno diplomatica (la diplomazia del “lupo guerriero”).

Resta da vedere fino a quando le democrazie occidentali (o quel che resta di loro) riusciranno ancora a farsi ingannare dalla strategia egemonica del Partito Comunista Cinese e se, arrivati a questo punto si può dire, avranno ancora le forze per reagire.

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 
 
 

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