La rigenerazione del cervello è reale. Ecco come aiutarla

Poter rigenerare le cellule cerebrali sacrificate all’altare dell’università? Rimediare al perenne stato di declino del cervello? La scienza medica sta facendo passi avanti, per dimostrare che possiamo riparare il nostro cervello e che chiunque può farlo.

È opinione comune ma errata che il cervello sia irrecuperabile. Persino l’establishment medico ha affermato che una volta uccise le cellule cerebrali, queste sono scomparse per sempre. In realtà, il cervello è in grado di ripararsi da solo e, come la scienza sta ora dimostrando, vi è un reale beneficio in semplici pratiche che possono aiutare a mantenere il nostro cervello acuto ed elastico per tutta la vita.

Riscrivere la storia della salute del cervello

Il campo delle neuroscienze cognitive è relativamente recente: ha solo un centinaio di anni, quindi non c’è da stupirsi che si arrivi costantemente a una comprensione sempre migliore di come i circuiti neurali del cervello umano supportino il funzionamento generale del cervello.

Per la maggior parte di questi cento anni, si è ritenuto che, una volta danneggiato, il cervello non potesse rigenerarsi. Le cellule cerebrali erano considerate limitate, e qualsiasi perdita o lesione avrebbe comportato una carenza per il resto della vita. Ciò ha creato la falsa convinzione che il cervello sia essenzialmente in uno stato di declino perpetuo.

Sebbene già nel 1960 fossero state presentate prove convincenti del contrario, il dogma medico è stato (ed è) lento a cambiare. Solo negli anni ’80 la ricerca di Fernando Nottebohm, alla Rockefeller University, ha indicato chiaramente che la neurogenesi – la produzione di nuove cellule nervose, dette anche neuroni – avviene realmente nel cervello vertebrato adulto.

Il prossimo grande passo in questa evoluzione scientifica avrebbe richiesto più di 30 anni. Tuttavia, il ritmo della nostra comprensione del funzionamento del cervello stava per fare un enorme salto di qualità.

Il cervello elastico

La crescita di nuovi neuroni in un cervello adulto di mammifero è stata osservata per la prima volta nel 1992, quando gli scienziati hanno isolato cellule staminali neurali da topi in una piastra di Petri. Questa rigenerazione è stata poi replicata migliaia di volte in una serie di studi pubblicati nei 25 anni successivi.

È ormai accettato dalla comunità medico-scientifica che il cervello adulto è in grado di far crescere nuovi neuroni e cellule gliali, cosa che in precedenza era stata esclusa. Il cervello è ora considerato resiliente, flessibile e plastico.

Il termine neuroplasticità si riferisce alla capacità del cervello di ‘ricablare’ se stesso attraverso la pratica dell’abilità desiderata: è la combinazione di nuove cellule e nuovo apprendimento a creare questa magia. Quando le nuove cellule nervose sono ben stimolate (cioè allenate attraverso esercizi di apprendimento specifici), creano nuove connessioni. In altre parole, diventano cellule cerebrali sane che contribuiscono all’apprendimento e allo sviluppo di nuove abilità.

Proprio come i muscoli del corpo, quando il cervello è ben nutrito e stimolato con un esercizio adeguato, esso guarisce e cresce. E con una cura e un’alimentazione adeguate, questa straordinaria rigenerazione cerebrale può avvenire per tutta la vita.

Per rendere tutto questo un ‘gioco da ragazzi’, GreenMedInfo ha compilato un semplice elenco di modi per salvaguardare la salute del cervello, stimolare la crescita di nuove cellule cerebrali e persino guarire il cervello.

Fare molto esercizio fisico

Quando si sente la frase ‘allenare il cervello’, probabilmente non si pensa al sollevare pesi. Ma in realtà l’esercizio fisico è una delle cose migliori che si possano fare per il corpo e per il cervello.

I benefici cerebrali dell’esercizio fisico sono duplici. In primo luogo, il cervello è un vorace consumatore di glucosio e ossigeno, senza la possibilità di immagazzinare l’eccesso per un uso successivo. Così, per mantenere un funzionamento ottimale, è necessario un apporto continuo di questi nutrienti.

L’esercizio fisico aumenta l’afflusso di sangue al cervello, fornendo una spinta di ossigeno e glucosio fresco alle cellule cerebrali affamate. Uno studio del 2014 ha dimostrato che bastano 30 minuti di attività cardio moderata per potenziare le funzioni cognitive di cervelli adulti di tutte le età.

Ma i benefici non si fermano qui. Si ritiene che l’esercizio fisico stimoli la neurogenesi dell’ippocampo: la crescita di nuove cellule nella regione del cervello associata alla memoria a lungo termine e alle emozioni. Una crescita sana delle cellule in questa regione è importante per l’invecchiamento del cervello e si ritiene che aiuti a prevenire il declino cognitivo associato al morbo di Alzheimer e alla demenza.

Tecniche di riduzione dello stress

Il nostro mondo moderno si regge sullo stress, quindi è facile capire quanto sia necessario rilassarsi. Quello che forse non si sa è quanto possa essere dannosa per il cervello una continua immersione negli ormoni di lotta o fuga, tipici delle situazioni di stress.

Lo stress è uno dei fattori principali del declino cognitivo legato all’età. Per questo motivo, impegnarsi in attività ricreative regolarmente programmate non è solo una cosa divertente, ma un passo importante per garantire una salute cerebrale ottimale.

Non c’è bisogno di cercare lontano per trovare modi per rilassarsi: basta lasciarsi guidare dai propri interessi. La chiave per scegliere passatempi salutari per il cervello è evitare attività passive come guardare la TV e scegliere invece hobby stimolanti che impegnino il cervello con schemi, puzzle e risoluzione di problemi.

Uno studio del 2011 pubblicato sul Journal of Neuropsychiatry ha rilevato che attività come il gioco, la lettura di libri e l’artigianato, come il quilting (cucire trapunte) o il lavoro a maglia, riducono il tasso di deterioramento cognitivo fino al 50%.

Anche l’arte è in cima alla lista degli hobby che fanno bene al cervello. Ma gli studi dimostrano, ancora una volta, che non basta essere un osservatore passivo. Per ottenere un miglioramento cerebrale, dobbiamo impegnarci.

In uno studio tedesco pubblicato sulla rivista PLOS One, i ricercatori hanno studiato due gruppi: un gruppo che osservava l’arte e un gruppo che produceva arte. Lo studio ha concluso che, rispetto a coloro che hanno osservato l’arte, i produttori d’arte hanno dimostrato una maggiore interattività tra le cortecce frontali e parietali del cervello. Questa maggiore connettività cerebrale si traduce in una maggiore resilienza psicologica nel gruppo di produttori d’arte. In altre parole, è migliorata la loro capacità di resistere agli effetti negativi dello stress.

Se si cerca un modo più tranquillo per rilassarsi, ascoltare della bella musica o sedersi in silenziosa contemplazione sono buone opzioni. È stato dimostrato che la meditazione abbassa la pressione sanguigna, riduce l’infiammazione e crea persino una resistenza ai sentimenti di ansia e depressione. E anche se l’ascolto della musica può sembrare un’attività passiva, la ricerca suggerisce che l’atto di ascoltare modelli musicali facilita la neurogenesi cerebrale.

Sia la meditazione che l’ascolto della musica influiscono sulla secrezione di ormoni chiave che migliorano la plasticità del cervello, cambiando così il modo in cui rispondiamo allo stress: si tratta davvero di buone medicine!

Assumere integratori strategici

Curcuma

Probabilmente si conosce almeno una persona tra i propri conoscenti che va matta per i benefici della curcuma sulla salute. Questa radice di colore arancione intenso è stata usata come panacea per qualsiasi cosa, dal lenire i dolori articolari e calmare le infiammazioni, fino a ridurre il rischio di malattie cardiache. E la consapevolezza dei benefici di questa antica erba medicinale continua a crescere.

La curcuma è un esempio di composto rimielinizzante, cioè una sostanza con comprovati effetti rigenerativi sui nervi.

I composti rimielinizzanti agiscono per riparare la guaina protettiva intorno al fascio nervoso, nota come mielina, un’area spesso danneggiata nei disturbi autoimmuni e indotti da vaccini. Le ricerche dimostrano che anche piccole dosi di queste sostanze riparatrici possono produrre una significativa rigenerazione nervosa.

Il modello occidentale di intervento farmaceutico ha creato una cultura che cerca di identificare e isolare il ‘principio attivo’ di una sostanza organica. Ciò non tiene conto del fatto che i composti organici spesso lavorano di concerto: gli elementi isolati da soli possono mancare di una chiave critica che un altro elemento vegetale fornisce.

La curcumina è il principio attivo isolato della curcuma, ma una nuova ricerca dimostra che un altro elemento presente nella curcuma ha proprietà magiche proprie.

In un entusiasmante studio pubblicato sulla rivista Stem Cell Research & Therapy, i ricercatori hanno scoperto che un componente poco conosciuto della curcuma, l’ar-turmerone, potrebbe essere«un candidato promettente per sostenere la rigenerazione nelle malattie neurologiche».

Lo studio ha rilevato che quando le cellule cerebrali sono state esposte all’ar-turmerone, le cellule staminali neurali sono aumentate in numero e complessità, indicando che era in atto un effetto curativo. Questo effetto è stato replicato nei ratti, che esposti all’ar-turmerone hanno visto aumentare la produzione di cellule staminali neurali e la generazione di nuove cellule cerebrali sane.

Tè verde

Uno studio del 2014 sui composti attivi del tè verde (noti come catechine, una classe principale di micronutrienti) ha stabilito che le catechine del tè verde non sono solo antiossidanti e neuroprotettive, ma stimolano effettivamente il cervello a produrre più neuroni.

Grazie a questo effetto terapeutico sulle regioni cerebrali danneggiate, il tè verde ha dimostrato di avere implicazioni interessanti nel trattamento di disturbi neurodegenerativi ‘incurabili’ come l’Alzheimer, il Parkinson e la malattia di Huntington. Ciò ha spinto i ricercatori a dichiarare le catechine del tè verde «un approccio complementare estremamente utile» nel trattamento delle malattie neurodegenerative.

Ulteriori indagini sul tè verde hanno esaminato una combinazione di mirtillo, tè verde e carnosina, scoprendo che promuove la crescita di nuovi neuroni e cellule staminali cerebrali in un modello animale di malattia neurodegenerativa.

Ginkgo biloba

Il ginkgo biloba è considerato una potenza nella farmacopea erboristica e le sue implicazioni per la salute del cervello sono altrettanto enormi. Il ginkgo ha dimostrato almeno 50 benefici distinti per la salute e il suo valore medicinale è documentato nel trattamento di oltre 100 malattie diverse.

Esistono numerosi studi sulla capacità del ginkgo di stimolare i livelli di una proteina cerebrale fondamentale chiamata BDNF: fattore neurotrofico di derivazione cerebrale. Questa proteina influisce sulla guarigione delle regioni cerebrali danneggiate ed è essenziale per la regolazione, la crescita e la sopravvivenza delle cellule cerebrali, il che la rende particolarmente importante per la memoria a lungo termine.

Il ginkgo è così efficace che, in un articolo del 2006 pubblicato sull’European Journal of Neurology, è stato ritenuto utile nel trattamento del morbo di Alzheimer quanto il farmaco di successo Donepezil.

Recentemente, con la pubblicazione di un articolo su Cell and Molecular Neurobiology, è emerso un nuovo meccanismo alla base delle proprietà curative del cervello del ginkgo biloba. I ricercatori hanno stabilito che il ginkgo è efficace anche grazie alla sua capacità di modulare il differenziamento delle cellule staminali neurali (Nsc) perché diventino il tipo di cellule necessarie per la regione specifica del cervello in cui sono attive le proteine Bdnf.

Le Nsc sono cellule multipotenti; hanno la straordinaria capacità di trasformarsi in uno dei tanti fenotipi di cellule che compongono il cervello. Il Ginkgo stimola la crescita del fenotipo cellulare giusto per la regione cerebrale interessata, fornendo al nostro cervello esattamente ciò che serve, dove serve. Questa sì che è una medicina intelligente!

Mangiare verdure

Se si vuole stimolare la ricrescita delle cellule cerebrali mentre si pranza, basta aggiungere al piatto dei broccoli appena cotti al vapore!

La scienza ha aggiunto una sostanza chiamata sulforafano, che si trova nelle verdure ricche di zolfo come i broccoli, al crescente elenco di sostanze neuritogene che è stato documentato stimolino la crescita nervosa nel cervello.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Genesis, rivela che il sulforafano, oltre a stimolare la crescita di nuovi nervi, ha dimostrato notevoli proprietà curative come agente antiossidante e antinfiammatorio, oltre a prevenire le malattie e la morte dei neuroni sani.

Oltre all’entusiasmo per questi risultati, i ricercatori hanno osservato un effetto benefico sulle cellule staminali neurali che porta alla loro differenziazione in tipi specifici e utili di neuroni, dando un forte sostegno all’ipotesi che il sulforafano stimoli la riparazione del cervello.

Le verdure che contengono sulforafano sono broccoli, cavolini di Bruxelles, cavoli, cavolfiori, rafano, cavolo, cavolo rapa, foglie di senape, ravanelli, rape, crescione e bok choy. Per ottenere benefici terapeutici, cercate di consumarne almeno 3 ciotole al giorno, crude o cotte.

Impiegare l’apprendimento continuo

L’invecchiamento è spesso associato al declino cognitivo, sia nella ricerca che nell’aneddotica. Tuttavia, un numero crescente di pubblicazioni dimostra che mantenere un cervello lucido e acuto significa non abbandonare mai le nostre capacità di pensiero critico.

La necessità di sfidare ed espandere continuamente il nostro pensiero è stata dimostrata dal già citato studio del 2011 pubblicato sul Journal of Neuropsychiatry. In questo studio, le attività del tempo libero di un gruppo di adulti anziani (di età compresa tra i 70 e gli 89 anni) sono state monitorate per verificarne gli effetti sul deterioramento cognitivo lieve (MCI: Mild Cognitive Impairment, ossia il decadimento cognitivo lieve).

Lo studio ha stabilito che il livello di complessità dell’attività è fondamentale per la sua efficacia nel prevenire il Mci. Il lavoro al computer, la lettura di libri e le attività associate a schemi e alla risoluzione di problemi hanno contribuito a ridurre significativamente le probabilità di sviluppare il Mci. Le attività meno stimolanti non hanno mostrato alcun effetto statistico. Ciò sottolinea l’importanza di sentirsi sfidati e stimolati dalle attività che svolgiamo quando invecchiamo.

Questi risultati sono stati rafforzati da uno studio del 2014 condotto su quasi 3 mila volontari per oltre un decennio. Questo studio ha esaminato i potenziali benefici a lungo termine dell’allenamento cognitivo negli adulti più anziani. I risultati hanno mostrato che i partecipanti hanno dimostrato una maggiore velocità di elaborazione cerebrale e capacità di ragionamento fino a dieci anni dopo il completamento dell’allenamento.

Questi benefici cerebrali tangibili si sono riversati nella vita quotidiana e sono stati misurati nella capacità dei partecipanti di portare a termine le normali attività quotidiane, come le finanze personali, la preparazione dei pasti e le routine di cura personale. Lo studio ha rivelato che gli ambienti stimolanti aiutano ad aumentare la complessità del cervello.

Per ulteriori informazioni su come mantenere il cervello in salute, visitate il database delle ricerche sulla salute del cervello di GreenMedInfo.

Sayer Ji è il fondatore di Greenmedinfo.com, revisore presso l’International Journal of Human Nutrition and Functional Medicine, cofondatore e Ceo di Systome Biomed, vicepresidente del consiglio di amministrazione della National Health Federation e membro del comitato direttivo della Global GMO Free Coalition.

 

Articolo in inglese  Brain Regeneration Is Real: This Is How to Do It

 
 
 

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