La scuola ‘inclusiva’ a New York che chiede di abolire «mamma», «papà», «ragazzi e ragazze»

Di GQ Pan

Una scuola primaria privata a Manhattan sta incoraggiando i suoi studenti a smettere di usare i termini «mamma», «papà» e «genitori», nell’ipotesi di rendere il campus uno spazio più «accogliente e inclusivo».

Nella guida di 12 pagine titolata «linguaggio inclusivo» (pdf), la Grace Church School raccomanda che studenti, personale e genitori «rimuovano i presupposti dannosi» dal modo in cui interagiscono. Ad esempio, «adulti», «gente», «famiglia» o «tutori», sono considerati alternative migliori a «mamma», «papà» e «genitori», perché si sostiene che questi ultimi termini contengano delle idee su come dovrebbe essere la tipica famiglia.

Nella guida si legge: «Le famiglie sono formate e strutturate in molti modi. Alla Grace Church School usiamo un linguaggio inclusivo che riflette questa diversità. È importante astenersi dal fare supposizioni su con chi convivono i bambini, chi si prende cura di loro, se dormono nello stesso posto ogni notte, se vedono i loro genitori, eccetera». Inoltre la guida sostiene che «famiglia tradizionale» è un termine obsoleto: «Cerchiamo attivamente di annullare le nozioni di una struttura familiare ‘tipica’ o ‘normale’. Ogni famiglia è unica».

Quando si parla di genere, la guida linguistica raccomanda agli insegnanti di non rivolgersi ai propri studenti come «ragazzi e ragazze», «signore e signori», ma «persone» neutre rispetto al genere, «gente», «amici», «lettori», o anche «matematici». Gli adulti sono incoraggiati a «eliminare il genere dal testo laddove non è necessario» quando leggono i libri ai bambini. Ad esempio, possono dire «infante», «persona» o «personaggio» invece di «il/la ragazzo/ragazza in questa pagina».

La scuola episcopale chiede anche al personale e agli studenti di evitare di fare supposizioni sulle persone in una conversazione che «tocca la religione». Augurare a qualcuno «buone feste» non è considerato abbastanza neutro dal punto di vista religioso [specialmente perché in inglese si usa il termine ‘holydays’, letteralmente ‘giorni santi’, ndr], ed è meglio sostituirlo con «buona pausa».

La guida, che è stata segnalata per la prima volta dall’ex editorialista del New York Times Bari Weiss – nel suo articolo sulla «cattiva educazione» in alcune delle scuole più elitarie d’America – ha attirato l’attenzione dei media e molte critiche.

Liz Joy, una repubblicana di New York in corsa per rappresentare il 20° distretto congressuale dello Stato, ha scritto su Twitter: «Veniamo in questo mondo maschio o femmina. È bello avere mamma/papà, nonna/nonno, zia/zio. Questa scuola sta distruggendo ulteriormente la famiglia tradizionale».

Nondimeno, il direttore della scuola George P. Davison, in una dichiarazione alla comunità del campus ha difeso la guida, sostenendo che in realtà non vietava alcuna parola e che intendeva «promuovere la cortesia, la dignità e il rispetto». «Abbiamo insegnato ai nostri studenti a usare la lingua in modo ponderato sin dal primo giorno. È per questo che le nostre vacanze sono nominate in base alle stagioni e non alle feste cristiane che vi rientrano. Non tutti gli studenti della Grace hanno due genitori in vita; questo è uno dei motivi per cui incoraggiamo gli insegnanti a usare un certo linguaggio, ma questo non significa che anche i loro studenti lo facciano».

 

Articolo in inglese: NYC School ‘Inclusive Language’ Guide Encourages Students to Stop Saying ‘Mom,’ ‘Dad’

 
 
 

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