La storia del tè, da antidoto a bevanda ‘spirituale’

Un detto cinese afferma: «Legna da ardere, riso, olio, sale, salsa, aceto e tè sono le sette cose necessarie per iniziare una giornata». Il tè è parte integrante della cultura cinese e da sempre i cinesi hanno la tradizione di offrire tè ai loro ospiti e finire un pasto con una tazza di tè.

La cultura del tè in Cina ha più di 5 mila anni e merita di essere esplorata e approfondita.

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Prima che l’antica Cina delle varie dinastie iniziasse, 5 mila anni fa la Cina era considerata la ‘Terra del Divino’, in un’epoca in cui le divinità coesistevano con gli esseri umani.

Si tramanda infatti che il semidio Fu Xi (伏羲), che fu il primo imperatore della Cina, stabilì il sistema del matrimonio e trasmise ai primi cinesi, che ancora vivevano in uno stato primitivo, la tecnica per la pesca e l’allevamento degli animali.

Si racconta poi che Shen Nong (神農), tradotto come ‘Contadino divino’ o ‘Dio dell’agricoltura’, avesse il corpo di un uomo, la testa di un bue e lo stomaco trasparente. Shen Nong insegnò agli antichi cinesi le conoscenze della medicina, come costruire gli utensili per l’agricoltura e come trasformare le terre incolte in campi coltivati.

©Wikipedia | Guo Xu

Per arricchire la sua conoscenza medica, scoprire altre erbe, radici e piante e documentarne le proprietà medicinali, Shen Nong fece un lungo viaggio nel profondo delle foreste e su alte montagne per provare nuove piante selvatiche.

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Shen Nong identificò 365 erbe medicinali, insieme a numerosi frutti e ortaggi. Scoprì anche cinque colture di riso, grano, sorgo, miglio e fagioli. Migliaia di anni dopo, le sue scoperte furono in seguito raccolte in un libro intitolato Classico delle erbe e radici del contadino divino (神農本草經), compilato da studiosi della dinastia Han.

Secondo la mitologia cinese, grazie alla sua pancia trasparente come il cristallo, assaggiando le piante, egli poteva determinare quale pianta fosse velenosa e quale potesse essere usata per trattare le malattie.

Si ammalava spesso durante le sue avventure di assaggiatore: una volta, in un solo giorno, provò ben 70 piante velenose. Fortunatamente, grazie alle sue esplorazioni, Shen Nong aveva scoperto anche un antidoto, che lo aiutava ad eliminare dal suo corpo le tossine accumulate.

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E l’antidoto di Shen Nong era proprio il il tè (茶).

Si racconta che Shen Nong avesse appena acceso il fuoco per far bollire dell’acqua, quando alcune foglie di tè caddero nella pentola. Bevve un sorso dell’infuso, che aveva un gusto fragrante, e notò qualcosa di straordinario accadere nel suo stomaco trasparente: il tè non soltanto lo aiutava a digerire il cibo che aveva mangiato, ma stava disintossicando il suo corpo e ripulendo tutto il veleno che aveva accumulato assaggiando le nuove erbe che aveva provato.

Dal momento che il tè poteva ripulire il suo stomaco e disintossicarlo, Shen Nong chiamò queste foglie “cha” (檢), che significa ‘esaminare’. In seguito il carattere è stato cambiato in “cha” (茶), il tè come lo conosciamo.

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Gli antichi cinesi inizialmente considerarono il tè come una sostanza medicinale. Verso l’inizio della dinastia Zhou (1046–771 aC), i reali iniziarono a usare foglie di tè cotto per guarnire il riso o i vegetali con lo scopo di disintossicarli.

In seguito durante la dinastia Han (202 aC – 220 dC) il tè divenne una bevanda popolare, soprattutto tra gli studiosi. A quel tempo nella corte imperiale erano praticati i rituali del tè.

Durante il periodo dei Tre Regni (220–280 dC), il cancelliere Zhuge Liang iniziò a coltivare intere piantagioni di tè.

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Durante la dinastia Qin (221–206 aC) e la seguente dinastia Han, vennero adottati diversi modi di preparare e usare il tè. Invece di venir bollite nell’acqua, le foglie di tè venivano usate per preparare dolci al tè; poi i dolci erano cotti sul fuoco e infine ridotti in polvere e mischiati con cipollotti, zenzero e arancia.

Il tè rimase un prodotto di lusso consumato solo da studiosi ricchi, ufficiali e alla corte imperiale fino alla dinastia Sui (581–618 dC).

Bere il tè divenne finalmente una pratica comune durante la dinastia Tang (618–907 dC). A quel tempo si usavano anche i dolci di tè, che erano macinati molto fini e che venivano poi messi in una tazza usando un setaccio, prima di versarvi sopra acqua bollente.

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Durante la dinastia Tang, quando avvenne il vero e proprio decollo della cultura del tè, il ‘bere tè’ si trasformò gradualmente nel ‘gustare il tè’. Gli studiosi organizzavano spesso banchetti dedicati al tè, nel palazzo reale o nei templi; erano eventi eleganti e seri, con severe regole d’etichetta. Il tè di alta qualità era gustato e apprezzato. Inoltre il tè era preparato in servizi rari e splendidi e in queste occasioni veniva usata soltanto acqua proveniente da famose sorgenti.

Le fasi di questi banchetti del tè erano generalmente i seguenti:

(1) L’organizzatore mostrava rispetto ai suoi ospiti miscelando personalmente il tè o sovraintendendo alla miscela dei tè;

(2) Si presenta il tè;

(3) Si riceve il tè;

(4) Si odora il tè;

(5) Si apprezza il colore del tè e poi il suo sapore;

(6) Dopo tre giri, gli ospiti commentano sul tè e discutono le qualità morali dell’organizzatore;

(7) Ci si gode il panorama, chiacchierando o scrivendo brani di prosa o versi.

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Quando viene menzionata la cultura cinese del tè, non può non venir citato uno studioso della dinastia Tang chiamato Lu Yu (733–804 dC) o il ‘Saggio del tè’.

Lu Yu dedicò la sua intera vita allo studio dell’arte del tè. Inventò la cerimonia del tè, detta Cha Dao (la Via del Tè) e compilò un trattato completo sul tè conosciuto come Classico del tè (Cha Jing).

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Influenzato dalla filosofia dell’armonia di Confucio, dagli insegnamenti buddisti sulla Verità e dal concetto taoista dell’unità di uomo e natura, Lu Yu vedeva il tè come il simbolo dell’armonia e dell’unità dell’universo, e considerava la degustazione del tè come una specie di arricchimento spirituale.

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Questo perché sorseggiando il tè, le persone possono riflettere sull’amarezza e le sofferenze della vita, in quanto il tè è amaro. Esso ha però anche un retrogusto dolce e dall’assaporare la dolcezza dopo l’amarezza, è possibile ottenere un maggior apprezzamento della vita e comprendere il principio di ‘prendere le difficoltà come gioia’.

In secondo luogo, solo dopo aver abbandonato i propri attaccamenti, e mantenendo il cuore e la mente calmi, è possibile apprezzare il colore, la fragranza e il gusto del tè. Per ottenere uno stato di tranquillità, è necessario riflettere con calma sulla vita e coltivare la propria mente e il proprio temperamento. Così il tè può ispirare a vivere una vita nobile. Come recita un distico cinese: «Una tazza di tè trattiene temporaneamente un ospite, una vita semplice e pura ispira a divenire immortali».

Verso la dinastia Ming, bere tè divenne più semplice, perché le persone si limitavano a versare acqua in una tazza dove erano state messe foglie di tè.

Nei tempi moderni, i ritmi frenetici della vita e il desiderio di avere cose veloci, hanno condotto al tè istantaneo, e dopo che la gente è diventata più attenta alle questioni del benessere, è venuto fuori persino il tè deteinato.

Con il passare del tempo, l’arte di assaporare il tè può essere andata più o meno perduta, ma il Cha Dao o la Via del Tè esiste ancora.

Illustration – Shutterstock | Freebird7977

Articolo inglese: Traditional Chinese Tea: An Amazing Antidote That Fights Off Poisons in the Body

 
 
 

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