La vera storia di Huawei, tra plagi e aiuti da parte delle autorità

Il colosso delle telecomunicazioni Huawei è accusato non solo di avere forti legami con l’esercito cinese, ma persino di fungere da strumento di spionaggio per il Partito Comunista.
L’azienda nega tutto, ma serve a poco.

A dispetto delle dichiarazioni ufficiali, sono infatti numerose le prove che dimostrano come l’azienda sia stata capace di concludere affari sia in patria che nei mercati esteri grazie agli aiuti dello Stato, cosa per altro sbandierata pubblicamente sulla stampa statale cinese.

Il 23 maggio, il segretario di Stato del Stati Uniti Mike Pompeo ha dichiarato alla Cnbc: «Dire che non lavora con il governo cinese è un’affermazione falsa. È previsto dalla stessa legge cinese, l’obbligo di farlo. L’amministratore delegato di Huawei non sta dicendo la verità al popolo americano su questo argomento».
Il giorno dopo, il presidente Donald Trump ha aggiunto: «Huawei è qualcosa di molto pericoloso. Sia dal punto di vista della sicurezza, che dal punto di vista militare è davvero molto pericolosa».

Anche le precedenti amministrazioni degli Stati Uniti sono state molto diffidenti nei confronti delle ambizioni di Huawei: per esempio nel 2007 l’azienda cinese voleva acquistare il 16,5 per cento del produttore di software americano 3Com, ma l’accordo è stato respinto dal Comitato degli Stati Uniti per gli Investimenti Stranieri (Cfius) per motivi di sicurezza nazionale, in quanto 3Com era un fornitore delle forze armate.

Il primo grande affare di Huawei: un plagio

Nel 2010, l’Università Statale Cinese di Scienza e Tecnologia di Huazhong ha pubblicato il libro Ren Zhengfei’s Biography, la biografia del fondatore e presidente della Huawei, che documenta come Ren abbia fondato l’azienda e quali siano stati i suoi primi passi.

Secondo la biografia, Ren ha lasciato il suo precedente incarico nell’esercito cinese nel 1982, con l’appoggio di suo suocero Meng Dongbo, che era allora vice governatore della provincia del Sichuan, e si è trasferito nel sud della Cina a Shenzhen, sede della prima zona economica speciale del Paese (fondata nel 1980).

Nel 1987, Ren ha fondato Huawei, che si occupava inizialmente di rivendere interruttori per computer a programma memorizzato importati da Hong Kong. Non molto tempo dopo, però, la società è riuscita, con l’ingegneria inversa, a produrre da sé questi componenti, in pratica plagiando i fornitori.

Il primo contratto di Huawei è stato per l’installazione di un sistema di telecomunicazioni nella regione militare della città di Chengdu (una delle sette regioni militari del Paese), che si estende tra la città di Chongqing, il Tibet e le province del Sichuan, dello Yunnan e del Guizhou.
Il libro non rivela il valore totale dell’ordine, ma spiega come abbia contribuito notevolmente alla crescita di Huawei, che è passata da essere una piccola azienda con soli 14 dipendenti, nel 1987, ad avere 600 ingegneri di ricerca e sviluppo nel 1990.

Crescita esponenziale grazie allo Stato

All’epoca i principali clienti di Huawei erano nel settore militare.

Nel 1993 l’agenzia governativa centrale China Telecom Bureau (non più esistente), ha firmato un accordo con l’azienda, affinché fornisse interruttori di computer a programma memorizzato nelle zone rurali della Cina. A quel tempo la Cina operava in un’economia semi-pianificata, perciò tutti gli acquisti e le vendite erano effettuati dalle autorità, e i fornitori erano ufficialmente scelti da Pechino.

Nel 1995, il regime del Pcc ha lanciato un’iniziativa per la costruzione di infrastrutture di telecomunicazione nelle campagne, ed ha ingaggiato per questo Huawei. Nello stesso anno, i ricavi di Huawei hanno raggiunto il miliardo e 500 milioni di yuan (220 milioni di dollari).

Dopo tre anni, nel 1998, il governo ha aperto per Huawei anche il mercato delle telecomunicazioni urbane, sebbene la qualità e l’affidabilità delle apparecchiature dell’azienda non fossero elevate.

Nel 1996, l’allora presidente russo Boris Eltsin ha fatto visita alla Cina e firmato una dichiarazione di cooperazione con Jiang Zemin, l’ex leader supremo del Partito Comunista Cinese. Dopo la visita di Yeltsin, Huawei è stata autorizzata a costituire una joint-venture con l’azienda Beto in Russia. Questa joint-venture nata dell’aprile 1997 è stato il primo affare all’estero della compagnia. Secondo la biografia di Ren, da allora, con il supporto del Pcc, l’azienda ha ampliato i sui affari in Europa orientale, Africa e Sud America.

Prestiti economici e aiuti forniti dal governo centrale

Il sito web ufficiale del governo cinese ha spiegato che il 23 settembre 2009 la China Development Bank (CdB), un’istituzione finanziaria sotto la direzione del Consiglio di Stato cinese, ha supportato Huawei ininterrottamente per oltre dieci anni. 

Il sito afferma che la CdB ha firmato un accordo di cooperazione con Huawei il 22 settembre 2009, in cui si impegnava a fornirle 30 miliardi di dollari in prestiti a basso interesse per sostenerne i mercati esteri. L’articolo non menziona altri dettagli a riguardo degli aiuti e afferma che la banca ha supportato Hauwei fin dal 1998.
Nei prima anni della nascita dell’azienda, la banca ha erogato prestiti a tasso agevolato per lo sviluppo e l’espansione del mercato cinese. Poi, nel 2004, ha fornito prestiti per sostenere i mercati esteri di Huawei, come per esempio 10 miliardi di dollari per sostenere le sua attività nei Paesi africani del 2005.

Nel 2010, il maggiore operatore di telecomunicazioni del Brasile, Tele Norte Leste Participacoes, ha firmato un contratto con Huawei per l’acquisto delle sue apparecchiature di telecomunicazione. La stampa cinese ha riferito che il Brasile, dopo aver firmato il contratto con Huawei, ha ricevuto un generoso prestito dalla CdB di 30 miliardi di dollari per 7 anni, a basso interesse.

I giornali cinesi hanno riportato le parole dell’amministratore delegato di Tele Norte, Alex Zornig, che ha affermato nel 2011: «Loro [la Cina, ndt] sono molto aggressivi e hanno un sacco di soldi». I tassi d’interesse sui prestiti erano pari al 5,99 percento in Brasile, ma CdB aveva chiesto solo il 4 per cento.

La stampa cinese ha anche rivelato che Huawei e CdB hanno cooperato in Messico nel 2009: CdB ha fornito un prestito a tasso agevolato di 1 miliardo di dollari alla America Movil, il più grande operatore di telecomunicazioni mobili messicano. In cambio, America Movil ha acquistato attrezzature Huawei.

Reti militari di telecomunicazioni

Il giornale statale cinese Nuovo Secolo ha riferito nel gennaio 2014 che Huawei ha costruito reti militari di telecomunicazione in Egitto e in altri Paesi africani.

Dopo che i giornalisti del Nuovo Secolo hanno visitato il Sudafrica, l’Etiopia, la Nigeria e altri Paesi africani per più di un mese nel 2011, hanno riportato che Huawei e il suo rivale nazionale ZTE hanno ottenuto numerosi accordi relativi alle reti telefoniche in Africa, grazie «all’enorme supporto da parte delle policy bank [CdB e China Export-Import Bank, ndr] e delle quasi-policy banks cinesi».

Huawei e l’intelligence militare

Oltre alle preoccupazioni circa i rapporti con lo Stato, in Occidente crea allarme la possibilità che Huawei sia sfruttata dall’esercito cinese.

Il 16 novembre 2016, il New York Times ha riferito che lo sviluppatore cinese di software per app mobili Shanghai Adups Technology aveva inserito spyware che trasmettevano ogni 72 ore ai server cinesi elenchi di contatti, messaggi di testo, registri delle chiamate, geolocalizzazione e altri dati delle app di Android di smartphone di tutto il mondo.
In totale, 700 milioni di smartphone, prodotti da aziende cinesi e non cinesi, contenevano backdoor delle Adups.
All’epoca, quasi tutti gli smartphone Huawei e Zte disponevano di un software Adups preinstallato, sebbene entrambe le aziende abbiano smentito le accuse.

Anche ora, non è molto chiaro il motivo per cui Adups abbia raccolto i dati. Alcuni esperti sospettano il data mining sia a scopi pubblicitari, mentre altri credono che faccia parte di un progetto dell’intelligence militare cinese.

Con Huawei, tuttavia, permangono molti rischi anche a causa della legge cinese sulla sicurezza nazionale, che prevede che tutti i cittadini e le imprese cinesi «sostengano, assistano e collaborino con il lavoro di intelligence nazionale e mantengano segreto ogni operazione a loro nota». Inoltre le agenzie di intelligence cinesi possono «raccogliere informazioni di intelligence all’interno e all’esterno della Cina usando tutti i metodi, le misure e i canali necessari».

Chen Simin, un commentatore americano che si occupa di affari cinesi, ha scritto che sulla base dei precedenti comportamenti, «Huawei è diventata il più grande fornitore di apparecchiature per telecomunicazioni grazie al sostegno del Partito Comunista Cinese, del governo e dell’esercito. Per questi motivi non ha altra scelta che obbedire agli ordini del Partito».

 

Articolo in inglese Huawei CEO’s Biography Reveals How Huawei Rose to Become Tech Giant Through Chinese State Support

 
 
 

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