L’antitrust europeo indaga di nuovo su Google, Amazon e Apple

Dopo vent’anni di indagini antitrust da parte dell’Ue, la tregua per i giganti tecnologici americani sembra essere già finita: il 20 marzo 2019 Google ha ricevuto la sua terza multa (probabilmente l’ultima) dall’Unione Europea, mentre i regolatori stanno tenendo sotto osservazione anche Amazon, Apple e Facebook.

Margrethe Vestager, la direttrice dell’antitrust europeo, ha dichiarato ai giornalisti all’inizio del mese di marzo, che è già «in fase avanzata» la prima fase dell’indagine volta a verificare l’uso dei dati, da parte di Amazon, allo scopo di conquistare il mercato online ai danni delle piattaforme commerciali più piccole. Ha aggiunto inoltre che le «piacerebbe fare dei passi più decisi» prima di lasciare il suo incarico a fine anno.
Insomma, sembra proprio l’inizio di un’indagine in piena regola.
La Vestager ha promesso anche di esaminare una denuncia di Spotify Technology Sa contro l’app store di Apple, e si «sta interessando» del possibile comportamento anticompetitivo di Facebook.
Intanto, la multa da 1 miliardo e 490 milioni di euro contro Alphabet Inc di Google per il blocco della pubblicità dei concorrenti, è stata pagata il 20 marzo dal colosso americano, che è stato colpito per la terza volta dalle indagini della Vestiger.

Ci sono dei nuovi poliziotti in giro e sono le autorità dei vari Paesi europei, armati del potere di riscuotere delle multe tanto alte quanto il 4 per cento delle vendite annuali di una qualsiasi grande compagnia che infrange le regole dell’Unione Europa.

Jonathan Compton, partner di Dmh Stallard in Gran Bretagna, ha dichiarato, dopo la multa del 20 marzo: «La verità è che tanti pensano che Google e Facebook siano fuori controllo. Ma il problema più grande è cosa fare a riguardo. Anche se si prende la decisione di regolare le grandi piattaforme, e questa è già di per sé una grande questione, un altro problema è che questo si lega alla libertà di espressione e a come queste piattaforme si regolino a loro volta sui loro contenuti quando hanno circa due miliardi di utenti».

Helen Dixon, commissario della protezione dei dati in Irlanda, ha affermato durante un’intervista a febbraio di stare già esaminando almeno sette indagini sull’uso della privacy da parte di Facebook, insieme ad altre indagini indirizzate alle «grandi compagnie di Internet».
A gennaio anche le autorità di regolamentazione francesi hanno imposto una multa da 50 milioni di euro a Google, cosa che dimostra quanto le nuove linee guida vengano prese sul serio.

Anche Amazon sta affrontando un’indagine in Germania. Andreas Mundt, a capo delle indagini, ha riferito il 21 marzo ai giornalisti che le piattaforme online di solito causano preoccupazioni per il loro «doppio ruolo» di marketplace che allo stesso tempo compete con le compagnie che forniscono i servizi su quello stesso marketplace. Le indagini su Amazon in Germania potrebbero diventare un altro «caso campione», come quello di Facebook.

Inoltre i nuovi rischi normativi per le compagnie tecnologiche sono in crescita: a febbraio l’Unione Europa ha concordato le nuove regole per le piattaforme online che richiedono alle aziende di affrontare alcune questioni che hanno in passato chiamato in causa l’antitrust. Dovranno fornire termini di servizio chiari, maggiore trasparenza su come vengono classificati i prodotti e stabilire un sistema per gestire i reclami. Le società sono inoltre tenute, in base alle nuove normative, a «rivelare in modo esaustivo» qualsiasi vantaggio offerto dai propri prodotti.

Una riforma del copyright perfezionata il mese scorso costringe inoltre le aziende web a risarcire editori e autori per i contenuti che appaiono sui loro siti web. Allo stesso tempo, le autorità di regolamentazione dell’Ue chiedono a Twitter Inc., Facebook e Google di fare di più per contrastare la disinformazione su Internet prima delle elezioni di maggio.

Articolo in inglese: After Google, EU’s Antitrust Sights May Turn to Amazon and Apple

 

 
 
 

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