L’avvocato di Trump potrebbe essere caduto in una trappola

Di Hans Mahnke

Il Dipartimento di Giustizia (Doj) americano non ci sta. Dopo che Donald Trump ha chiesto un’esame terzo dei documenti sequestrati nella sua tenuta di Mar-a-Lago, il Doj ha esortato il giudice a rifiutare la mozione.

Molta attenzione si è concentrata su una fotografia allegata al documento depositato dal Dipartimento di Giustizia. La fotografia mostra una serie di documenti contrassegnati come «Top Secret» disposti su un tappeto a Mar-a-Lago. Il documento di accompagnamento del Dipartimento di Giustizia afferma che gli oggetti nella fotografia sono stati recuperati dall’«ufficio 45», che definisce «lo spazio dell’ufficio dell’ex presidente presso la sede».

Trump e il suo team legale hanno insistito sul fatto che l’ex presidente aveva declassificato i documenti in suo possesso e che, quindi, non importa quali fossero le scritte (come top secret) presenti sulle carte. Ma il Dipartimento di Giustizia sembrava essere stato preparato per tale argomentazione.

La fotografia è stata probabilmente inclusa nei documenti per il suo impatto visivo, come dimostrato dal fatto che è attualmente in prima pagina di ogni testata giornalistica, ma il Dipartimento di Giustizia sembra concentrarsi altrove in quanto ad impatto pratico, in particolare su un mandato di comparizione del gran giurì datato 11 maggio e su una certificazione firmata da un avvocato di Trump il 3 giugno. Entrambi questi documenti sono inclusi nella cartella recentemente depositata.

Documenti a Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, l’8 agosto 2022. ( Fbi)

Il mandato di comparizione richiedeva che «Donald J. Trump e/o l’Ufficio di Donald J. Trump» consegnassero «tutti i documenti […] recanti contrassegni di classificazione».

Il mandato proseguiva specificando i vari contrassegni di classificazione utilizzati dal governo degli Stati Uniti.

Quando Trump ha ricevuto il mandato a maggio, aveva due opzioni. Rispettarlo o impugnarlo. Ha scelto di accettarlo. Uno degli avvocati di Trump, il cui nome è stato oscurato nei nuovi documenti, ha certificato a giugno che «tutti i documenti che rispondono alle richieste» erano stati consegnati e che nessuno era stato trattenuto.

Tuttavia, sembra che l’affermazione non fosse vera, poiché molti documenti contrassegnati come classificati erano ancora a Mar-a-Lago.

Vale la pena di ripetere che il Doj non ha chiesto documenti classificati ma piuttosto documenti che recano contrassegni di classificazione (cioè delle semplici scritte come ‘top secret’, indipendentemente dal fatto che fossero effettivamente documenti classificati o meno). Pertanto, lo stato effettivo dei documenti è irrilevante.

La certificazione dell’avvocato di Trump appare problematica anche sotto altri aspetti. Mentre il mandato di comparizione riguarda i documenti tenuti da Trump e dal suo ufficio, la certificazione menziona solo l’ufficio di Trump. La certificazione sembra anche tentare di restringere l’ambito di ciò che dovrebbe essere consegnato utilizzando giochi di parole, ad esempio facendo riferimento ai documenti in «scatole» anziché ai documenti in generale. Il problema per gli avvocati di Trump è che tutti gli sforzi per cercare di creare spazio di manovra sono vanificati dall’affermazione che tutti i «documenti che rispondono alle richieste» erano stati consegnati.

Un problema molto più grande è che l’uso dell’avvocato o dei giochi di parole, ad esempio escludendo lo stesso Trump e facendo riferimento solo al suo ufficio, avrebbe potuto immediatamente sollevare interrogativi in sede al Dipartimento di Giustizia, praticamente implorando che la questione fosse indagata ulteriormente.

Non c’era alcun vantaggio nel giocare a giochi di parole. Ha solo invitato a un ulteriore esame. Se Trump non fosse stato disposto o in grado di consegnare tutti i documenti, il suo team legale avrebbe dovuto impugnare la citazione.

Invece, hanno attestato che tutti i documenti contrassegnati come classificati erano stati restituiti, quando sembra che non sia stato così. Nonostante la fotografia del Dipartimento di Giustizia sembri mostrare degli originali, alcuni hanno affermato che i documenti conservati erano semplici copie e che tutti i documenti originali sono stati restituiti. Il problema con questa argomentazione è che l’avvocato di Trump ha anche attestato che nessuna copia è rimasta a Mar-a-Lago.

Può anche risultare che la certificazione dell’avvocato sia stata il risultato di incompetenza, un caso di scarsa capacità di avvocato e della ‘mano sinistra che non sapeva cosa stesse facendo la mano destra’. Ma per un Doj che ha già dimostrato di essere determinato a prendere di mira Trump, queste argomentazioni non avranno influenza.

È probabile che il Dipartimento di Giustizia ora prenda di mira l’avvocato di Trump per scoprire i dettagli dietro la certificazione. Chi ha autorizzato l’avvocato a firmare la certificazione? Chi ha detto all’avvocato di dire che tutto era stato consegnato? Qualcuno ha detto all’avvocato di mentire?

La conclusione è che un avvocato di Trump potrebbe essere caduto in una trappola di falsa testimonianza attestando qualcosa che non era vero. In primo luogo, questo è un problema per l’avvocato. Ma può diventare un problema di Trump se l’avvocato lo coinvolge, sinceramente o meno, come abbiamo già visto accadere nel caso di Michael Cohen, l’ex avvocato di Trump.

 

Articolo in inglese: Trump Lawyer May Have Walked Into DOJ Perjury Trap, New Documents Suggest

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