Le terribili cause dietro la «politica dei tre bambini» del regime comunista cinese

Di Chen Simin

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha condotto il suo settimo censimento della popolazione nazionale, utilizzando le ore 00:00 del primo novembre 2020 come riferimento. Tuttavia, nonostante la popolazione risulti aumentata, si è affrettato a lanciare la «politica dei tre figli». Qualcosa non torna.

Ecco infatti che un alto funzionario della Commissione per la salute e la pianificazione familiare del Pcc, durante un’intervista con l’agenzia di stampa Xinhua ha rivelato tre serie di dati, rimanendo anonimo.

La prima serie di dati mostra che in Cina c’è una riduzione progressiva del numero di matrimoni. Secondo l’articolo di Xinhua «c’è stata una diminuzione del 40% da 13 milioni di matrimoni registrati nel 2013 a 8,13 milioni nel 2020». Ora, se si supponesse che tutti i matrimoni registrati fossero primi matrimoni, il numero dei primi nati sarebbe inferiore a 8,13 milioni.

La seconda serie di dati mostra «una diminuzione della disponibilità ad avere bambini». Secondo l’articolo, il numero medio di figli che le coppie dopo gli anni 90 intendono avere, è solo 1,66. Questo numero potrebbe anche essere stato truccato, ma, in ogni caso, le statistiche suggeriscono che il numero effettivo di bambini che possono nascere sarà inferiore al numero di bambini che le persone dichiarano di volere.

Questi due gruppi di dati coincidono con un attuale fenomeno sociale in Cina, chiamato «lying flat», che, nella fascia di popolazione nata dopo gli anni ’90, sembra più popolare rispetto al matrimonio tradizionale con figli.

Il terzo gruppo di dati mostra che c’è stata una significativa riduzione del numero di donne in età fertile. Dal 2016 al 2020, il numero medio annuo di donne nel loro «principale periodo riproduttivo» (un termine del Pcc per le donne di età compresa tra 20 e 34 anni) è diminuito di 3,4 milioni, mentre il solo anno 2020 ha visto un calo di 3,66 milioni. Se calcolata utilizzando il decremento medio annuo, la riduzione totale delle donne in età fertile negli ultimi cinque anni ammonta a 17 milioni. Questo fa sorgere molti dubbi sulla veridicità del tasso di natalità rilevato nel settimo censimento nazionale.

Un cartellone pubblicitario cinese sulla politica del «figlio unico» che dice: «Fai meno figli, abbi una vita migliore» sulla strada principale di Shuangwang, nella regione meridionale del Guangxi, 25 maggio 2007. (Goh Chai Hin/Afp via Getty Images)

Inoltre, le statistiche ufficiali mostrano che dal 2000 i tassi di natalità in Cina sono gradualmente diminuiti e il numero di nascite dal 2002 è calato di diversi milioni rispetto al numero stimato nel 1987. In altre parole, il numero di donne in età riproduttiva potrebbe continuare a diminuire significativamente ogni anno.

Pertanto, la causa principale dell’attuale crisi della fertilità in Cina è la riduzione del numero di donne in età fertile. La situazione non vedrà quindi molti miglioramenti anche se il regime comunista rimuovesse completamente le misure di controllo del parto e pagasse anche tutte le spese per l’assistenza all’infanzia, l’istruzione e l’alloggio.

Ciò che stupisce di più sono i dati nascosti dietro le statistiche, che mostrano il motivo del calo del numero di donne in età fertile.

Il 31 maggio la «politica dei tre figli» ha scatenato un enorme contraccolpo su piattaforme social come Weibo, ma il giorno successivo migliaia di post di discussione sono stati cancellati.

Le autorità di propaganda del Pcc erano estremamente spaventate dal fatto che tra i vari messaggi sarcastici pubblicati, alcuni toccassero argomenti delicati e passassero dal metaforico all’esplicito. Un utente ha chiesto: «Perché c’è una così grande riduzione di donne?»
Tra le varie risposte c’erano: «Chiedi a loro dei feti femminili abortiti». «Le donne in età fertile che dovrebbero esserci ora, non sono nate allora». «Le donne in età fertile che mancano ora sono quelle che sono state abortite con la forza a causa della politica del figlio unico».

Se ora si cercano questi post su Google, i risultati della ricerca porteranno a una pagina con un punto esclamativo, seguito da questa frase: «ehm […] quello che cerchi non si trova qui».

Un post sul gruppo Douban, un forum per giovani, faceva riferimento al trentesimo anniversario della campagna «Centro Giorni Senza Figli», quando nel 1991 avvenne un’uccisione di massa di bambini e l’aborto di feti nelle contee di Guan e Shen nella provincia dello Shandong. In quella occasione, Zeng Zhaoqi e Bai Zhigang, segretari dei comitati di contea, ordinarono infatti l’aborto forzato di ogni gravidanza nei 100 giorni dal primo maggio al 10 agosto di quell’anno. Non c’erano letteralmente neonati durante questo periodo, e anche gli sposini che stavano avendo il loro primo figlio non furono risparmiati. Tutti i bambini nati vivi durante un aborto indotto, venivano semplicemente strangolati. Un post in un gruppo di Douban afferma che «la politica del figlio unico è una storia del massacro di una generazione di ragazze».

All’epoca furono creati vari slogan che esaltavano il controllo delle nascite. Alcuni di questi riportavano: «Preferirei morire senza eredi piuttosto che preoccupare il Partito». «Che si tratti di aborto medico, chirurgico o forzato, non dare alla luce un bambino!» «Anche se il sangue scorre come un fiume, a nessuno è permesso avere un figlio in più». «Impiccarti? Avrai una corda [dal governo, ndr]. Vuoi prendere il veleno? Riceverai una bottiglietta!»

In un articolo intitolato «Rendere pubblica la multa per il mantenimento sociale in quanto è rilevante per l’innocenza delle organizzazioni di pianificazione familiare», pubblicato sul Southern Weekly nel 2013, Zhi Zhenfeng, ricercatore associato presso l’Accademia cinese delle scienze sociali (Cass), ha rivelato che le multe totali raccolte potrebbero aver raggiunto almeno 234 miliardi 627 milioni 945 mila dollari negli ultimi 30 anni: ci si riferisce per esempio alle multe pagate per avere più di un figlio (quando ne era permesso solo uno) o per nascite non approvate.

Se guardiamo esclusivamente alle multe di mantenimento sociale, si stima che siano superiori a 3 miliardi di dollari ogni anno. Anche se le stime sono certamente imprecise, non c’è dubbio che l’importo delle multe di mantenimento sociale riscosse sia incredibilmente enorme. Detto questo, le autorità e le organizzazioni competenti non hanno più  reso pubblico nel dettaglio l’importo dei corrispettivi riscossi, né il loro utilizzo finale, dall’agosto 2002.

«Solo in Asia, 18 Paesi e regioni, tra cui Giappone, Corea del Sud, sono più densamente popolati della Cina. In Europa, un terzo dei Paesi e delle regioni è più densamente popolato della Cina continentale. Ciò dimostra che la popolazione non è un peso», afferma Zhi nell’articolo.

Zhi sottolinea inoltre che «Yi Cheng, provincia dello Shanxi, aveva avviato l’implementazione pilota del secondo figlio nel luglio 1985, e, dopo 28 anni di sperimentazione, fino al 2013, la popolazione locale non ha visto alcun aumento significativo. Al contrario, la sua crescita demografica è stata inferiore alla media nazionale e tutti gli indicatori demografici, rappresentati dal rapporto tra i sessi, erano migliori del livello nazionale».

Tuttavia, in Cina esiste solo una zona speciale per la popolazione, ed è Yi Cheng.

La politica del figlio unico, nota anche come politica di pianificazione familiare, ha avuto origine dalla «Lettera aperta a tutti i membri del Partito Comunista e della Lega giovanile sul controllo della crescita demografica del Paese» emessa dal Comitato centrale del Pcc il 25 settembre 1980. Nella lettera era scritto: «In 30 anni, l’attuale problema demografico particolarmente teso può essere alleviato e può essere adottata una diversa politica demografica».

In altre parole, questa promessa politica del regime comunista cinese era già fallita nel 2010,  a 30 anni dall’attuazione della stessa. Ad oggi, il Pcc non ha riconosciuto i propri errori, né si è scusato con l’enorme numero di madri e bambini vittime della politica. Eppure si aspetta ancora che il popolo cinese sia «grato» per la sua politica dei tre figli. Il suo livello di spudoratezza è scioccante quanto la sofferenza delle vittime della sua politica del figlio unico.

 

Chen Simin è uno scrittore freelance che analizza spesso l’attualità della Cina. Dal 2011 collabora con Epoch Times.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Frightening Facts Behind the Chinese Communist Regime’s ‘Three-Child Policy’



 
 
 

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