L’economia americana è forte e Trump aumenta i dazi sulla Cina

L’incoraggiante situazione dell’economia americana ha spinto il presidente Trump a prendere misure più severe nei confronti della Cina. Il 10 maggio, infatti, sono stati aumentati i dazi su 200 miliardi di dollari di merci provenienti dal gigante orientale, e nei giorni seguenti Trump ha avvertito: la Cina subirà danni pesanti se non verrà raggiunto un accordo tra le parti.

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina si sono intensificate nella settimana del 6 maggio, con Pechino che ha continuato a rimandare le riforme strutturali e Trump che ha annunciato, di conseguenza, il rincaro dei dazi sulle importazioni. Tra il 9 e il 10 maggio si è anche svolto un incontro di due giorni fra i funzionari statunitensi e quelli cinesi a Washington, che però non ha prodotto alcun accordo.

In risposta alla decisione di Trump di aumentare i dazi dal 10 al 25 per cento su 200 miliardi di prodotti cinesi, il Ministero delle Finanze di Pechino ha annunciato che la Cina aumenterà i propri dazi su 60 miliardi di merci statunitensi.

Trump ha motivato la propria decisione asserendo che la Cina si sta ritirando da un accordo «grande» e «quasi concluso»: «Dico apertamente al presidente Xi e a tutti i miei molti amici in Cina – ha scritto Trump su Twitter –  che la Cina subirà conseguenze molto pesanti qualora non venisse raggiunto un accordo, poiché le aziende saranno costrette ad abbandonare la Cina in favore di altri Paesi».

L’11 maggio, in un altro tweet, il presidente ha dichiarato che la Cina sta tentando di rallentare le cose «per vedere se con un po’ di fortuna i democratici possono vincere» le elezioni presidenziali del 2020.
«L’unico problema è che sanno che a vincere sarò io», ha scritto il miliardario, citando a sostegno la situazione ottima dell’economia e dell’occupazione.

Secondo gli esperti, è stata proprio la situazione positiva dell’economia e dei mercati ad aver incoraggiato Trump ad agire più duramente contro la Cina, insieme al fatto che una sua rielezione è ritenuta molto probabile. Trump è inoltre convinto che l’economia statunitense sia capace di resistere a qualsiasi genere di contromisura attuabile dalla Cina.

Ad ogni modo, nonostante le rinnovate tensioni, il presidente americano ha dichiarato che i negoziati con Pechino continueranno. Ma ha sottolineato che i nuovi dazi «potranno essere rimossi o meno, a seconda di quello che accadrà nelle future negoziazioni».

Come se non bastasse, il presidente ha anche affermato di essere pronto a imporre dazi del 25 per cento su altri 325 miliardi di merci cinesi, arrivando così a coprire il 60 per cento dei prodotti provenienti dalla Cina.

I dazi sono diventati parte integrante della tattica di negoziazione di Trump per fare pressione sulla Cina, sfruttando il fatto che in una grande guerra commerciale il gigante orientale ha sicuramente di più da perdere, rispetto agli Stati Uniti.

L’Impatto sull’economia cinese

Gli Stati Uniti hanno iniziato a imporre dazi sulle importazioni cinesi a luglio del 2018. Il rincaro al 25 percento su 250 miliardi di dollari di merci cinesi andrà quindi ad aggiungersi ai due precedenti giri di sanzioni, e il Citi stima che «porterà a una riduzione delle esportazioni cinesi del 5,6 percento, a un calo della crescita del Pil di un punto percentuale e alla perdita di 4,4 milioni di posti di lavoro».

Come se non bastasse, le aziende che producono in Cina, in mezzo a questo fuoco incrociato, stanno seriamente valutando di trasferire le proprie attività all’estero per evitare i dazi. E questo fenomeno potrebbe diventare sempre più importante, con il prolungarsi della guerra commerciale.

I nuovi dazi hanno inoltre messo a nudo la vulnerabilità del mercato azionario cinese: lo Shanghai Stock Exchange Composite Index è crollato di quasi il 6 percento dall’inizio di queste ultime tensioni, e per evitare il peggio, i fondi statali hanno acquistato molte azioni, aiutando l’indice a riguadagnare oltre il 3 percento nella giornata di venerdì 10 maggio.

L’effetto sugli americani

Secondo gli analisti, i consumatori statunitensi non sono stati gravemente danneggiati dalla disputa commerciale: «Gli effetti dei dazi sulle importazioni cinesi sono stati modesti, dal momento che i dazi si concentrano su poche merci di consumo, che sono facilmente sostituibili», riporta il Citi.

I nuovi dazi sulle importazioni dalla Cina faranno crescere dello 0,03 per cento l’inflazione statunitense, mentre i dazi del 25 percento sui restanti 325 miliardi di merci potrebbero farla aumentare dello 0,24 percento nel giro di un anno, secondo le stime del Citi.

Un aspetto più preoccupante, di cui Trump è ben consapevole, è l’impatto della disputa sugli agricoltori, che saranno un gruppo di votanti di importanza cruciale nelle elezioni del 2020. Gli Stati dove si coltiva molta soia, infatti, come lo Iowa, sono stati tra i più pesantemente danneggiati dalla guerra commerciale.

Inoltre le borse americano hanno subito un contraccolpo quando la Cina ha annunciato contromisure, il 13 maggio: sia il SeP 500 che il Dow Jones Industrial Average sono crollati di circa il 2,5 percento, mentre complessivamente l’aumento delle tensioni iniziato il 6 maggio ha spinto entrambi gli indici a perdere oltre il 4 percento.

Una presa di posizione più dura nei confronti di Pechino, tuttavia, è sostenuta da entrambi i partiti di Washington, il che dà a Trump carta bianca nella lotta commerciale, nonostante le turbolenze del mercato azionario.
Infatti il leader dei democratici al Senato Chuck Schumer, uno dei principali critici dell’attuale governo, ha chiesto a Trump di «stringere la presa sulla Cina».

Il 5 maggio ha scritto su Twitter: «La forza è L’unico modo per vincere con la Cina».

La reazione degli investitori

Gli investitori ritengono che Stati Uniti e Cina alla fine troveranno un accordo. Tuttavia, la reazione dei mercati è un chiaro segnale del fatto che la preoccupazione per le conseguenze di una guerra commerciale più ampia, sono ancora presenti.

Prima degli eventi della scorsa settimana, il mercato azionario americano si era dimostrato ottimista aspettandosi una risoluzione della disputa commerciale tra Washington e Pechino, ha dichiarato Robert Johnson, presidente e Ceo dell’economia Index Associate e professore di finanza presso l’università di Creighton. Ma «con i dazi che entreranno effettivamente in vigore venerdì, è probabile che ci sarà una forte reazione negativa nel mercato azionario statunitense, se nelle prossime settimane non ci saranno progressi nella disputa commerciale».

Secondo David Dietze, presidente e direttore delle strategie d’investimento presso il Point View Wealth Management, la guerra commerciale è «più importante per la Cina che per gli Stati Uniti».

«Le problematiche e i rimedi sono talmente complicati… non aspettatevi che questa faccenda si risolva presto», ha dichiarato. «I colloqui commerciali sono solo una parte della storia.  Gli utili di quest’anno sono molto superiori a quello dell’anno scorso. I tassi di interesse sono molto più bassi e sembrano ancorati […] L’economia americana è molto più grande del solo commercio con la Cina».

 

Articolo in inglese: New Tariffs Show Trump’s Determination to Squeeze China Over Trade

 
 
 

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