Lega-Russia, una mail smentisce Salvini sul caso Savoini

Spunta una mail, inviata dal Viminale all’ambasciata italiana a Mosca, che andrebbe a smentire quanto sostenuto finora da Salvini sul caso Savoini, ovvero che quest’ultimo non facesse parte della delegazione del ministro degli Interni.
A portarla all’attenzione pubblica è il Corriere della Sera, che in un articolo analizza il contenuto dei documenti allegati alla relazione consegnata dal premier Giuseppe Conte al Parlamento, dopo il suo intervento in aula sui presunti finanziamenti russi alla Lega.

«Agli incontri del signor ministro con le autorità russe saranno presenti anche l’onorevole Claudio D’Amico e il dottor Gianluca Savoini», questo il contenuto della mail, inviata l’11 luglio 2018 alle 15:27 dal capo cerimoniale del Ministero dell’Interno all’ambasciata italiana a Mosca, in occasione della visita del ministro degli Interni a Mosca un anno fa. Secondo il noto quotidiano, la mail sarebbe una prova dell’accredito di Savoini e rivelerebbe anche il ruolo di «primo piano» a lui assegnato dal Viminale per quella missione.

Immediata la reazione del vicepremier Salvini, che a 24Mattino su Radio24 ha dichiarato: «Le mail? Non le mando io. Stiamo parlando di aria fritta».
Per il Corriere della Sera, tuttavia, questa sarebbe un carta che potrebbe risultare utile nelle indagini avviate dalla magistratura di Milano per capire cosa è accaduto durante la cena prima del famoso incontro al Metropol tra Savoini, i tre russi e due italiani.

Il 24 luglio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo discorso in Senato sulla presunta collusione Lega-Mosca, ha dichiarato che Savoini si trovava in Russia ma senza alcun incarico di governo: «Era presente a Mosca il 15 e 16 luglio 2018 a seguito del ministro Salvini, ma sulla base delle informazioni disponibili posso precisare che non riveste e non ha rivestito incarichi per conto di questo Governo  ̶  ha dichiarato Conte, punzecchiando poi Salvini  ̶  Sono queste le informazioni che sono in grado di fornirvi, su cui non ho ricevuto informazioni dal ministro competente».

Il 10 luglio il quotidiano Buzzfeed aveva reso pubblico un audio che ha subito fatto pensare a presunti finanziamenti russi alla Lega. A seguito dell’inchiesta del quotidiano americano, si è poi fatta sempre più alta la tensione nell’esecutivo. Salvini aveva subito negato categoricamente ogni coinvolgimento con i russi in una nota, annunciando anche querela: «Mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia», aveva dichiarato a caldo il ministro degli Interni; linea che era stata seguita anche dallo stesso Gianluca Savoini, figura chiave nelle relazioni tra Lega e Cremlino: «Nessuno ha mai preso un centesimo», aveva affermato a Il Foglio Savoini, tirato in ballo dagli audio pubblicati dal sito americano.

Mentre era rimasta cauta la reazione dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che rispondeva così interpellato dall’Ansa: «Il Movimento 5 Stelle pensa agli italiani e a me interessa questo. Stop. La nostra posizione ufficiale è pubblica»; ma al contempo Di Maio aveva anche sottolineato: «Ogni volta che sento questa roba sono sempre più orgoglioso del M5s: mai un contatto con finanziatori occulti o petrolieri o altre nazioni per giochi geopolitici sotterranei».

La posizione più dura è sempre rimasta quella dell’opposizione, con il segretario del Pd Nicola Zingaretti che aveva chiesto a Salvini di riferire sul caso in Parlamento: «Sui legami tra Lega e Russia bisogna sgombrare il campo da ogni ambiguità e fare chiarezza».

 
 
 

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