La lenta morte di Hong Kong

Di Alexander Liao

Il primo aprile, un tribunale di Hong Kong ha emesso un verdetto ingiusto, ma non si è trattato affatto di un pesce d’aprile: sette importanti leader democratici di Hong Kong sono stati condannati per aver organizzato raduni non autorizzati.

Le condanne riguardano le grandi marce pro-democrazia che hanno avuto luogo durante l’estate del 2019, e le sentenze ufficiali dei sette attivisti accusati saranno annunciate il 16 aprile.

Le accuse

I sette leader democratici includono il politico ottantaduenne Martin Lee, il magnate della stampa Jimmy Lai, e i famosi parlamentari di Hong Kong Margaret Ng, Cyd Ho Sau-lan, Lee Cheuk-yan, Albert Ho Chun-yan, e Leung Kwok-hung, noto come ‘Capelli lunghi‘.

I fatti in breve: i democratici di Hong Kong hanno organizzato un raduno e una parata nell’agosto 2019. La polizia ha autorizzato il raduno ma non la parata. Tuttavia, il 18 agosto oltre un milione e 700 mila persone hanno partecipato alla manifestazione e sono scese in strada, marciando per il centro dei quartieri commerciali di Hong Kong con cinque richieste.

Le proteste di quei giorni sono state pacifiche. Sebbene la polizia non avesse autorizzato il corteo, durante la marcia non c’è stata nessuna forte misura coercitiva. Agli hongkonghesi è stato permesso di marciare ed esprimere le proprie richieste e rimostranze, con solo alcuni brevi momenti di tensione.

Considerando le scene dei violenti scontri tra polizia e cittadini, che durante quell’anno di fitte proteste non sono mancate, la storica manifestazione e la parata del 18 agosto sono state particolarmente importanti. Il raduno di massa ha segnato un momento di unità per i cittadini, servendo come punto di svolta che avrebbe presto portato a quella che sarebbe stata poi chiamata ‘la rivoluzione dei tempi’ nella città.

Martin Lee e altri hanno dichiarato che c’era un gran numero di persone al raduno e che perciò hanno «condotto la folla riunita a spargersi», ma l’accusa non è stata d’accordo. I procuratori hanno sostenuto che gli accusati hanno incoraggiato la marcia tenendo striscioni e gridando slogan, il che avrebbe condotto alla creazione di una «assemblea illegale».

Francamente, l’intero procedimento giudiziario è stata una messinscena. Le dichiarazioni del procuratore del governo di Hong Kong e le difese dei condannati non hanno avuto alcuna importanza. Sotto il controllo del regime cinese, gli accusati erano colpevoli prima del processo. Le accuse sono condanne, non importa quanto bene l’accusato difenda la propria innocenza. Sotto il Partito Comunista Cinese (Pcc), lo Stato di diritto è una farsa.

La cosa importante non è quello che è successo durante il processo, perché le sentenze erano predeterminate. La cosa importante di questo processo è che annuncia l’ulteriore morte della libertà a Hong Kong.

La vecchia generazione

Nel 1967, la tempesta della rivoluzione culturale del Pcc si diffuse a Hong Kong, e i sindacati di sinistra di Hong Kong, guidati dal Pcc clandestino, iniziarono a opporsi violentemente al governo britannico.

Un gran numero di esponenti del sindacato furono accusati di sommosse. A quel tempo, il rapporto tra gli attivisti di sinistra di Hong Kong e gli avvocati di Hong Kong non era armonioso. Era difficile per gli attivisti di sinistra ingaggiare qualche avvocato che li rappresentasse in tribunale. Martin Lee era uno degli unici avvocati che rappresentava apertamente gli attivisti di sinistra. Attraverso il suo lavoro, fece assolvere molti imputati da svariate accuse.

È proprio per via dello storico lavoro di Martin Lee per gli attivisti di sinistra che il partito clandestino del Pcc di Hong Kong ha una buona impressione di lui. Negli anni ’80, Martin Lee è diventato membro del Comitato di redazione della Legge fondamentale della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, per preparare la transizione di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina.

Tuttavia, dopo il massacro di piazza Tiananmen nel 1989, ha terminato la sua collaborazione con il Partito Comunista Cinese, e ha formato la Lega Democratica di Hong Kong, il predecessore del Partito Democratico di Hong Kong, ed è in seguito diventato il leader del Partito Democratico di Hong Kong.

Lee, ormai 80enne, è considerato il padre della democrazia a Hong Kong, è uscito dalla politica, ma rimane molto interessato al futuro di Hong Kong. Come figura di spicco del campo democratico, dell’Umbrella Movement di Hong Kong e dell’Anti-Send China Movement, il suo destino è intrecciato a quello della democrazia nell’isola. Quando è stato intervistato dalla Bbc, in occasione del suo arresto nel 2020, ha risposto che in realtà ne era sollevato: «Per tanti anni, tanti mesi, tanti bravi giovani sono stati arrestati e accusati, mentre io non sono stato arrestato. Mi dispiace per questo».

Jimmy Lai ha una storia simile. Ha lasciato la sua famiglia e la Cina all’età di 12 anni, viaggiando clandestinamente su una barca verso Hong Kong e, sempre da bambino, ha lavorato in una fabbrica di abbigliamento per 8 dollari al mese. In seguito, il suo operato da imprenditore si è concentrato nel settore della moda, dove ha ottenuto grande successo con il suo marchio più importante, Giordano, e nel settore della stampa, con l’azienda Next Media. Come per Martin Lee, anche la sua storia era inizialmente intrecciata con il Pcc.

Il marchio Giordano ha avuto successo grazie alla collaborazione con China Resources, la più grande azienda cinese con sede a Hong Kong. Ma in seguito al massacro di Tiananmen nel 1989, anche il magnate è diventato un critico esplicito del Pcc. Ha poi fondato Next Magazine e Apple Daily, che si concentrano su notizie da tabloid, politica e finanza.

Leung Kwok-hung – noto come ‘Capelli lunghi’ – della Lega dei socialdemocratici aiuta a sostenere una finta bara mentre partecipa a una manifestazione a Hong Kong il 31 maggio 2015, per commemorare la repressione del 1989 in piazza Tiananmen a Pechino. (ANTHONY WALLACE/AFP via Getty Images)

Mentre Leung Kwok-hung, il politico di Hong Kong conosciuto come ‘Capelli lunghi’, un tempo era egli stesso un socialista, nello specifico un marxista trotzkista. Dopo il massacro di piazza Tiananmen, indossava spesso una maglietta di Che Guevara. I suoi capelli sono di solito lunghi e fluenti, da ciò il suo soprannome.

Questa vecchia generazione di attivisti di Hong Kong ha tre caratteristiche fondamentali. La prima è quella di identificarsi con la Cina e Hong Kong, la seconda è quella di essere composta di persone pacifiche, razionali e non violente, e la terza è quella di opporsi a rendere Hong Kong una nazione indipendente. Essi rappresentano i cittadini patriottici di Hong Kong, che vogliono diritti sovrani pur mantenendo un legame con la loro madrepatria cinese.

La loro soppressione da parte del Pcc rivela che questo ceppo del legittimo «attivismo patriottico» di Hong Kong contro la Cina è fallito per sempre. È prevedibile che la giovane generazione di attivisti di Hong Kong adotterà metodi più estremi in futuro. Non faranno più affidamento sul sistema legale di Hong Kong, e vorranno che Hong Kong diventi una nazione indipendente e sovrana, piuttosto che una regione autonoma della Cina.

La piccola città insulare di Hong Kong rappresenta una minaccia così grande per la Cina proprio a causa del suo potere e della sua storia di rivoluzione. Il Pcc ha molta chiarezza sul ruolo di Hong Kong come base della sovversione contro il regime dominante.

Dopo il 1840, Hong Kong divenne gradualmente un’enclave extraterritoriale della Cina. Coloro che si opponevano al governo centrale si riunivano tipicamente a Hong Kong per pianificare le ribellioni. Hong Kong fu la base principale della rivolta nazionalista di Sun Yat-sen contro l’ultima dinastia Qing della Cina. La maggior parte delle principali organizzazioni della triade di Hong Kong ha avuto origine dalla ‘Hong Gang’, un’organizzazione sotterranea non governativa che ha una storia di più di 100 anni contro l’impero Qing. Sun Yat-sen divenne addirittura un leader della ‘banda di Hong’.

Dopo la fondazione ufficiale della Cina comunista, il Partito ha continuato a svolgere operazioni a Hong Kong. Per esempio, gli scioperi di Hong Kong, quando i lavoratori di Hong Kong e Guangzhou organizzarono congiuntamente degli scioperi contro il governo britannico al potere. In realtà, lo sciopero dei lavoratori non fu un successo, in quanto non aiutò molto gli interessi dei lavoratori. Tuttavia, il Pcc utilizzò gli scioperi dei lavoratori come strumento politico per reclutare persone nel Pcc. Attraverso questi sforzi, i loro membri aumentarono di cento volte.

Varie operazioni sovversive del Pcc nella Cina meridionale erano spesso basate a Hong Kong. Dopo il fallimento della rivolta di Baise del 1929 nel Guangxi, Deng Xiaoping corse a Hong Kong per rifugiarsi, solo per essere istruito da Zhou Enlai, il braccio destro di Mao Zedong, ad andare a Shanghai. Zhou Enlai stesso è stato a Hong Kong molte volte. Cinque dei primi 10 marescialli della storia del Partito comunista cinese si sono rifugiati a Hong Kong.

Nei primi giorni della guerra civile tra nazionalisti e comunisti in Cina, molte vettovaglie dell’Unione Sovietica furono inviate al Pcc tramite navi di Hong Kong.

Il Pcc conosce molto bene il potere di Hong Kong nel sovvertire il potere dominante in Cina.

Ma ora la Hong Kong colta, libera e dorata di una volta, è ufficialmente morta.

Non c’è arte senza libertà

La città di Hong Kong era una volta il luogo più dinamico e innovativo del mondo cinese. Negli anni ’80 e ’90, i cantanti e le star del cinema più popolari del mondo cinese venivano tutti da questa piccola isola. Inoltre, Hong Kong era anche il centro mondiale della gioielleria, della moda, del design della stampa e della cinematografia.

Con l’arrivo degli anni 2000, le innovazioni di Hong Kong sono lentamente diminuite insieme alle sue libertà. I grandi cantanti e le stelle del cinema sono scomparsi, insieme al suo innovativo design e all’industria della moda.

La cerimonia degli Oscar si terrà quest’anno il 25 aprile. Sebbene sia il più importante evento nel mondo dello spettacolo, le principali stazioni televisive di Hong Kong non potranno trasmetterlo perché un documentario sulle proteste di Hong Kong è stato nominato per il premio.

Quattro star del cinema maschile di Hong Kong sono conosciute come i ‘quattro re’. Due di questi re, Tony Leung e Aaron Kwok, hanno girato un film intitolato ‘Dove soffia il vento’. Questo thriller criminale parla della famigerata corruzione della polizia di Hong Kong negli anni ’60. Inizialmente doveva essere uno dei film di apertura dell’imminente International Film Festival di Hong Kong, ma è stato cancellato tre giorni prima della sua uscita.

La società cinematografica ha dichiarato che la cancellazione era dovuta a un «problema tecnico», ma poiché il film coinvolgeva la corruzione della polizia e le attività clandestine, si dice che il National Film Bureau cinese avesse bisogno effettuare alcune revisioni prima di poterlo proiettare in pubblico.

I film di Hong Kong devono essere rivisti e approvati dal National Film Bureau, la principale agenzia di censura del Dipartimento Centrale della Propaganda cinese. Questo processo spiega il declino dell’industria cinematografica e televisiva di Hong Kong nel corso degli anni.

Come Hong Kong, Shanghai una volta era la casa del teatro più brillante dell’Asia. Ma senza libertà creativa, è impossibile produrre grandi storie o opere d’arte.

L’industria cinematografica di Hong Kong, che ha prodotto molte star e registi internazionali, ha incontrato lo stesso destino. Rispetto a Shanghai, la morte di Hong Kong potrebbe essere ancora più dolorosa. Shanghai è morta improvvisamente, mentre la caduta di Hong Kong si è trascinata lentamente negli ultimi due decenni. Non c’è dubbio che tutto ciò sia legato alla morte della libertà di Hong Kong. La libertà di parola e di creazione ed espressione artistica sono la chiave per la creazione di storie e opere d’arte interessanti.

Attraverso l’accusa di questi sette leader chiave della democrazia, il Partito Comunista Cinese ha ucciso la libertà di parola a Hong Kong.

 

Alexander Liao è un editorialista e giornalista di ricerca sugli affari internazionali negli Stati Uniti, in Cina e nel sud-est asiatico. Ha pubblicato un gran numero di articoli, commenti e programmi video su giornali e riviste finanziarie cinesi negli Stati Uniti e a Hong Kong.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese : The slow death of Hong Kong



 
 
 

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