L’Europa ricorre al protezionismo contro le sovvenzioni statali

L’Unione Europea sta procedendo con l’adozione di regole protezionistiche per difendere le proprie aziende dai concorrenti stranieri che ricevono sussidi: una mossa che dovrebbe limitare le attività delle aziende statali cinesi in Europa.

Il 23 giugno, nella conferenza virtuale ospitata dal Consiglio Atlantico, la vice presidente della Commissione Europea Margrethe Vestager, responsabile della concorrenza e della politica digitale, ha affermato che l’Ue deve possedere «lo strumento giusto» per affrontare le sovvenzioni estere distorsive che sono «fuori controllo».
«Chiediamo alle imprese in Europa di competere lealmente sui prodotti, sulla qualità, sui prezzi accessibili, sull’innovazione, senza che siano i contribuenti a farne le spese».

L’obiettivo della nuova politica è di spingere per una concorrenza leale nella produzione e negli investimenti e di difendere le imprese europee quando si trovano ad affrontare una concorrenza sleale.

Del resto, di recente la Commissione europea ha pubblicato un libro bianco sui danni causati dai sussidi stranieri nell’Unione, secondo il quale i sussidi esteri assumono varie forme, che includono prestiti senza interessi, garanzie illimitate, iniezioni di capitale, trattamento fiscale preferenziale, crediti d’imposta e sovvenzioni. Questi sussidi, si legge, causano «una perdita di competitività e di potenziale innovativo delle imprese che non ricevono queste agevolazioni».

Quindi, dopo un periodo di consultazione pubblica, dal prossimo anno l’Ue introdurrà un nuovo strumento giuridico sui sussidi esteri.

Sovvenzioni sleali

Le sovvenzioni governative sleali e distorsive del commercio sono diventate un problema importante che le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio non sono riuscite ad affrontare, in particolare quando si tratta di rispondere al modello economico cinese.

La questione dei sussidi è stata anche una delle principali preoccupazioni dell’amministrazione Trump, nonché l’impulso per l’avvio di una guerra commerciale con la Cina. Secondo gli esperti, l’accordo commerciale della prima fase con la Cina firmato a gennaio non risolve completamente questo problema, e sarà difficile allentare le tensioni tra Stati Uniti e Cina se la questione dei sussidi statali rimarrà irrisolta anche nei colloqui della seconda fase.

Nell’ultimo decennio, attraverso grandi sussidi statali, la Cina è riuscita a infilare i propri produttori nazionali in settori chiave, come l’acciaio, l’alluminio e i pannelli solari. E recentemente, questi sussidi sono stati pesantemente utilizzati per raggiungere il predominio nei settori ad alta tecnologia, come delineato nel progetto «Made in China 2025».

In risposta alla domanda se i nuovi strumenti protezionistici dell’Ue minaccino la globalizzazione, la Vestager ha affermato che l’Ue «non scenderà mai e poi mai a compromessi» sullo Stato di diritto e sui «principi di parità di trattamento».

Queste misure protezionistiche bloccheranno anche gli acquirenti cinesi che hanno cercato di acquistare beni e società in difficoltà in Europa durante la pandemia.

La Vestager spera che «il libro bianco sui sussidi esteri sarà la lettura preferita a livello globale», aggiungendo che l’Ue non avrebbe accettato compromessi nemmeno in materia di «applicazione del diritto sulla concorrenza» nel commercio digitale. Riferendosi a una soluzione globale sulla tassazione dei servizi digitali, ha specificato: «Spero che in un modo o nell’altro si possa ancora andare avanti». Inoltre avere un consenso globale sarebbe la soluzione migliore «piuttosto che dover perseguire da soli quest’obiettivo in Europa».

La controversia sulle tasse digitali è cresciuta dopo che la scorsa settimana Washington si è ritirata dalle negoziazioni globali, acuendo i timori di una nuova guerra commerciale tra gli Stati Uniti e l’Unione.

In precedenza, il segretario del Tesoro Steven Mnuchin aveva sottolineato che gli Stati Uniti si ritireranno dai negoziati che cercano di riscrivere le regole fiscali transfrontaliere per il commercio digitale, e che i negoziati con l’Ue avevano raggiunto un «vicolo cieco».

I negoziati coordinati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sono in corso da mesi con l’obiettivo di raggiungere una soluzione entro la fine dell’anno. Tuttavia il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che gli Stati Uniti hanno ancora in programma di partecipare ai negoziati sull’imposizione fiscale digitale dell’Ocse a luglio.

 

Articolo in inglese: Europe Resorts to Trade Protectionism to Tackle State Subsidies

 
 
 

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