L’ex capo dell’Interpol Meng Hongwei colpito dall’anti-corruzione di Xi

Secondo quanto riportato dai media di Stato della Cina, l’ex capo dell’Interpol Meng Hongwei ha ammesso la sua colpevolezza durante l’udienza del 20 giugno, in cui era stato accusato di aver intascato tangenti per il valore di 14 milioni e mezzo di yuan (quasi due milioni di euro).

Lo scorso ottobre l’Interpol, la polizia internazionale con sede in Francia, aveva già annunciato le dimissioni di Meng da presidente; pochi giorni dopo, la moglie ne aveva denunciato la scomparsa, avvenuta a seguito del suo ritorno in Cina.

A marzo di quest’anno il Pcc ha dichiarato che in seguito alle indagini avviate su Meng, è risultato che ha speso «abbondanti» somme di denaro di fondi pubblici, abusato del suo potere e rifiutato di seguire le decisioni del Partito.

Un inviato del People’s Daily che ha assistito all’udienza ha sostenuto che «Meng Hongwei ha reso le sue dichiarazioni finali, ha ammesso la sua colpevolezza e espresso rimorso di fronte alla corte».

Il giornale, che fa parte dei media di Stato, ha anche aggiunto altri presunti crimini commessi da Meng quando ricopriva altri incarichi risalenti al 2005, quando era vice ministro della Pubblica Sicurezza e capo della Guardia Costiera cinese, precisando inoltre che la Corte della città settentrionale di Tianjin annuncerà il verdetto finale in un secondo momento.

Non è chiaro tuttavia chi sia il suo avvocato difensore, né è possibile rintracciarlo o parlare con un rappresentante legale che possa rilasciare un commento sui fatti, ma gli organi giudiziari cinesi sono strettamente controllati dal Partito Comunista Cinese, perciò è quasi certo che Meng verrà riconosciuto colpevole.

Sua moglie, che ha chiesto e ottenuto asilo (politico) in Francia, ha sostenuto che le accuse contro di lui sarebbero motivate soprattutto da ragioni politiche.

Meng era diventato presidente dell’Interpol alla fine del 2016, quando la Cina aveva deciso di espandere la sua ‘presenza’ in luoghi di comando di varie organizzazioni internazionali.
Difatti la sua sua nomina aveva suscitato forti reazioni nei gruppi che si occupano dei diritti umani, che si preoccupavano che la Cina avrebbe potuto sfruttare la sua posizione per perseguitare i dissidenti all’estero.

L’apparato di sicurezza cinese e la campagna anti-corruzione

L’attuale leader cinese Xi Jinping ha portato avanti una radicale «campagna anti-corruzione» fin da quando è arrivato al potere nel 2012, promettendo che avrebbe colpito sia «le tigri» che «le mosche», cioè sia gli alti quadri del partito che i semplici burocrati corrotti.

La sua «campagna» ha portato alla punizione o all’incarcerazione di migliaia di funzionari e alla rovina sia materiale che politica di decine di veterani alti funzionari del Partito e dell’apparato militare.

Tuttavia, al di là del problema della corruzione, gli sforzi della campagna hanno colpito ugualmente tutti coloro che hanno espresso in pubblico dubbi sulle politiche del Partito e dimostrato scarsa lealtà politica nei suoi confronti.

Sebbene le autorità cinesi abbiano negato che la campagna riguardi vendette politiche e che sia concentrata solo sull’eliminazione degli atti criminali, sembra che siano state le connessioni politiche di Meng ad avergli fatto saltare il posto.

In particolare, potrebbe essere stato macchiato dall’ex capo della sicurezza e dall’ex membro del Comitato permanente del Politburo, Zhou Yongkang, che sta scontando l’ergastolo per corruzione.

I vari incarichi di Meng lo hanno probabilmente messo in stretto contatto con Zhou e altri leader che hanno lavorato nel settore della sicurezza di Stato, un settore che è stato a lungo sinonimo di corruzione, opacità e violazioni dei diritti umani.

Zhou e altre figure di spicco sono state processate durante il giro di vite della campagna anti-corruzione di Xi e sono stati per lo più condannati per corruzione, ma sono anche stati accusati di «cospirare apertamente per usurpare la leadership del Partito».

Xi ha espulso molti potenti funzionari, gran parte dei quali fanno parte della fazione sua nemica, che era e sembra essere ancora fedele all’ex leader del Pcc Jiang Zemin.

Articolo in inglese:  Former Interpol Chief Admits Guilt in Chinese Court Hearing

 
 
 

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