L’Fbi ha spiato la campagna elettorale di Trump. Il presidente: «È tradimento»

Il presidente americano Trump ha definito «tradimento» gli atti di spionaggio da parte dell’Fbi e di altre agenzie nei confronti della sua campagna elettorale, e ha pronosticato «lunghe condanne in prigione».

«È accertato che la mia campagna per la presidenza è stata oggetto di spionaggio – ha twittato il 17 maggio – Niente del genere è mai accaduto nella politica americana. È una situazione pessima. Tradimento significa lunghe condanne in prigione, e questo è stato tradimento!»

Il presidente ha anche ripubblicato sui social un sondaggio di Fox News, che mostra come per il 58 per cento dei partecipanti l’Fbi abbia violato la legge, nell’indagare il presidente.

Le spie

Sono state almeno due le spie impiegate per raccogliere informazioni sulla campagna di Trump.

A metà 2016, Stefan Halper, un docente in pensione con dei legami con la Cia e l’MI6, si è incontrato con un consigliere volontario della campagna presidenziale di Trump, Carter Page, ed è rimasto in contatto con lui per mesi, allo scopo di ottenere informazioni. La pistola fumante consiste nel fatto che Halper è stato pagato più di un milione di dollari da un certo gruppo di esperti segreto che rispondeva al Dipartimento della Difesa del governo Obama.

Una seconda spia è una donna nota sotto il falso nome di Azra Turk; George Papadopoulos – un consigliere della campagna di Trump – sostiene che Azra avrebbe cercato di servirsi di lui per ottenere informazioni, spacciandosi per assistente di Halper. Quest’ultimo aveva infatti attirato il consigliere a Londra offrendogli 3 mila dollari per scrivere uno studio scientifico.

Il procuratore generale americano William Barr ha affermato fin da aprile che la campagna di Trump era stata oggetto di spionaggio e ha anche affermato di starsi occupando delle indagini relative: «Le indagini su molti aspetti di questa faccenda sono già concluse, una parte sostanziale è già stata conclusa o è in corso d’opera da parte dell’Ufficio dell’Ispettore Generale […] Ma una delle cose che voglio fare è attingere a tutte le informazioni derivanti da varie indagini che sono andate avanti e metterle insieme, incluse le indagini su [Capitol, ndr] Hill e sul Dipartimento [della Giustizia, ndr] per vedere se rimangono delle domande a cui trovare risposta».

Il 14 maggio i giornali hanno riferito che Barr ha assegnato al procuratore John H. Durham le indagini sulla presenza o meno di adeguate giustificazioni per lo spionaggio avvenuto nei confronti della campagna presidenziale di Trump.

Durham ha un curriculum particolarmente adeguato per un’indagine del genere. Nel 2000 ha infatti scoperto un gruppo di funzionari dell’Fbi che aveva depistato le indagini di un omicidio commesso da due appartenenti alla criminalità organizzata, che fungevano da informatori; l’Fbi ha poi incastrato quattro persone innocenti. La cospirazione ha coinvolto degli agenti, i loro supervisori e anche il direttore stesso dell’Fbi, secondo la sentenza del giudice. Gli innocenti sono stati risarciti con più di 100 milioni di dollari e il processo si è concluso definitivamente in primo grado.

Le scoperte di Durham hanno poi portato a un’indagine parlamentare sull’uso delle fonti confidenziali da parte dell’Fbi. Nel 2003, il Congresso americano ha pubblicato una relazione di 3 mila 500 pagine intitolata The FBI’s Use of Murderers as Informants, che ha definito la condotta dell’Fbi come «uno dei più grandi fallimenti nella storia dell’applicazione della legge federale».

In seguito alle indagini e alle sentenze sugli assassini-informatori, la polizia federale ha riformato il suo programma per le fonti confidenziali. E Durham ora sarà chiamato a indagare anche sul programma riformato.

Le indagini, assieme ad altre condotte dal Dipartimento di Giustizia, esamineranno alcune delle domande sorte sulle origini dello spionaggio contro Trump, noto come ‘spygate’.

 

Articolo in inglese: Trump Says Authorities Spying on His Campaign Constitutes ‘Treason,’ Warns of ‘Long Jail Sentences’

 
 
 

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