L’importanza dell’Europa nella vicenda di Hong Kong

James Gorrie è uno scrittore che vive in Texas, ed è l’autore di “The China Crisis”.

La decisione di Donald Trump di rimandare la gestione della vicenda dazi in base alla reazione di Pechino alle proteste di Hong Kong, appare una mossa intelligente.
È infatti una netta dimostrazione di quanto l’America e le altre democrazie occidentali abbiano a cuore Hong Kong e, oltre a porre gli Stati Uniti in una posizione negoziale vantaggiosa, va a ridurre al minimo lo spazio di manovra per Xi Jinping.

Inoltre, l’invito di Trump a Xi di incontrarsi faccia a faccia per risolvere pacificamente la crisi di Hong Kong sposta l’attenzione globale tutta sul leader cinese, invece che su quello americano, facendo cadere sul primo la possibile accusa di costituire una minaccia alla stabilità mondiale.

Tuttavia, questi vantaggi potrebbero comunque non sortire l’effetto desiderato da Trump. E ci sono almeno un paio di ragioni per questo.

Aspettando il 2020?

Come prima cosa, la Cina potrebbe decidere di restare in una posizione di attesa per quanto riguarda Trump e le sue politiche sui dazi. Infatti, la speranza di Pechino è che Trump possa essere sostituito alle elezioni americane del 2020 da un altro presidente più indulgente e flessibile.

Ma se fosse questo il caso, ci sarebbero comunque alcune debolezze in questa strategia. La più ovvia è che Trump possa vincere nuovamente le elezioni. Un’altra, è che altri due anni di dazi potrebbero indebolire ulteriormente un’economia cinese già di per sé zoppicante, e a questo si accompagnerebbe un aumento dell’esodo di produttori e capitali.

L’Europa è la chiave per la crescita della Cina

Ecco perché l’Europa, e non i dazi di Trump, potrebbe essere la maggiore preoccupazione per la Cina. Xi sa infatti che concentrarsi sul commercio europeo è la chiave per ridurre al minimo l’impatto dei dazi statunitensi.
Ogni giorno, gli scambi commerciali tra Cina ed Europa ammontano a circa un miliardo di euro, e gli investimenti cinesi nell’Unione Europea sono quasi raddoppiati da 17,3 miliardi di euro nel 2017 a 29,1 miliardi nel 2018. Tale flusso commerciale è di vitale importanza per entrambe le parti.

Questo canale commerciale offre inoltre a Pechino l’opportunità di espandere le sue relazioni con l’Ue. Infatti, l’Europa è un partner commerciale molto più aperto degli Stati Uniti e, oltre a questo, Cina ed Europa condividono entrambe recenti esperienze di difficoltà di trattativa con Trump.
Pechino vede l’incremento degli scambi commerciali con l’Europa come un’opportunità per allontanare l’Ue dall’influenza americana, dal punto di vista geopolitico.

La politica su Hong Kong costituisce un rischio per Xi

Xi potrebbe non ammetterlo, ma le sue politiche sul delicato nodo Hong Kong potrebbero compromettere quel che di buono era stato finora creato nelle relazioni con l’Europa. E, dal punto di vista economico, dopo che i rapporti con gli Usa si sono già deteriorati, la Cina non può permettersi di perdere un partner commerciale come l’Europa.

Ma, per la Cina, rimanere nelle grazie europee potrebbe non essere più così facile come lo era in passato.
Le preoccupazioni in merito a Huawei come possibile strumento di spionaggio in mano a Pechino, ad esempio, rimangono reali per molti Paesi europei e sottolineano la poca serenità dell’Europa davanti a possibili acquisizioni di settori critici da parte della Cina.
Di recente infatti, la Commissione europea ha presentato un piano in 10 punti per affrontare gli squilibri commerciali e le sleali e distruttive pratiche commerciali da parte della Cina. Da notare che questo è accaduto prima che iniziassero gli eventi di Hong Kong.

Campagna stampa europea della Cina

Questi obiettivi aiutano a spiegare gli sforzi concertati degli ambasciatori cinesi per convincere l’Europa a schierarsi con Pechino e contro i manifestanti di Hong Kong (la mancanza di perspicacia che caratterizza questi sforzi è compensata dalla loro alta frequenza).

La campagna cinese contro i manifestanti di Hong Kong è portata avanti, infatti, tramite la stesura di articoli che mettono in cattiva luce i dimostranti stessi e attraverso critiche pubbliche a quei governi europei che la vedono diversamente.
Ma sarà sufficiente a spingere l’Europa fuori dalla sua tradizionale posizione atlantica?

I sospetti dell’Europa sulla Cina permangono

Come gli Stati Uniti, l’Europa è molto sensibile alle minacce cinesi quali il furto di tecnologia e i consistenti attacchi informatici. E, cosa altrettanto importante, le democrazie liberali dell’Europa occidentale stanno tutte seguendo da vicino il comportamento della Cina nei confronti degli studenti a Hong Kong, che stanno protestando proprio contro la Cina totalitaria per preservare quel che resta della loro democrazia liberale.

Tuttavia, l’Europa deve ancora prendere posizione nella guerra commerciale Usa-Cina. Senza considerare che alcuni dei Paesi europei più orientali e meridionali stanno ancora beneficiando di miliardi di investimenti cinesi e ne gradirebbero ancora di più. Ma alla fine sono la Germania e la Francia, i Paesi leader dell’Ue, che ne determineranno la direzione. E mentre i consigli britannici alla Cina di evitare di usare la violenza a Hong Kong si scontrano con i rimproveri della Cina stessa all’Europa, sarebbe più saggio per Pechino tenere a mente che Hong Kong, con i suoi sistemi legali e finanziari altamente efficienti, è una creazione europea (britannica), e non della Cina comunista; e svolge un ruolo enorme nelle relazioni finanziarie della Cina con il mondo.

Pcc diviso davanti alla mancanza di un piano da parte di Xi

Ma potrebbe esserci un’altra ragione politica interna, che spiegherebbe gli sforzi della Cina di portare l’Europa dalla sua parte. Secondo la Nikkei Asian Review, la posizione di Xi all’interno del Partito non è così sicura come alcuni potrebbero pensare. Alcuni membri del Partito non condividono la svalutazione dello yuan da parte di Xi e sono in contrasto con lui per questo motivo, ma anche per via del suo rifiuto di nominare un suo successore, per il suo crescente culto della personalità, e per la sua gestione dell’economia.

Inoltre, vi è una crescente preoccupazione all’interno del Pcc per quanto riguarda il ritardo da parte di Xi, ormai di un anno, nella realizzazione del consueto piano economico quinquennale.
Il Pcc ha sempre pianificato l’economia cinese con un orizzonte a lungo termine, ma questo trascinamento di Xi sta innervosendo i membri del Partito. Per alcuni membri, la mancanza di un piano economico formalizzato è un ostacolo per la crescita continua dell’economia cinese, e lo è persino di più dei dazi statunitensi.
Questi fattori amplificano l’importanza del mantenere delle relazioni sempre migliori con l’Europa, che vadano contro gli Stati Uniti sia dal punto di vista commerciale che geopolitico.

A quest’ultimo riguardo, Xi affronta una battaglia tanto delicata quanto in salita. Si rende conto che se dovesse ripetersi un’altra Tiananmen a Hong Kong, potrebbe perdere il supporto alla sua iniziativa della Nuova Via della Seta (One Belt One Road), mettendo così a repentaglio il commercio con l’Europa da una parte, e altri vantaggi commerciali di cui la Cina attualmente gode dall’altra.
Una repressione violenta sui manifestanti di Hong Kong infatti, oltre a distruggere la già controversa reputazione del regime cinese, demolirebbe anche quella di Xi, e di conseguenza tutti i suoi piani di sviluppo internazionali andrebbero in fumo.

Sicuramente Xi starà già valutando attentamente queste possibilità, altrimenti avrebbe mandato i carri armati dell’esercito a Hong Kong già alcune settimane fa.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di Epoch Times.

Articolo in inglese: Will Europe Punish China If Xi Crushes Hong Kong?

 
 
 

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