L’inquietante «suicidio» di Jeffrey Epstein non ferma la giustizia

All’alba del 10 agosto le guardie penitenziarie del Metropolitan Correction Center di New York hanno rinvenuto nella sua cella il corpo, quasi privo di vita, del miliardario americano Jeffrey Epstein. Secondo il comunicato ufficiale del centro di detenzione, Epstein avrebbe ricevuto immediata assistenza medica per poi spirare in un ospedale locale, poco dopo.
Le cause della morte rimangono ignote, ma il centro ha classificato il caso come ‘probabile suicidio’.

Jeffrey Epstein, 66 anni, era in attesa di essere processato per sfruttamento sessuale minorile. Le autorità competenti avevano dichiarato infatti che il magnate avrebbe violato sessualmente e sfruttato decine di ragazze, alcune appena quattordicenni.
Il suo caso ha catturato l’attenzione degli interi Stati Uniti d’America e si apprestava a divenire uno dei più importanti della moderna storia americana, in particolare per via delle figure di altissimo profilo legate a Epstein e coinvolte in diverse misure nell’inchiesta. Personaggi come l’ex presidente Bill Clinton, il principe Andrew, l’ex governatore del Nuovo Messico Bill Richardson, l’ex senatore George Mitchell, e molti altri ancora, i cui legami con Epstein andavano chiariti.

Poco dopo la morte di Epstein, il procuratore generale degli Usa, William Barr, ha dichiarato: «Sono rimasto pietrificato quando ho saputo che Jeffrey Epstein è stato trovato morto questa mattina, apparentemente per suicidio, mentre era in una prigione federale. La morte del signor Epstein solleva importanti interrogativi a cui è imperativo rispondere. Oltre alle indagini dell’Fbi, ho contattato l’ispettore generale, che sta aprendo un indagine sulle circostanze della morte di Epstein».

Ad ogni modo, durante una conferenza stampa tenuta il 12 agosto, il procuratore Barr ci ha tenuto a precisare che «il processo andrà avanti contro chiunque sia stato complice di Epstein. Nessun complice dovrebbe dormire sonni tranquilli. Le vittime meritano giustizia, e l’avranno».

I personaggi di alto profilo coinvolti nel caso Epstein

Il destino ha voluto che nella serata del 9 agosto, il giorno prima della morte di Epstein, il tribunale competente abbia reso pubbliche circa 2 mila pagine di documenti relativi al caso di Jeffrey Epstein, documenti che rivelano pesanti accuse nei confronti di un folto numero di uomini ricchi e potenti.

In particolare le deposizioni di una delle accusatrici di Epstein, Virginia Giuffre, hanno aggiunto nuovi nomi alla lista delle persone che si sospetta siano state coinvolte nei traffici di Epstein, e nuovi dettagli circa il traffico di ragazze minorenni gestito dal miliardario e dalla sua ex compagna Ghislaine Maxwell.

I documenti del tribunale asseriscono che Epstein avrebbe sfruttato sessualmente e abusato di decine di ragazze minorenni, nelle sue abitazioni di New York, Palm Beach e in altre località.

Giuffre ha dichiarato in una deposizione del 2016 di essere stata guidata da Maxwell, esponente dell’alta società britannica, ad avere rapporti sessuali con diversi uomini. Tra i nomi spuntano quello dell’ex governatore democratico del Nuovo Messico Bill Richardson, del presidente esecutivo degli Hotel Hyatt Thomas Pritzker, dell’ex capogruppo del senato americano George Mitchell, dello scopritore di modelle Jean-Luc Brunel, dello scienziato cognitivo Marvin Minskyy e del consulente finanziario Glenn Dubin.

La Giuffre avrebbe anche parlato di «un altro principe» – oltre al principe Andrew – con cui le è stato chiesto di avere rapporti sessuali, senza contare l’ex avvocato di Epstein Alan Dershowitz, «presidenti stranieri», un «famoso» primo ministro, e «altri leader mondiali».

Nessuno degli uomini citati nei documenti è stato ancora indagato, e nessuno di loro ha risposto alle email di Epoch Times che chiedevano loro un commento sulla vicenda. Ma in passato tutti hanno negato ogni sorta di accusa nei loro confronti. D’altra parte la causa intentata da Giuffre nei confronti di Maxwell si è conclusa nel 2017 dopo che le due parti si sono accordate per un risarcimento, la cui entità è rimasta segreta.

Secondo i documenti, l’ex presidente Bill Clinton avrebbe visitato l’isola privata di Epstein, situata nelle Isole Vergini degli Stati Uniti, e tristemente chiamata dai locali ‘l’isola della pedofilia’. Giuffre ha dichiarato di essere andata nell’isola quando aveva 17 anni, e che mentre si trovava lì Maxwell gli avrebbe detto di aver portato Bill Clinton in un «elicottero nero che Jeffrey le aveva comprato».

La Giuffre ha anche confermato di aver volato a bordo dell’aereo privato di Epstein, il famigerato Lolita Express, mentre Clinton era a bordo. A bordo c’erano gli agenti dei servizi segreti, racconta la ragazza, che specifica però che gli stessi agenti non erano presenti durante i momenti conviviali.. La Giuffre, tuttavia, non ha accusato Clinton di aver avuto rapporti sessuali con lei o con altre ragazze.

 
 
 

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