L’Iran cerca di provocare Trump

Di James Gorrie

Il 20 giugno l’Iran ha abbattuto un drone statunitense piuttosto costoso; significa che il regime islamico sta diventando più aggressivo? Forse. Ma da un altro punto di vista, questo evento aiuta a fare luce su alcune questioni.

Recentemente il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato una nuova politica nei confronti dell’Iran. Il messaggio è stato semplice e diretto: per ogni americano ucciso dai gruppi armati finanziati dall’Iran ci sarà una risposta dell’esercito americano contro l’Iran. Non solo contro i gruppi armati legati al regime islamico, ma contro l’Iran stesso.

Sebbene la nuova politica non abbia ricevuto grande attenzione da parte della stampa internazionale, sembra che i funzionari iraniani abbiano recepito chiaramente il messaggio: uccidere degli americani provocherà delle reazioni forti.

Una nuova linea rossa?

Il regime islamico ha probabilmente esaminato con attenzione la nuova politica e ha deciso di testarla, evitando però di uccidere dei soldati americani. Infatti, sembra che gli ultimi attacchi siano stati pianificati meticolosamente: hanno preso di mira le risorse e le petroliere americane, ma hanno agito in modo da non uccidere dei cittadini americani.

Si tratta di un’altra ‘linea rossa’ tracciata da un altro presidente americano? È abbastanza corretto dire che la linea da non sorpassare è lo spargimento di sangue americano da parte dell’Iran, o dei gruppi da esso controllati. Ma ci sono diversi tipi di ‘linee rosse’.

Forse non tutti ricorderanno che nell’agosto del 2012 Barack Obama aveva dichiarato ufficialmente che se la Siria avesse usato armi chimiche avrebbe superato la ‘linea rossa’. Tuttavia, quando i siriani le hanno usate, Obama si è tirato indietro. In questo modo l’ex presidente americano ha danneggiato pesantemente non solo la propria reputazione, ma anche il prestigio e la credibilità degli Stati Uniti in quella regione e nel mondo intero.

Questa mancanza di determinazione e credibilità è uno dei lasciti fallimentari dell’era Obama, che Trump vuole assolutamente cancellare. È quindi auspicabile che la linea rossa tracciata da Pompeo nei confronti dell’Iran sia una ‘vera’ linea rossa. Del resto Donald Trump ha inviato nella regione una portaerei dotata di un intero gruppo da battaglia e diversi bombardieri B-52: un contingente più che sufficiente per mantenere la parola data.

Che il regime continui a colpire unicamente oggetti privi di vita non è realistico, neanche nel breve periodo. È troppo rischioso. Nelle operazioni militari accadono spesso degli imprevisti, e i danni collaterali spesso sono inevitabili.

In ogni caso, l’Iran ha le sue ragioni per avercela con gli Stati Uniti. In primo luogo la sua economia sta soffrendo moltissimo a causa delle pesanti sanzioni americane. Secondo, odiano Donald Trump e gli attuali funzionari della Casa Bianca per aver sciolto l’accordo sul nucleare iraniano e per essersi schierati sempre dalla parte di Israele. Inoltre, non vogliono che i droni americani ficchino il naso nelle loro telecomunicazioni.

Ma quali sono esattamente le motivazioni che hanno spinto il regime islamico ad abbattere il drone americano? Cosa sperano di ottenere?

Mettere alla prova Trump?

Forse stanno solo tentando di mettere alla prova Trump. Se avesse abboccato all’amo sarebbe probabilmente iniziato un conflitto bellico con l’Iran. Ma non lo ha fatto; almeno per ora. Ci saranno altri incidenti? E cosa accadrà allora?

Per esempio, quanti droni potrà abbattere l’Iran prima di scatenare la reazione degli Stati Uniti? Quante petroliere potrà attaccare? Quale sarà il prossimo bersaglio del regime, e soprattutto quale sarà la reazione di Trump?

Finora la reazione degli Stati Uniti è stata minima; anche se è ormai noto che Trump avrebbe annullato all’ultimo momento un attacco di rappresaglia contro l’Iran, precedentemente approvato, adducendo il fatto che la morte di 150 iraniani – stimata dall’esercito americano – sarebbe stata troppo sproporzionata rispetto all’abbattimento di un drone automatizzato. Quindi, per il momento sembra che Trump non abbia abboccato all’amo.

Trump rischia di essere manipolato?

Da una certa prospettiva la nuova politica del governo Trump si presta ad essere manipolata. Inviare dei bombardieri strategici nella regione è di per se un gesto pesante. Tuttavia, minacciarne l’uso è un conto, usarli realmente è tutt’altra cosa. Sia Trump che i leader iraniani sanno che in quell’eventualità si aprirebbe un vaso di Pandora, colmo di situazioni incerte e pericoli.

D’altra parte, anche non utilizzare degli armamenti schierati in campo con così tanto clamore, manderebbe un messaggio di debolezza piuttosto chiaro. Si tratta della sindrome della linea rossa già vissuta da Obama. Trump conosce bene le conseguenze che ci saranno se dovesse ripetere lo stesso errore. L’Iran ha capito che la questione rappresenta un grosso problema per Trump, in particolare perché ha sempre affermato pubblicamente di voler ridurre il coinvolgimento statunitense in Medio Oriente, non aumentarlo.

C’è un’altra considerazione da fare. La Cina, per esempio, sta sfidando le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sul petrolio iraniano. Ma per quanto tempo potrà esserle permesso di farlo? Per fermare gli acquisti di petrolio iraniano da parte della Cina – o di chiunque altro – non basterà certo qualche raid aereo. Questa probabilmente sarà una sfida molto più difficile da affrontare per il governo di Trump rispetto al reagire – o il non reagire – all’abbattimento di un drone.

Una trappola per Trump?

La non reazione di Trump all’abbattimento del drone sta avendo un buon impatto? Forse sì. Di certo lo sta facendo apparire un esempio di moderazione, almeno rispetto ad alcuni dei suoi consiglieri. Ma ha inevitabilmente accresciuto la ‘necessita’ di reagire al prossimo incidente, che probabilmente non si farà attendere molto a lungo.

A quel punto sarà rischioso sia applicare con zelo eccessivo la politica delle rappresaglia, sia non reagire. Una rappresaglia americana, in seguito al prossimo attacco, potrebbe spingere il regime – che forse non aspetta altro – a scatenare una guerra di vaste proporzioni nella regione? Per il regime iraniano varrebbe la pena intrappolare Trump in una guerra, nella speranza che venga sostituito da un presidente più debole e conciliatore in seguito alle elezioni del 2020?

Probabilmente si.

E si stanno preparando con cosi tanto anticipo? È probabile che lo stiano facendo. L’Iran sarà pure uno Stato canaglia, ma non uno Stato stupido.

 

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la visione di Epoch Times.

Articolo in inglese: Iran Attacks US Drones to Tease Trump

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