L’Italia è «una preda facile» del regime cinese

Di Alessandro Starnoni e Danella Pérez Schmieloz

Numerose organizzazioni in Cina, tra cui anche imprese (private o statali non fa differenza), sono direttamente legate alle agenzie di intelligence civile e militare del Partito Comunista Cinese (Pcc) e stanno portando avanti operazioni di influenza politica in Occidente, in particolare in Italia. È quanto è emerso dal rapporto di Sinopsis, progetto della no-profit AcaMedia z.u, in collaborazione con il Global Committee for the Rule of Law di Marco Pannella e il Dipartimento di Sinologia della Charles University a Praga.

Il rapporto, intitolato Una preda facile  – le agenzie di influenza del Pcc e le loro operazioni nella politica parlamentare e locale italiana, esordisce così: «Le recenti polemiche sull’allineamento di alcuni politici italiani di spicco con la propaganda del Partito Comunista Cinese (Pcc) hanno attirato l’attenzione di giornalisti e studiosi, senza tuttavia portare all’esposizione di un fenomeno ben più ampio, ovvero gli sforzi del Pcc volti a influenzare le politiche e l’opinione pubblica attraverso figure di rilievo dell’intero spettro della politica italiana, in un esempio del suo lavoro di influenza globale».

Il resoconto prende in considerazione alcune organizzazioni come ‘casi di studio’: il Dipartimento per i contatti internazionali (Ild), l’Associazione di Amicizia del Popolo Cinese con l’Estero (Cpaffc), il Consiglio Cinese per la Promozione del Commercio Internazionale (Ccpit) (oltre che unità di sistemi di propaganda e del Fronte unito); queste organizzazioni, che in superficie promuovono ad esempio le relazioni internazionali e ‘l’amicizia’ tra i membri del Partito e quelli dei Paesi esteri, il commercio (si pensi alla Belt and Road o Via della Seta), la ‘cultura’ e la tecnologia, stanno in realtà prendendo di mira la politica italiana, cooptando politici e amministratori locali, ma anche «personalità influenti nel settore dei think tank e dei media», rendendoli quindi «strumenti delle politiche del Pcc» e diffusori inconsapevoli o a volte consapevoli della sua propaganda.

Come affermato nel rapporto infatti, tramite queste organizzazioni di facciata la Cina dedica tanto sforzo allo sviluppo di relazioni diplomatiche formali tra gli Stati quanto ad attività al di fuori dei canali normali, «by-passando la diplomazia per influenzare gli Stati». Questo si conforma al metodo leninista di stabilire «contatti amichevoli» con le élite straniere.

Questi sforzi da parte del regime cinese, spiega il rapporto, hanno il fine di normalizzare il potere autoritario del Partito nel mondo e legittimare le sue brame di egemonia, oltre che ovviamente di nascondere le gravi violazioni dei diritti umani in atto in Cina.

Il Pcc, plasmando il pensiero delle élites vuole creare una diplomazia del «senso comune» e dare l’impressione di un «coro globale» di approvazione acritica attorno alle sue iniziative di influenza, allineando così i Paesi esteri alle politiche interne ed estere del Partito. La Via della Seta ad esempio (alla quale l’Italia ha aderito sotto il governo gialloverde) che si è rivelata essere una trappola del debito nonché una serie di «promesse vuote» per i Paesi coinvolti, è presentata al mondo come «sinonimo di integrazione nel commercio globale».

Secondo gli autori diventa così di fondamentale importanza avere una conoscenza approfondita del funzionamento di questi sistemi dell’apparato del Pcc e delle sue tattiche e strategie, per non risultare ‘prede facili’ del suo lavoro di influenza.

È necessario quindi secondo gli autori che da una parte, la politica nel suo insieme aumenti i suoi livelli di allerta, promuovendo la trasparenza delle relazioni con la Rpc, e dall’altra che organi come il Copasir indaghino su tali operazioni.

Le strategie di influenza

Il rapporto scende nel dettaglio facendo diversi nomi di italiani coinvolti  con le agenzie e le organizzazioni di facciata del Pcc, illustrando i legami e il funzionamento di quest’ultime.

Ad esempio, proprio come in un gioco di ‘scatole cinesi’, il Dipartimento per i contatti internazionali (Ild), attraverso la Rete delle Ong Cinesi per gli Scambi Internazionali (Cnie), promuoverebbe assieme ad altre organizzazioni di facciata come il Cshrs, la visione dei ‘diritti umani’ del Pcc presso il Consiglio dell’Onu per i Diritti Umani e anche presso altre organizzazioni internazionali.
La Cnie, continua il rapporto, è anche «coinvolta nelle relazioni con think tank stranieri, Ong e personalità influenti».

Per quanto riguarda le altre organizzazioni prese in esame dal lavoro, l’Associazione di Amicizia del Popolo Cinese con l’Estero (Cpaffc) si concentra sull’influenzare le amministrazioni locali e le organizzazioni a livello provinciale e comunale. Il Consiglio Cinese per la Promozione del Commercio Internazionale (Ccpit) ha l’obiettivo invece di sviluppare legami con imprese e studi legali stranieri. Mentre altre unità di propaganda del partito e fronti uniti sono associati all’apparato di intelligence del Pcc.

Il Parlamento italiano è uno dei principali campi in cui il Pcc concentra i suoi sforzi di influenza, stabilendo alleati su entrambi i lati della politica. Se da una parte ha sostenitori della politica del regime, dall’altra recluta anche persone che si dicono scettiche verso gli aspetti della politica cinese. L’obiettivo, si legge nel rapporto, è proprio quello di dare più credibilità agli argomenti dei sostenitori mostrando che ci sono anche degli oppositori.

La ricerca ha scoperto inoltre che in Italia, l’Ild e altre agenzie si sono concentrate sulla formazione di un «gruppo di partner favorevole al mainstream», in Parlamento che alla fine è servito a promuovere la propaganda del Pcc, traendo legittimità dalla partecipazione degli scettici.

Per contrastare i tentativi di influenza cinese, Sinopsis raccomanda al governo italiano e ai partiti politici di evitare l’interazione con le agenzie del Pcc, e di rifiutare inviti, scambi o accordi con le controparti cinesi che si concentrano sulla propaganda o tentano di cooptare i leader.

 
 
 

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