Migranti, pochi sbarchi ma sempre più atterraggi

Gli sbarchi in Italia sono diminuiti, su questo non ci piove. Al momento tuttavia stanno tornando molti migranti che nel Paese erano già approdati, prima della chiusura dei porti, ma che poi avevano varcato la frontiera verso altri Paesi europei.

Sono i cosiddetti ‘Dublinanti’, ovvero immigrati che, secondo il Regolamento di Dublino, devono essere rimandati indietro nel Paese europeo in cui sono per la prima volta approdati, dove dovranno presentare richiesta di asilo; la condizione affinché questo avvenga è semplicemente che al migrante capiti la ‘sfortuna’ di essere fermato e quindi sottoposto a un controllo che verificherà la sua originale provenienza europea attraverso la scansione dell’impronta digitale, presente nella banca dati Eurodac dal momento del suo arrivo in Europa.
E infatti, secondo i dati raccolti da Il Sole 24 Ore, la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia oggi non proviene dai barconi ma più plausibilmente dagli aerei.

Ecco perché il ministro dell’Interno Matteo Salvini, lo scorso ottobre aveva dichiarato: «Chiudiamo gli aeroporti come abbiamo chiuso i porti», in merito alla vicenda dei rimpatri di migranti in Italia, dalla Germania, attraverso voli charter.
E sembra che da un anno a questa parte sia proprio quello tedesco il governo europeo più attivo nel respingere le domande dei richiedenti asilo. Secondo i dati resi noti in un’interrogazione parlamentare di una deputata della Linke, e pubblicati in seguito dalla Suddeutsche Zeitung, nei primi 11 mesi del 2018 la Germania ha rimandato indietro nei Paesi di frontiera (ovvero i Paesi dove erano arrivati per la prima volta i migranti) 35.375 ‘Dublinanti’; di questi l’Italia ne ha accolti circa un terzo, ovvero 11.700.

In realtà, in mancanza di un accordo formale politico, la prassi che si era stabilita negli ultimi anni tra Italia e Germania, come fa notare l’Ansa, era che ogni mese il governo tedesco potesse rimandare nel BelPaese un massimo di 50 Dublinanti distribuiti su due aerei.
Ma, tornando ai dati del quotidiano economico, che cita fonti accreditate a Radio24 Il Sole 24 Ore e confermate dal Ministero dell’Interno tedesco, dal primo gennaio all’8 maggio 2019, ovvero in poco più di quattro mesi, la Germania ha rimandato indietro in Italia ben 710 Dublinanti. Molti più di quelli che si sarebbero previsti secondo il suddetto ‘trend’ consolidato negli ultimi anni.

Ad ogni modo, più volte si è cercato di arrivare a un accordo Roma-Berlino sul nodo ‘Dublinanti’, ma le cose sono andate per le lunghe proprio perché Roma e in particolar modo Salvini non sono voluti mai scendere a compromessi. In un’intervista al quotidiano austriaco Die Presse, come riporta Panorama, il ministro dell’Interno aveva infatti dichiarato: «Abbiamo sempre detto alla Germania che l’accordo può solo essere parte di un’intesa più ampia, che vogliamo riformare Dublino e le regole per le navi che soccorrono migranti».

Quella del Regolamento di Dublino comunque, che consente non solo alla Germania, ma anche ad Austria e Francia di ricollocare i migranti in un secondary movement, è in effetti una politica che va inevitabilmente a penalizzare i Paesi di frontiera, come l’Italia, la Grecia e la Spagna; tuttavia, nel corso degli anni, i governi italiani che si sono succeduti non sono mai riusciti a far cambiare le carte in tavola a Bruxelles.

 
 
 

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