Migranti, settembre mese con più sbarchi rispetto al 2018. Ungheria rifiuta ripartizione

Temperature più miti a settembre, ma il recente cambio dell’Esecutivo continua a scaldare il nodo immigrazione; e i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza sembrano rispecchiare la transizione politica vigente, almeno per il momento: proprio nel mese di settembre 2019, infatti, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, gli sbarchi in Italia sono leggermente aumentati, da 947 a 1.156 (dato aggiornato al 17 settembre 2019), interrompendo così quel trend al ribasso che si stava verificando su base mensile dal 1° gennaio rispetto all’anno 2018. E il mese ancora non si è concluso: è solo a poco più di metà.

Se si confronta tutto il periodo dal 1° gennaio al 17 settembre 2019, tuttavia, che ha fatto registrare 6.291 sbarchi in totale, i numeri sono nel complesso comunque in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018, in cui si erano contati 20.812 sbarchi, e in netta diminuzione rispetto allo stesso lasso di tempo del 2017, quando gli sbarchi sono stati 102.544.
Il dato prende tuttavia in considerazione solo gli sbarchi e non gli immigrati che arrivano in Italia per altre vie, ad esempio quella aerea (i cosiddetti ‘Dublinanti’ che, secondo il Regolamento di Dublino, devono essere rimandati indietro nel Paese europeo in cui sono per la prima volta approdati). Il numero di questi ultimi, infatti, fino a maggio scorso era comunque superiore rispetto a quelli approdati per mare.

Le accuse del governo ungherese all’Italia

Da Budapest intanto piovono accuse al governo italiano dopo la decisione di assegnare il porto di Lampedusa alla nave Ong Ocean Viking, un atto che il governo ungherese ha definito «deplorevole e pericoloso», secondo le parole pronunciate all’emittente Mtv1 dal ministro degli Esteri Peter Szijjarto, poiché andrebbe a incentivare i trafficanti e l’arrivo in massa dei migranti. L’Ungheria si è infatti schierata con fermezza contro le ripartizioni recentemente promesse dall’Ue e volute dal governo italiano: «L’Ungheria non accetterà mai quote di accoglienza. Lo rifiutiamo e difenderemo i nostri confini», ha concluso il ministro ungherese.

Parole ritwittate subito anche dall’ex ministro Matteo Salvini, che scrive: «Parole di buonsenso dall’Ungheria, giustamente preoccupata da un governo di sinistra che, abbandonando la linea dura tenuta dalla Lega, mette a rischio non solo la sicurezza dell’Italia ma quella di tutta Europa».

Pronta la replica del ministro degli Esteri Luigi Di Maio al governo ungherese, che in una nota pubblicata sul sito della Farnesina annuncia: «Il giudizio espresso dal governo ungherese è del tutto strumentale. L’Italia da anni vive un’emergenza causata anche e soprattutto dall’indifferenza di alcuni partner europei come l’Ungheria. È facile fare i sovranisti con le frontiere degli altri. Chi non accetta le quote deve essere sanzionato duramente. L’Italia non può e non si farà più carico da sola di un problema che riguarda tutta l’Ue. Nei Paesi di transito vanno istituiti degli uffici europei nei quali i migranti possano presentare richiesta di asilo in modo da poter essere poi trasferiti in Europa – e non solo in Italia – attraverso un corridoio umanitario. In questo modo si mette fine all’inferno dei trafficanti di uomini e dei barconi e ognuno si assume le sue responsabilità».

Il ministro degli Esteri comunque, proprio dopo l’ok dell’Italia allo sbarco alla Ocean Viking, ha tenuto a precisare all’agenzia Vista come non vi fosse alcuna discontinuità sulla politica immigratoria rispetto al governo precedente, chiarendo ogni equivoco: i migranti sbarcano solo se l’Europa accetta la ripartizione.

Passo indietro della Francia sulle richieste d’Asilo

Dopo la recente promessa di accogliere il 25 per cento dei migranti che sbarcano in Italia (aspetto che probabilmente si deciderà con l’imminente visita di Macron a Roma), dalla Francia arrivano i primi passi indietro proprio sul tema accoglienza: il presidente Emmanuel Macron adesso adotta infatti toni più duri sulla questione immigrazione, e annuncia implicitamente una diminuzione delle richieste d’asilo nel Paese.

In una riunione davanti a centinaia di parlamentari infatti, il presidente francese ha dichiarato: «Non possiamo non guardare in faccia questo tema  ̶  queste le sue parole citate da un partecipante alla riunione, secondo i media francesi, e riportate da Il Messaggero  ̶  I flussi di ingresso non sono mai stati così bassi in Europa e le richieste d’asilo mai così elevate in Francia […] Credo nel nostro diritto d’asilo, ma è sviato dalla sua finalità dalle reti, da gente che manipola. Se non lo guardiamo in faccia, lo subiremo. Risultato? Ci sono quartieri in cui esplode il numero di minori non accompagnati».

Per questo, secondo il fondatore di En Marche!, il governo francese non può ignorare la questione immigratoria, ma dovrebbe ascoltare di più le classi popolari che convivono invece con il fenomeno: «Per decenni la sinistra non ha voluto guardare questo problema. Le classi popolari si sono spostate all’estrema destra. Siamo come le tre scimmiette: non vogliamo guardare», ha continuato.

 
 
 

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