Montecitorio, politici di destra e sinistra condannano le violazioni dei diritti in Cina

Martedì l’associazione italiana Falun Dafa ha manifestato in Piazza Montecitorio, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla persecuzione lanciata dal regime cinese il 20 luglio del 1999. La giornata di lunedì ha segnato infatti il 21esimo anno della feroce persecuzione. Presente all’evento anche l’organizzazione medica Dafoh (Medici Contro il Prelievo Forzato di Organi).

La Falun Dafa è una disciplina tradizionale cinese di meditazione, con alla base i principi di ‘verità, compassione e tolleranza’. Questi pacifici meditatori chiedono solo di poter praticare liberamente il loro credo anche in Cina e che si ponga fine a questa inaccettabile violazione dei diritti umani da parte del Partito Comunista Cinese.

«Va un grande ringraziamento per questi volontari che protestano e che meritano non solo il nostro ascolto ma anche il nostro aiuto concreto nelle istituzioni per combattere questa battaglia di civiltà fondamentale», afferma a Ntd News Vito Comencini (Lega), della Commissione Affari Esteri.

La comunità internazionale, sostengono in molti, dovrebbe battersi per difendere le libertà fondamentali, già calpestate in Cina ma a rischio anche all’estero sotto la strategia egemonica del regime cinese, e questo è anche uno dei motivi principali per cui di recente è stata fondata l’Ipac, l’alleanza inter-parlamentare sulla Cina: «Il senso dell’Ipac specifico sulla Cina è questo, che non si parla in generale di diritti umani, ma parliamo proprio della Cina- commenta Lucio Malan (Forza Italia) co-president dell’Ipac – Perché è vero che i diritti umani non vengono rispettati anche in altri Paesi, ma questa è un’ottima strategia per annacquare le cose e non parlare di questa che è una delle più grandi potenze economica, per certi versi la più grande potenza economica del mondo che sta esercitando senza alcuna remora tutta l’influenza di cui è capace per una sorta di colonizzazione mondiale, per cui merita una risposta globale».

E proprio il 20 luglio il Dipartimento di Stato degli Usa ha chiesto espressamente al regime cinese la fine immediata della persecuzione del Falun Gong.
A tal proposito, secondo il deputato Matteo Luigi Bianchi (Lega), «la Cina, la Repubblica popolare cinese, guidata da un mono-partito, il Partito Comunista, purtroppo sta dimostrando un’aggressività preoccupante e quindi tutti i parlamenti dei governi e i governi nazionali del mondo libero occidentale dovrebbero focalizzare l’attenzione su questa tematica […] L’Italia non può far finta di nulla. Perché va bene gli accordi commerciali, va bene sviluppare tutta una serie di tematiche di natura economica ma non si può prescindere da una questione che nulla ha a che vedere con l’economia, nulla a che vedere con la politica, ma è una questione legata ai diritti umani che vengono prima di tutto il resto».

Per Elisabetta Zamparutti (gruppo Partito Democratico), l’Italia «dovrebbe mobilitarsi per chiedere il rispetto di quei principi, di quei valori che ci sono anche nella nostra Costituzione, ma che ci sono in quei trattati e in quelle convenzioni internazionali di cui l’Italia fa parte; quindi avere una coerenza tra il pensiero e i propri comportamenti e in questo senso trarre ispirazione dal Falun Gong, che è una visione coerente e armonica tra pensiero e azione».

Una delle questioni più scottanti, in riferimento alle violazioni dei diritti umani in Cina, è la pratica sancita dallo Stato del prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza, per la maggior parte praticanti del Falun Gong, ma anche uiguri e membri di altre minoranze etniche.

L’on. Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) fa sapere che «ci sono diversi dossier aperti contro la Cina: più che contro la Cina contro il governo comunista cinese perché ovviamente noi amiamo sia il popolo cinese sia la cultura millenaria cinese; il problema è che, come succede in Uiguristan, dove il prelievo di organi è stato certificato nei campi di contenimento rispetto ai cosiddetti dissidenti o terroristi (come viene definito chi dissente) e poi comunque con questa nuova legge sulla sicurezza che la Cina ha approvato, c’è un problema assolutamente urgente perché potenzialmente chiunque può essere accusato di attività sovversiva nei confronti della Cina e perseguitato in ogni parte del mondo».

Tutti i parlamentari presenti all’evento hanno mostrato il loro appoggio e sostegno alla manifestazione, incoraggiando i praticanti del Falun Gong e auspicando la fine della persecuzione in Cina.

Il deputato Penna Leonardo Salvatore (Movimento 5 Stelle), ha dichiarato: «La manifestazione è giusta, doverosa e spero che sia ripetuta anche in altre città italiane, perché quanto più arriva la solidarietà, tanto più c’è la speranza che si muova qualcosa, comunque quanto meno che la Cina deve essere percepita per quello che in realtà è, perché una delle cose che è stata costruita sulla vicenda della Repubblica cinese è che sono bravi, sono efficienti, riescono a produrre ricchezza, hanno cambiato la vita dei cinesi, però il punto è che hanno portato ricchezza in Cina ma a scapito della libertà. Ora la ricchezza senza libertà è nulla, perché in realtà è una nuova forma di prigionia».

Anche Lino Pettazzi (Lega), ha espresso il suo sostegno: «Complimenti per quello che state facendo perché penso che sia fondamentale il vostro lavoro, la vostra testimonianza e quindi il fatto che siate oggi qua in piazza Montecitorio è un segnale importante che tutti devono raccogliere. Tutte le istituzioni a tutti i livelli e io mi auguro presto di essere qui di nuovo in piazza Montecitorio a festeggiare questo vostro obiettivo».

Infine, secondo l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata (Partito Radicale), ministro degli esteri nel governo Monti, nello stare troppo vicino alla Cina, in questo momento, l’Italia rischia «l’appartenenza all’Europa, ancora, per dire una parola impegnativa, all’identità Europea. Negli articoli 21 e 22 del trattato dell’Unione Europea è scritto in modo chiaro, netto, inconfutabile; siamo impegnati non solo legalmente ma politicamente ed eticamente a seguire, a mettere questi articoli sullo stesso piano della Costituzione Italiana, gli articoli dicono: “Ogni Stato membro dell’Unione Europea e tutte le istituzioni dell’Unione Europea devono promuovere lo Stato di Diritto, le libertà fondamentali: la libertà di informazione, i diritti umani e la libertà di religione, di credere e di non credere».

 
 
 

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