Multe Covid, sanzionate oltre 490 mila persone e 18 mila attività dall’inizio della pandemia

Di Marco D'Ippolito

Oltre 490 mila persone sono state sanzionate dal 25 marzo dello scorso anno per il mancato rispetto delle misure anti-Covid. Mentre ammontano a 18 mila 614 i titolari di attività o esercizi colpiti dalle medesime sanzioni. A renderlo noto è un report annuale pubblicato dal ministero dell’Interno il 14 marzo.

Il documento, intitolato ‘Monitoraggio dei servizi di controllo inerente le misure urgenti per il contenimento della diffusione del virus Covid-19’, mostra i dati relativi al periodo compreso tra l’11 marzo 2020 e l’11 marzo 2021.

Nel complesso, le forze dell’ordine hanno effettuato oltre 37 milioni di controlli personali, e 9 milioni 568 mila controlli sugli esercizi commerciali, al fine di garantire il rispetto delle misure di contenimento e punire i trasgressori.

Screenshot del Report annuale controlli Covid: 11 marzo 2020 – 11 marzo 2021, pubblicato dal ministero dell’Interno. Dati relativi a controlli personali, sanzioni e denuncie personali.

Fino al 25 marzo del 2020 era prevista una denuncia penale per tutte le violazioni del decreto, mentre in seguito il governo ha deciso di adottare sanzioni tra i 400 e i 3 mila euro, senza denuncia penale, per la maggior parte delle violazioni previste (violazione del coprifuoco, uscita senza valido motivo, distanziamento non rispettato, mancanza di mascherina ecc.).

Sono tutt’ora previste invece le denunce penali per ‘falsa attestazione’ o ‘falsa dichiarazione’ alle forze dell’ordine (5.684 quelle registrate nel report), e per l’inosservanza del divieto di allontanarsi da casa per le persone in quarantena perché risultate positive al virus (3.987).

Inoltre, risulta dal documento che le forze dell’ordine hanno ordinato, per mancato rispetto delle normative anti-covid, la chiusura di 1.879 attività o esercizi sull’intero suolo nazionale, sempre nel periodo compreso tra l’11 marzo 2020 e l’11 marzo 2021.

Screenshot del Report annuale controlli Covid: 11 marzo 2020 – 11 marzo 2021, pubblicato dal ministero dell’Interno. Dati relativi agli esercizi commerciali.

Andamento dei controlli

In base all’analisi dei dati del Viminale effettuata da Truenumbers.it, il picco dei controlli personali effettuati dalle forze dell’ordine è stato toccato nell’aprile dello scorso anno, 7 milioni e 771 mila, per poi calare ai 4 milioni e 766 mila di maggio. Mentre nell’attuale seconda ondata i controlli mensili risultano aumentati gradualmente da novembre, 2 milioni e 315 mila, fino al picco di gennaio 2 milioni e 781 mila, per poi calare lievemente nel mese di febbraio.

Ora, con l’introduzione del nuovo decreto legge, e il passaggio di oltre mezza Italia in zona rossa, non è ancora chiaro quale sarà l’approccio delle forze dell’ordine, se più rigoroso nell’applicazione della legge, come ad aprile dello scorso anno, o più accomodante.

Dal canto suo, la ministra Lamorgese ha dichiarato, durante un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa il 13 marzo, che durante il ‘lockdown di Pasqua’ ci saranno «controlli capillari sul territorio», ma ha anche sottolineato che «un effettivo rispetto delle regole, che in questo contesto è finalizzato alla tutela della salute di tutti i cittadini, dipende soprattutto dai comportamenti individuali e dal senso civico che ci deve legare come comunità nazionale».

La questione della legittimità delle restrizioni

Probabilmente tutti hanno sentito qualcuno affermare che le restrizioni della libertà personale imposte dai Dcpm del governo Conte rappresentassero una violazione dell’articolo 13 della Costituzione Italiana, ma il tutto era rimasto a parole. Recentemente invece, il 27 gennaio, è stata emessa da un giudice del tribunale di Reggio Emilia una sentenza che ha dichiarato tali decreti per il contenimento della pandemia «illegittimi per violazione della legge costituzionale».

Il giudice in questione, Dario De Luca, ha assolto due fidanzati che il 13 marzo 2020 erano stati denunciati dai carabinieri di Correggio perché trovati fuori casa nonostante i divieti. I due non erano usciti per una delle motivazioni previste dal Dcpm, e una volta fermati dai carabinieri hanno inventato una scusa per giustificarsi, ma sono stati scoperti dai militari e così denunciati anche per ‘falsa autocertificazione’.

Ma la sentenza di De Luca, ormai definitiva, ha assolto entrambi anche da questa accusa, affermando che «ciascun imputato è stato ‘costretto’ a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo Stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima».

Tuttavia, ‘una rondine non fa primavera’, e una singola sentenza di un tribunale ordinario rimane solo una sentenza, anche se definitiva. Ma ha senz’altro sollevato una questione che prima a poi finirà inevitabilmente davanti alla Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, dato l’enorme volume delle sanzioni e delle denunce penali, che complessivamente ammontano a 638 mila 420 provvedimenti, sino all’11 marzo 2021.

I sostenitori della legittimità delle restrizioni affermano che la Costituzione preveda espressamente, nell’articolo 16, la possibilità che lo Stato possa porre dei limiti alla circolazione dei cittadini per motivi di sanità e sicurezza. Tuttavia, secondo la sentenza scritta dal giudice De Luca «la libertà di circolazione non può essere confusa con la libertà personale: i limiti della libertà di circolazione attengono a luoghi specifici il cui accesso può essere precluso, perché ad esempio pericolosi; quando invece il divieto di spostamento non riguarda i luoghi, ma le persone, allora la limitazione si configura come vera e propria limitazione della libertà personale». Una libertà che secondo l’articolo 13 della Costituzione «è inviolabile […] se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria».

 
 
 

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