Nuova luce sulle origini del Covid-19, il laboratorio di Wuhan sotto i riflettori | China in Focus

Tre studi inediti post universitari fanno luce sulle origini della pandemia. Gli autori sono gli studenti della nota virologa di Wuhan Shi Zhengli, direttrice del centro di malattie infettive dell’Istituto di virologia di Wuhan, il famigerato laboratorio accusato di aver causato la pandemia.

Questo e molto altro nella rassegna stampa settimanale di China in Focus.

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Tre studi inediti fanno luce sulle origini della pandemia

I documenti in questione risalgono rispettivamente al 2014, 2017 e 2019, e gli autori hanno dichiarato a Le Monde che i risultati dei loro studi contraddicono le dichiarazioni del laboratorio di Wuhan, sollevando così molti interrogativi. Gli autori sono ex studenti della virologa cinese Shi Zhengli, direttrice del centro di malattie infettive dell’Istituto di virologia di Wuhan, il laboratorio accusato di aver causato pandemia.

Nel 2012, sei operai del sud-ovest della Cina si sono ammalati dopo essere entrati in una miniera di rame abbandonata, di una malattia simile alla Sars. Alla fine tre sono morti. Al tempo, la causa era stata attribuita a un coronavirus trasmesso dai pipistrelli.

Il laboratorio di Wuhan aveva anche ammesso alla rivista Nature di aver inviato in quel luogo una squadra, per raccogliere 9 campioni di coronavirus simili alla SARS. Uno di essi possiede una sequenza genomica molto simile al COVID-19.

Lo studio ora divulgato rivela che almeno un altro coronavirus è conservato nel laboratorio di Wuhan, un virus del quale non non era stata mai riconosciuta l’esistenza.

Ma non è tutto. All’epoca, i ricercatori del laboratorio di Wuhan avevano affermato di aver raccolto 13 campioni di sangue dagli operai malati, senza però trovare alcuna traccia di coronavirus. Avevano quindi pensato che si trattasse di una sorta di infezione causata da funghi.

Ma una ricerca del 2014 sottolinea che il laboratorio aveva raccolto 30 campioni di sangue, non 13. E conferma che gli operai erano stati infettati da un tipo di coronavirus mai visto prima.

Esiste infine una terza seria incongruenza, rispetto alla versione ufficiale del laboratorio, che suggerisce che il regime cinese abbia nascosto informazioni cruciali sul coronavirus.

Secondo Shi Zhengli, il team del laboratorio di Wuhan ha identificato per primo la sequenza del genoma più vicina al Covid-19, chiamandolo RaTG13, attualmente considerato come l’origine più probabile del COVID-19.

Tuttavia, settimane dopo l’identificazione del RaTG13, uno scienziato italiano ha scoperto che parte della sua sequenza genomica era già stata pubblicata dal laboratorio di Wuhan nel 2016, con un nome diverso: “Ra4991”.

Lo scorso luglio, Shi Zhengli ha confermato in un’intervista alla rivista Science che le due sequenze del genoma si riferiscono allo stesso virus, spiegando che i ricercatori del laboratorio Wuhan avevano cambiato il nome da RA4991 a RaTG13 nel 2020.

Ma un virologo del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, Etienne Decroly, afferma il contrario. Ha scoperto che, sulla base degli studi recentemente divulgati, le due sequenze del virus non sono in realtà identiche. Cioè non sono lo stesso virus.

E la differenza principale è la capacità del virus di infettare o meno il corpo umano.

Il laboratorio di Wuhan non ha ancora replicato a queste notizie.

 

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