Oms: «Grave carenza globale di mascherine»

L’enorme richiesta di mascherine, dovuta all’epidemia coronavirus, non può essere soddisfatta. Lo denuncia l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Venerdì, in una conferenza stampa a Ginevra, il capo dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha infatti dichiarato che l’attuale catena di fornitura di mascherine mediche, respiratori e altre attrezzature correlate è in ritardo di quattro-sei mesi: «Il mondo sta affrontando una tremenda carenza di dispositivi di protezione personale, e solo la richiesta di mascherine è circa 200 volte superiore, il che equivale a una a una forte pressione sul mercato».

Il funzionario della sanità ha assicurato che discuterà con i responsabili della catena di fornitura per far sì che vengano prodotte più mascherine e che vengano risolti i «colli di bottiglia» della produzione.

La dott.ssa Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’unità malattie emergenti dell’OMS ha aggiunto: «È davvero importante dare priorità all’uso di questi dispositivi per le persone che ne hanno più bisogno. E questi sono gli operatori sanitari che curano i pazienti, che si prendono cura dei loro famigliari, dei loro cari e dei malati».

Ai giornalisti, Ghebreyesus ha spiegato che «gli operatori sanitari internazionali avranno una richiesta di dispositivi sanitari e di protezione parti a circa il 7-10% della capacità del mercato; quella dei cinesi sarà invece molto maggiore. Quindi la priorità va agli operatori sanitari e poi alle persone che sono malate o che si prendono cura di qualcuno che è malato».

Ha poi aggiunto: «Siamo riconoscenti a quelle aziende che hanno deciso di fornire le mascherine principalmente ai professionisti del settore medico».

Secondo il Wall Street Journal, Medicom Group, un produttore di mascherine con sede a Montreal, ha riferito che dei politici di Shanghai hanno inviato una lettera all’azienda, in cui ordinavano di vendere al governo locale tutta la produzione presente in fabbrica.

L’amministratore delegato di Medicom, Ronald Reubenha ha affermato: «Devono prendersi cura della loro gente. E’ dirompente, ma cosa si può fare?».

Il governo locale di Dongguan ha inoltre acquistato tutte le mascherine da una fabbrica di proprietà della Makrite Industries Inc. che vengono a volte spedite a clienti tra cui Home Depot e Cardinal Health.

Il Ceo di Makrite Bob Wen ha dichiarato: «Dobbiamo prima sostenere il governo finché la situazione non migliora».

Si ritiene che prima che i funzionari del regime cinese intervenissero e mettessero in quarantena Wuhan e altre città, i primi casi di coronavirus fossero già emersi verso la fine dell’anno scorso.

Gli abitanti di Wuhan e Hubei hanno dipinto un quadro particolarmente triste, descrivendo una carenza di letti d’ospedale, lunghe attese e presunti insabbiamenti da parte dei funzionari del regime cinese.

Questa settimana, Xu, uno studente magistrale di Xiaogan, nella provincia dell’Hubei, ha raccontato: «Non ci sono più letti nell’ospedale di Tongji. È rimasta solo una stanza per le persone da ricoverare. Gli altri pazienti sono tutti mescolati insieme, e possono facilmente infettare gli altri».

Allo stesso tempo, questa settimana i funzionari cinesi hanno annunciato l’isolamento di grandi città come Hangzhou, Nanjing e Zhengzhou. In tutto, almeno 38 città nel Guangxi, Fujian, Jiangxi, Henan, Zhejiang, Jiangsu, Shandong, Heilongjiang, Yunnan, Chongqing, Ningxia e le province dell’Hubei, dal 4 febbraio hanno imposto delle restrizioni nei viaggi, che coinvolgono decine di milioni di persone.

 

Articolo in inglese: ‘Severe Disruption’: Global Shortage of Anti-Virus Masks, Says WHO

 
 
 

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