Ong lanciano dichiarazione per impedire il prelievo forzato di organi

Di Frank Fang

Cinque Ong si alleano contro il prelievo forzato di organi, nello specifico quello che avviene in Cina, per mano dello Stato stesso. Il 26 settembre, guidate da Medici Contro il Prelievo Forzato di Organi (Dafoh), cinque Ong hanno pubblicato la «Dichiarazione universale sulla lotta e la prevenzione del prelievo forzato di organi» (pdf), a conclusione di un vertice mondiale di due settimane, che ha coinvolto esperti, politici e testimoni di 19 Paesi in discussioni online su questo fenomeno.

Un video che accompagna la dichiarazione invita le persone ad aggiungere le proprie firme alla dichiarazione per «fermare l’atrocità più diabolica di questo secolo», dal momento che il regime cinese «ha trasformato i medici in carnefici» spingendoli a uccidere persone innocenti per i loro organi.

La dichiarazione «invita tutti i governi a combattere e prevenire il prelievo forzato di organi prevedendo la criminalizzazione di determinati atti e a facilitare, sia a livello nazionale che internazionale, il perseguimento penale del prelievo forzato di organi», ha affermato Arthur Caplan, professore di bioetica alla New York University (Nyu), durante una sessione online del summit il 26 settembre.

Caplan, che è anche direttore della Divisione di etica medica della Nyu Grossman School of Medicine, ha sottolineato che gli atti condannati includono anche il costringere gli individui a donare i loro organi, nonché la rimozione di organi da donatori vivi o deceduti senza un adeguato consenso. Quindi si chiede che i governi adottino una legislazione che criminalizzi questi atti.

Caplan ha affermato che è tempo di garantire che il prelievo forzato di organi basato su un consenso fasullo o forzato si fermi: «Le nazioni impegnate in tali pratiche devono essere identificate, chiamate a renderne conto, ritenute responsabili e persino boicottate, fino a quando il trapianto non opera in un quadro morale di libera scelta e rispetto».

Le altre quattro Ong sono la Taiwan Association for International Care of Organ Transplants, la Korea Association for Ethical Organ Transplants della Corea del Sud, la Transplant Tourism Research Association in Giappone e la Cap Freedom of Conscience in Francia.

Trapianti forzati in Cina

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha reso la Cina una delle principali destinazioni per le procedure di trapianto di organi, poiché gli ospedali cinesi possono spesso trovare pazienti con un organo corrispondente in un lasso di tempo straordinariamente breve. Il regime, davanti alle prove, ha respinto le accuse di coinvolgimento nella sottrazione di organi, definendole «dicerie» e ha affermato che il Paese ha un sistema nazionale di donazioni per l’approvvigionamento di organi.

Le accuse dei prelievi forzati di organi da detenuti, soprattutto praticanti del Falun Gong, sono emerse per la prima volta nel 2006. Gli aderenti al Falun Gong in Cina sono bersaglio della persecuzione da parte del regime cinese dal 1999.

Nella sua sentenza del 2019, un tribunale indipendente con sede a Londra, ha confermato che il prelievo forzato di organi autorizzato dallo Stato è in corso da anni «su vasta scala». Ha inoltre ritenuto «certo» che gli organi provengono da aderenti del Falun Gong imprigionati e che essi sono «probabilmente la fonte principale».

«L’attuale sistema volontario [della Cina, ndr] per ottenere organi sembra funzionare insieme all’uso continuato di donatori non volontari – molto plausibilmente prigionieri o persone che quindi sono erroneamente classificate come prigionieri e come donatori volontari – al fine di mantenere il ritmo con cui la Cina sta eseguendo trapianti», ha reso noto Caplan.

Il regime cinese sostiene che le sue politiche contro gli uiguri nella regione dell’estremo ovest cinese dello Xinjiang mirino a sradicare «l’estremismo». Allo stesso modo, Pechino ha creato propaganda contro il Falun Gong, con l’obiettivo di incitare all’odio pubblico verso il gruppo e indurre i cittadini a sostenere la sua campagna di persecuzione, dicono gli analisti.

Durante la sessione online del 26 settembre, anche David Curtis, professore onorario di genetica all’University College di Londra, ha chiesto una qualche forma di boicottaggio contro la Cina. «È tempo per noi occidentali di pensare a boicottaggi professionali più formali, specialmente tra medici e scienziati sulla base del fatto che le professioni mediche e scientifiche in Cina sono implicate a livello istituzionale in queste pratiche».

Un’altra relatrice, Elisabetta Zamparutti, avvocato ed ex deputata al Parlamento italiano, ha invitato le Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale della sanità, il Consiglio d’Europa e il Parlamento europeo a pronunciarsi contro la cooperazione sanitaria con la Cina.

Il dott. Torsten Trey, direttore esecutivo di Dafoh, ha affermato che la dichiarazione «si rivolge alla pratica abominevole del prelievo forzato di organi. Chiediamo il vostro sostegno unendovi a noi nei nostri sforzi per porre fine a questo deragliamento dell’etica medica».

 

Articolo in inglese: NGOs Launch Declaration on Preventing Forced Organ Harvesting

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