Otto su dieci americani pensano che il laptop di Biden avrebbe cambiato le elezioni

Di Paul Sperry

Un sondaggio rivela che un enorme 79% degli americani ritiene che il presidente Donald Trump avrebbe ottenuto la rielezione se gli elettori avessero saputo che il laptop di Hunter Biden era reale e non «disinformazione russa» come i funzionari dell’intelligence allineati con Joe Biden hanno falsamente indotto il pubblico a credere.

Il sondaggio a cui hanno partecipato 1.335 adulti è stato condotto all’inizio di questo mese dal Technometrica Institute of Policy and Politics con sede nel New Jersey. La stragrande maggioranza delle persone informate sulla questione ritiene che il laptop sia reale, mentre solo l’11% crede ancora che sia un’invenzione dei russi.

Il Washington Post e il New York Times hanno recentemente confermato che il laptop e i contenuti trovati su di esso sono, in effetti, autentici, dopo aver inizialmente ridicolizzato l’idea che il dispositivo appartenesse al figlio del presidente. Nell’ottobre 2020, il New York Post ha divulgato la notizia secondo cui Hunter Biden aveva abbandonato il computer Apple in un’officina di riparazione di Wilmington, nel Delaware. Il giornale ha denunciato le e-mail estratte dal disco rigido che indicavano che la famiglia Biden avrebbe partecipato ad affari illeciti in Ucraina, Cina e altri Paesi. I social media hanno quindi censurato la storia, negando agli elettori informazioni critiche, alla vigilia delle elezioni.

Tra coloro che seguono l’argomento, quasi tre quarti (74%) ritengono che l’Fbi e la comunità dell’intelligence abbiano deliberatamente fuorviato il pubblico – e gli elettori – nel dichiarare che il laptop fosse «disinformazione» e parte di un complotto del Cremlino per danneggiare la candidatura di Biden.

Il 19 ottobre 2020, più di 50 ex funzionari dell’intelligence statunitense, incluso il direttore della Cia John Brennan, hanno firmato una lettera in cui affermavano che il materiale pubblicato dal Post e proveniente dal disco rigido di Hunter «ha tutte le caratteristiche classiche di un’operazione di disinformazione russa», sebbene nessuno di loro l’avesse visto. Joe Biden ha poi citato la loro lettera nei dibattiti presidenziali per deviare le domande sul laptop.

«Il definire il laptop ‘disinformazione’ da parte di Fbi, comunità dell’intelligence, Congresso e campagna di Biden, insieme alle Big Tech, ha avuto un impatto sugli elettori», ha affermato il presidente di Technometrica Raghavan Mayur, che è stato riconosciuto come il sondaggista più accurato nelle recenti elezioni presidenziali. «Una maggioranza significativa, il 78 percento, ritiene che l’accesso alle informazioni corrette avrebbe potuto essere fondamentale per la propria decisione alle urne».

In effetti, il 47% sostiene che aver saputo prima delle elezioni che i contenuti del laptop erano reali e non «disinformazione» avrebbe cambiato la propria decisione di voto. In questo 47% sono compresi più di due terzi (il 71%) dei democratici che hanno partecipato al sondaggio.

Quasi 8 intervistati su 10 hanno affermato che un’interpretazione veritiera del laptop avrebbe probabilmente cambiato l’esito delle elezioni più a favore di Trump.

Il sondaggio ha anche rilevato che più della metà, il 51%, dà ai giornali voti negativi (D o F in una scala da A ad F) per la loro copertura dell’argomento del laptop.

Inoltre, l’81% degli americani ha affermato di volere che il procuratore generale nomini un consulente speciale indipendente per indagare su e-mail potenzialmente incriminanti e altre prove contenute nel laptop di Hunter Biden. Gli investigatori federali del Delaware stanno indagando su Hunter per possibile riciclaggio di denaro, frode fiscale e altri presunti crimini, ma l’indagine si trascina da anni e l’Fbi non ha ancora emesso un mandato per perquisire la sua casa in cerca di prove.

La commissione giudiziaria del Senato ha rivelato il mese scorso che degli informatori dell’Fbi si sono recentemente fatti avanti per smascherare un «piano» dei capi dell’Fbi a Washington, che era inteso a far finire nel nulla le indagini su Hunter Biden in vista delle elezioni del 2020, sostenendo che le accuse di spaccio e di influenza di Biden in Ucraina fossero «disinformazione russa».

L’ex direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe ha recentemente affermato che ci sono prove crescenti che l’Fbi abbia interferito politicamente nelle elezioni del 2016 e del 2020 mentre affermava di essere preoccupato per l’interferenza russa: «I nomi sono cambiati, ma le accuse sono le stesse, secondo cui questi agenti dell’Fbi stavano tentando di influenzare l’esito delle elezioni del 2020 sopprimendo le informazioni dispregiative su Hunter Biden e potenzialmente Joe Biden».

«È l’Fbi che è la principale autorità nazionale per indagare e condurre al perseguimento dell’influenza e interferenza elettorale. È davvero un problema quando l’agenzia responsabile delle indagini su queste cose è impegnata in quelle cose».

A fine ottobre 2020, Ratcliffe ha emesso una vigorosa smentita contro l’orientamento prevalente sulla «disinformazione», dopo che l’eminente leader democratico Adam Schiff del Comitato per l’intelligence della Camera ha proclamato che la storia del laptop di Hunter Biden era «una diffamazione su Joe Biden [che, ndr, ndr] viene dal Cremlino».

«Sono intervenuto decisamente e ho replicato: “Guarda, Adam Schiff si sta inventando queste informazioni. Non c’è disinformazione russa coinvolta qui. È il laptop di Hunter Biden e l’indagine è reale”. E questo si è dimostrato vero».

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times 

Articolo in inglese: Shock Poll: 8 in 10 Think Biden Laptop Cover-Up Changed Election

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