Palermo, arrestato il superlatitante Matteo Messina Denaro

Di Alessandro Starnoni

I carabinieri del Ros hanno arrestato il boss mafioso di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro all’interno di una struttura sanitaria privata a Palermo; l’arresto è avvenuto dopo 30 anni di latitanza e a 30 anni quasi esatti da quello dell’altro super boss Totò Riina (il 15 gennaio 1993), nello stesso capoluogo siciliano.

Il generale di divisione Pasquale Angelosanto, comandante dei Ros, ha affermato all’Agi: «Oggi 16 gennaio 2023 i Carabinieri del Ros, del Gis e dei comandi territoriali della Regione Sicilia nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo hanno tratto in arresto il latitante Matteo Messina Denaro all’interno di una struttura sanitaria a Palermo dove si era recato per sottoporsi a terapie cliniche».

L’arresto è avvenuto nella clinica specialistica La Maddalena, dove il latitante era in cura perché a quanto noto era malato da tempo. Le indagini che hanno portato all’arresto sono state coordinate dal procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido.

Immediata la reazione del governo e della politica, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha espresso le sue congratulazioni alle Forze dell’Ordine in un tweet per l’arresto del boss di Castelvetrano (Trapani): «Complimenti alle forze dell’ordine, alla magistratura, alle migliaia di persone che ogni giorno, in silenzio, lavorano per difendere la giustizia. Grazie ai Ros ed ai magistrati per il loro lavoro!».

Per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa è «una grande vittoria dello Stato, che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia. All’indomani dell’anniversario dell’arresto di Totò Riina, un altro capo della criminalità organizzata, Matteo Messina Denaro, viene assicurato alla giustizia»

Matteo Messina Denaro, detto anche ‘U siccu’, era considerato uno dei latitanti più pericolosi nonché più ricercati al mondo, figlio dell’altro boss di Cosa Nostra Francesco Messina Denaro insieme al quale gestiva una tenuta di aziende agricole D’Alì Staiti ed erano proprietari della Banca Sicula di Trapani. Diventa capo della cosca di Castelvetrano e si allea con i corleonesi di Totò Riina già nei primi anni ’80. Viene denunciato per la prima volta per associazione mafiosa nel 1989 dopo essere stato coinvolto in una faida tra clan; è stato poi responsabile nel 1991 dell’omicidio di Nicola Consales, proprietario di un albergo in Sicilia.

Da lì ha continuato con decine di omicidi per il quale era stato condannato all’ergastolo, tra cui anche quello del bambino Giuseppe Di Matteo (strangolato e sciolto nell’acido per ritorsione nei confronti del padre pentito). Ma è stato anche tra i mandanti delle stragi del ’92, nelle quali sono morti i giudici Falcone e Borsellino, e di attentati nell’anno successivo a Roma, Firenze e Milano.

Sempre all’Agi il comandante Pasquale Angelosanto ha riferito che, all’arresto, il boss, quasi 62enne, non ha opposto resistenza: «Non si è opposto all’arresto e del resto il dispositivo allestito poteva fare fronte a ogni emergenza, garantendo la sicurezza di tutti»

Il Quirinale ha fatto sapere in un tweet che «il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato questa mattina al ministro dell’Interno e al comandante dell’Arma dei Carabinieri per esprimere le sue congratulazioni per l’arresto di Messina Denaro, realizzato in stretto raccordo con la magistratura».

 
 
 

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