Panorama denuncia il prelievo forzato di organi in Cina. L’ambasciata cinese protesta

Di Alessandro Starnoni

L’Ambasciata cinese in Italia su Twitter ha ‘esortato’ i media italiani a «conoscere obiettivamente la verità», dopo l’uscita su Panorama di un articolo che denuncia il noto crimine del prelievo forzato di organi in Cina, già condannato a livello internazionale dal China Tribunal e non solo, e per il quale l’Onu aveva recentemente espresso profonda preoccupazione.

screen da giornale Panorama
Screen del titolo dell’articolo di Panorama sul prelievo forzato di organi in Cina

Un’esortazione che però, secondo Bitterwinter, ha più l’aria di un insulto alla professionalità del giornalismo italiano, e assume quindi nei fatti il tono di una minaccia alla libertà di espressione. Per il giornalista Marco Respinti, autore dell’articolo sul magazine che si occupa di diritti umani in Cina, «i diplomatici cinesi hanno rotto ormai ogni regola di diplomazia. Per quanto dovremmo tollerare ancora questo comportamento oltraggioso? […] L’Italia continua a essere un degno caso di studio internazionale di come il lungo braccio del Partito Comunista Cinese cerchi di influenzare la vita delle nazioni democratiche».

screen da twitter
Screen da Twitter del post dell’Ambasciata cinese contro Panorama

Il tweet dell’Ambasciata cinese contro Panorama e i fatti riportati nel suo articolo, è stato accompagnato anche da un lungo comunicato del portavoce dell’Ambasciata cinese in Italia che rifiuta, dal punto di vista di Pechino ovviamente, tutte le prove, tentando di infangare tra l’altro la reputazione dell’esperto giudice Geoffrey Nice, che ha sentenziato e condannato l’esistenza del prelievo forzato di organi in Cina come crimine di Stato.

Il China Tribunal, infatti, ha ascoltato testimonianze ed esaminato documenti e prove per arrivare a una conclusione: il prelievo forzato di organi in Cina ai danni dei prigionieri politici e religiosi è una realtà, ed è aumentato esponenzialmente dal 1999 con l’inizio della persecuzione di Stato del Falun Gong nel Paese governato dal Partito Comunista Cinese (Pcc). Il Falun Gong è un movimento spirituale di meditazione che si è diffuso in Cina dal 1992 e i cui praticanti sono le principali vittime del prelievo forzato di organi, secondo la sentenza del tribunale.

Panorama ha risposto all’attacco dell’Ambasciata cinese alla sua inchiesta, affermando di aver raccontato i fatti confermati dalle principali testate mediche del settore, quindi citando le fonti, mentre, come fa notare anche l’articolo di Bitterwinter, l’Ambasciata di Pechino non l’ha fatto: «La sola fonte delle gravi offese proferite dall’Ambasciata Cinese in Italia è l’Ambasciata cinese in Italia. Per l’Ambasciata cinese in Italia ciò che ha scritto Panorama, utilizzando fonti identificate, è falso perché l’Ambasciata cinese in Italia afferma che è falso». Per Respinti, questo negare da parte del Pcc, senza portare alcuna prova a sostegno, additando chiunque critichi il Pcc come un ‘diffamatore’, è «un segno di debolezza e disperazione» da parte di Pechino.

Le argomentazioni mosse dal portavoce dell’Ambasciata cinese sono quelle tipiche della propaganda di Pechino: il genocidio nello Xinjiang non esisterebbe e chiunque attacchi il Pcc sarebbe una forza ‘anti-cinese’ e diffusore di ‘sino-fobia’. Questo parte dal ragionamento secondo cui si accosta automaticamente l’identità del Pcc a quella del popolo cinese e della Cina stessa. Come ogni organo democratico sicuramente riconoscerebbe, la sentenza del giudice Geoffrey Nice è in realtà a difesa dei diritti umani del popolo cinese (quindi pro-cinese) e a condanna solamente del regime comunista in quanto violatore dei diritti umani.

Un’altra argomentazione utilizzata nel comunicato dell’Ambasciata è che le accuse del prelievo forzato di organi siano partite da praticanti del Falun Gong, persone che – proprio secondo Pechino, che ha lanciato la grave persecuzione contro la disciplina – sarebbero membri di una «setta antiumana» e che quindi non dovrebbero neanche essere ascoltati. Il Falun Gong è una pratica spirituale pacifica che si basa sui principi di verità, compassione e tolleranza, perseguitata e diffamata dal regime perché diventata estremamente popolare negli anni ’90.

Nel suo articolo a questo proposito Marco Respinti scrive: «L’Ambasciata cinese in Italia definisce il Falun Gong un “culto antiumano” e Sir Nice un “famigerato abusatore”. L’Ambasciata della Rpc non libera e non democratica in Italia, che in un italiano povero offende persone e istituzioni in un Paese democratico libero, si rende conto di cosa significa chiamare persone innocenti membri di un “setta antiumana ” e un rispettato professionista legale di fama mondiale un “abusatore”?».

 
 
 

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