Parlamentari di tutto il mondo insieme per affrontare la Cina

Il 4 giugno, dei politici di alto livello di tutto il mondo hanno formato una Coalizione interparlamentare sulla Cina denominata Ipac (Inter-Parliamentary Alliance on China), con lo scopo di portare a un cambio di approccio tra i Paesi democratici e la Cina.

L’Ipac è composta da legislatori globali e guidata da un gruppo di 26 co-presidenti, che sono politici appartenenti ai principali partiti del mondo.

«Sviluppare una risposta coerente all’ascesa della Repubblica Popolare Cinese, guidata dal Partito Comunista Cinese, è una sfida decisiva per gli stati democratici del mondo – si legge sul sito dell’Ipac – Questa sfida sopravviverà ai singoli governi e amministrazioni; la sua portata trascende la politica di partito e le tradizionali divisioni tra politica estera e politica interna […].
Il Partito Comunista Cinese afferma ripetutamente ed esplicitamente la sua intenzione di espandere la sua influenza globale. Di conseguenza, i valori e le pratiche democratici sono stati sottoposti a una crescente pressione. Quando i Paesi hanno resistito a Pechino, lo hanno fatto da soli. Invece di montare una difesa comune dei principi condivisi, i Paesi hanno invece tenuto conto dei propri interessi nazionali, che dipendono sempre più dalla Repubblica Popolare Cinese per minerali, componenti e prodotti cruciali.
Nessun Paese dovrebbe sostenere l’onere di difendere le libertà fondamentali e l’integrità dell’ordine internazionale da solo».

La coalizione è composta da politici di Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Germania, Italia, Olanda, Lituania, Svezia, Parlamento Europeo e Australia, guidati da un gruppo di co-presidenti che appartengono a Paesi quali l’Australia, il Canada, la Repubblica Ceca, la Germania, il Parlamento europeo, l’Inghilterra, l’Italia, il Giappone, la Lituania, l’Olanda, la Norvegia, la Svezia e gli Stati Uniti.

La segreteria generale è guidata dal coordinatore Luke de Pulford, parlamentare inglese, che è noto anche per essere direttore di Arise (un’organizzazione benefica contro la schiavitù) e il cofondatore della Coalition for Genocide Response, nonché un membro della Hong Kong Watch.

Le cinque aree chiave di lavoro del gruppo sono: «Salvaguardia dell’ordine internazionale basato sulle regole, sostenere i diritti umani, promuovere l’equità commerciale, rafforzare la sicurezza, proteggere l’integrità nazionale».

Per affrontare le cinque aree di lavoro, i leader mondiali dell Ipac sono affiancati da 12 esperti e consiglieri in sinologia, diritti umani, economia, medicina, diritto, situazione di Hong Kong, libertà religiosa, tecnologia e sorveglianza, e politiche per le minoranze etniche.

Il Pcc è sempre più aggressivo

Le azioni del Partito Comunista Cinese negli ultimi anni hanno attirato sempre più la condanna e il disagio della comunità internazionale. Il mese scorso Pechino ha promosso con la forza la sua legge di sicurezza nazionale per Hong Kong in flagrante violazione dell’accordo di “un Paese, due sistemi”. Questo ha causato un notevole malcontento in molti Paesi.

Allo stesso tempo, il Partito si è dimostrato sempre più aggressivo anche sulla scena internazionale: il mese scorso i soldati cinesi hanno addirittura invaso il confine indiano, scatenando un conflitto di confine tra i due Paesi; oltre ad aver intensificato le attività militari nel Mar Cinese Meridionale.

A maggio, Washington ha pubblicato un importante documento politico sulla Cina, in cui gli Usa sostengono che la politica di impegno con la Cina negli ultimi 40 anni sia stata un completo fallimento e che la Cina non è diventata il Paese libero e aperto, centrato sul cittadino, che gli Stati Uniti speravano diventasse; per questo in molti sono convinti che sia necessario un cambiamento di rotta nel modo in cui si è trattato con Pechino fino ad ora.

 
 
 

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