Il Pcc tenta di ridefinire il concetto stesso di ‘diritti umani’ in tutto il mondo

Di Alex Newman

L’autore dell’articolo, Alex Newman, è un premiato giornalista internazionale, educatore, autore e consulente che ha scritto il libro ‘Crimes of the Educators: How Utopians Are Using Government Schools to Destroy America’s Children’. È anche l’amministratore delegato di Liberty Sentinel Media e scrive per diverse pubblicazioni negli Stati Uniti e all’estero.

 

Con la pretesa di denunciare le violazioni dei ‘diritti umani’ negli Stati Uniti, il Partito Comunista Cinese rilascerà a breve un documento che mira in realtà a ridefinire il concetto stesso di diritti. Si tratta di un qualcosa di molto pericoloso, sebbene possa sembrare uno scherzo.

È infatti grottesco che la più feroce dittatura della storia umana accusi la nazione più libera della storia di violare sistematicamente i diritti umani. Letteralmente, nessun governo nella storia dell’umanità ha massacrato tante persone quante il Pcc nei suoi decenni al potere. Al contempo, è lecito affermare che nessun governo ha mai protetto le libertà fondamentali delle persone come hanno fatto gli Stati Uniti.

Naturalmente, il documento del Pcc, che dovrebbe essere rilasciato poco dopo che il governo degli Stati Uniti pubblicherà il suo resoconto sui diritti umani in Cina, è stato quasi universalmente ridicolizzato o ignorato in Occidente. Tuttavia, non c’è veramente niente da ridere. Nel resoconto del regime sui diritti umani è insita una minaccia molto concreta.

Si tratta ormai di una questione globale. Sfortunatamente, le campagne sostenute dal Pcc per sostituire il concetto di ‘diritti inalienabili’ con quello dei ‘privilegi garantiti dallo Stato’, godono di influenti alleati in tutto il mondo: persino in alcune delle più prestigiose istituzioni ‘educative’ e nelle stanze del governo degli Stati Uniti. In prima linea ci sono i Paesi alleati del Pcc e i loro rappresentanti alle Nazioni Unite.

L’attacco del Pcc all’America, intitolato ‘Report sulle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti nel 2020’, è l’ultima versione di un documento annuale redatto dall’Ufficio di informazione del Consiglio di Stato del regime. Si tratta di un’iniziativa avviata per rispondere alle critiche degli Stati Uniti sulle violazioni dei diritti umani da parte del Pcc. E ogni anno, il regime diventa più scatenato nelle sue critiche agli Stati Uniti.

Preoccupazioni fasulle

In cima alla lista delle presunte preoccupazioni del Pcc sui «diritti umani» negli Stati Uniti pare esserci il presunto fallimento del governo americano nel proteggere sufficientemente la gente dall’epidemia di Covid-19, che si è diffusa in tutto il mondo partendo dalla Cina, proprio a causa dell’occultamento del Pcc.

Citando l’alto numero di morti causati dalla pandemia e la tecnologia medica avanzata degli Stati Uniti, il regime ha sostenuto che questi dati dimostrassero che il governo degli Stati Uniti si sia dimostrato «incompetente» e stia venendo meno al suo dovere di proteggere il presunto «diritto umano» alla «salute».

Un’anteprima del report divulgata dagli organi di propaganda del Pcc afferma: «Nel 2020, la pandemia di Covid-19 ha seminato il caos in tutto il mondo, ponendo una grave minaccia alla sicurezza degli uomini. La situazione è andata fuori controllo negli Stati Uniti in seguito alla risposta sconsiderata del governo».

Naturalmente, il Pcc conosce molto bene la Costituzione americana, secondo la quale il popolo e gli Stati mantengono la maggior parte dei poteri per sé stessi, mentre concedono alcuni limitati poteri al loro governo federale. E sotto quella Costituzione, come il Pcc sa molto bene, il governo federale non dispone di poteri totalitari, in stile Pcc, per contrastare il virus con la tirannia.

Piuttosto, la Costituzione americana tutela i diritti conferiti all’uomo da Dio proprio dall’eccessiva ingerenza del governo federale, e per questo ne limita il potere.

Ironicamente, però, anche gli Stati che hanno usato le politiche più rigide e draconiane per «combattere» il virus del Pcc – come la California e lo Stato di New York, tra gli altri – hanno avuto risultati simili o peggiori di Stati come la Florida e il Sud Dakota che non hanno imposto particolari limitazioni delle libertà individuali in nome della lotta alla pandemia.

In altre parole, la tutela dei diritti reali è perfettamente compatibile – e quasi sempre associata – con migliori risultati economici e sanitari.

Le anteprime del report mostrano inoltre che il Pcc ha rimproverato il governo Trump per la sua «prepotenza con le organizzazioni internazionali» e per aver «promosso isolamento e unilateralismo» di fronte alla pandemia. Si tratta di un riferimento alla decisione del presidente Trump di smettere di finanziare e sostenere l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che attualmente è presieduta da un leader sostenuto ed eletto grazie al Pcc, che durante la pandemia ha aiutato Pechino a diffondere bugie sul virus.

Tuttavia, non è chiaro in che modo interrompere i finanziamenti a un portavoce del Pcc all’interno della burocrazia delle Nazioni Unite rappresenti una violazione dei diritti umani.

Un’altra violazione dei diritti umani citata dal report? Le persone di origine africana hanno più probabilità di essere uccise dalla polizia rispetto a quelle di origine europea negli Stati Uniti. Naturalmente il resoconto ha ignorato le ovvie spiegazioni di questo fenomeno ben note ai ricercatori: gli americani neri hanno molte più probabilità di essere coinvolti nel sistema giudiziario criminale, in parte a causa del maggior numero di famiglie senza padre. Ad ogni modo, il report presenta dati, senza alcun contesto, come prova del razzismo diffuso tra le forze dell’ordine americane.

Questa è una fallacia logica basilare, che uno studente delle scuole elementari ben istruito dovrebbe essere in grado di rilevare. In realtà, studi e sondaggi mostrano che l’America è tra le società meno razziste del pianeta. Gli studi mostrano anche che gli agenti di polizia americani hanno meno probabilità di sparare a sospetti neri che a sospetti bianchi.

Violazioni reali perpetrate dal Pcc

In effetti, che il Pcc definisca razzisti i funzionari del governo americano per le loro presunte violazioni dei diritti umani è a dir poco grottesco. Proprio questo mese, il Raoul Wallenberg Centre for Human Rights di Montreal e il Newlines Institute for Strategy and Policy di Washington hanno concluso che il Pcc è attualmente impegnato in un genocidio contro la minoranza etnica degli uiguri nella Cina occidentale.

«La Cina, come Stato, sta commettendo atti di genocidio contro gli uiguri con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo in quanto tale, come dimostrato dall’internamento di massa orchestrato dallo Stato, dalla prevenzione forzata delle nascite e dalle campagne di epurazione», ha spiegato il primo firmatario del report Yonah Diamond, consulente legale del Centro Raoul Wallenberg.

Il mese scorso, anche il Parlamento olandese ha approvato una mozione che dichiara che il trattamento della minoranza uigura in Cina costituisce un «genocidio».

Questo è vero razzismo e una vera violazione dei diritti umani!

Nel commentare il report, il ‘ricercatore’ Lü Xiang dell’Accademia cinese delle scienze sociali del Pcc, ampiamente citato dai media del Pcc, ha persino paragonato le preoccupazioni occidentali sul genocidio uiguro in corso nella Cina occidentale alle bugie del ministro della propaganda nazionalsocialista Joseph Goebbels.

Senza alcun apparente senso dell’ironia, l’imminente resoconto del Pcc cita invece il «denaro nella politica» come una violazione dei diritti umani. Naturalmente, nei Paesi liberi, i cittadini sono autorizzati a partecipare al processo politico sostenendo i candidati o le questioni che hanno a cuore, sia con il loro denaro, il loro tempo, i loro media o la loro parola.

La vera violazione dei diritti reali, ovviamente, è che il regime del Pcc non permette alle sue vittime di partecipare alla politica o di governarsi scegliendo i propri leader.

Questa è una vera violazione dei diritti umani.

In un recente incontro con la stampa su questo argomento, un portavoce del ‘ministero degli Esteri’ del Pcc ha condannato le violazioni dei diritti umani degli Usa, affermando: «Speriamo che gli Stati Uniti abbandonino i doppi standard e affrontino i gravi problemi di diritti umani come il razzismo e l’applicazione violenta della legge, e prendano misure concrete per proteggere i diritti umani».

Tuttavia, come ogni sforzo propagandistico di successo, l’attacco del Pcc alla situazione dei ‘diritti umani’ negli Stati Uniti contiene alcuni elementi di verità.

Infatti, durante la pandemia, governatori e sindaci – specialmente i democratici negli Stati blu – hanno calpestato senza pietà i diritti umani costituzionalmente garantiti dei cittadini. Ma non è questo quello che il Pcc intendeva nel suo report.

Negli anni passati, il Pcc ha inoltre reso chiare le sue mire riguardo le presunte violazioni dei ‘diritti umani’ negli Stati Uniti. Per esempio, un report pubblicato nel 2012 indicava violazioni come il fatto che il governo degli Stati Uniti «esercita un controllo lassista sul possesso di armi da fuoco, causando un dilagante possesso di armi».

Nonostante i numerosi sondaggi mostrino un sostegno pubblico schiacciante in favore del diritto costituzionalmente garantito di possedere e portare armi, il report del Pcc sosteneva addirittura che le autorità statunitensi stessero ignorando le «lamentele del popolo americano» e le «molteplici proteste» che presumibilmente chiedevano che «il governo controllasse rigorosamente il possesso privato di armi».

Quest’anno, si prevede che il report del Pcc demonizzi nuovamente il Secondo Emendamento per aver prodotto «violenza armata».

L’argomentazione, però, è assurda, soprattutto perché l’America ha un tasso di omicidi più basso della maggior parte del mondo, e i diritti delle armi sono sempre stati considerati in America come l’ultima garanzia per tutti gli altri diritti, compresi quelli di cui il Pcc rifiuta di riconoscere anche solo l’esistenza.

La Svizzera, che ha uno dei più alti tassi di possesso di armi al mondo, ha anche tra i più bassi tassi di omicidio. Al contempo, nazioni come il Venezuela e il Messico, dove il possesso privato di armi è stato a lungo virtualmente illegale, hanno tra i più alti tassi di omicidio e criminalità del pianeta.

La vera violazione dei diritti umani è la totale negazione da parte del Pcc del diritto delle sue vittime di tenere e portare armi. Ma d’altra parte, le dittature e i tiranni non vorrebbero mai che le loro vittime, ovvero l’intera popolazione, possiedano armi.

Il pericolo: diritti reali contro diritti fasulli

Il vero pericolo insito nel report del Pcc non è che gli americani leggano improvvisamente il documento e si ribellino contro il loro presunto governo oppressivo.

Né c’è un serio rischio che l’ipocrisia del Pcc venga presa sul serio, anche se le argomentazioni del regime e le farneticazioni della massa ‘woke’ sono sempre più difficili da distinguere.

Piuttosto, il pericolo è che il resoconto del Pcc sia solo la punta dell’iceberg di una campagna globale per ridefinire completamente il concetto stesso di diritti: non come dati da Dio, ma come concessi dal governo.

Infatti, il regime della Cina comunista e i suoi alleati totalitari nel mondo usano i ‘diritti umani’ come pretesto per controllare le vite e limitare le libertà delle loro vittime.

Per esempio, con la scusa del ‘diritto umano’ a un’istruzione controllata dal governo, i tiranni indottrinano i bambini con bugie e vietano possibili alternative.

Sotto il pretesto del ‘diritto umano’ all”assistenza sanitaria’ fornita dal governo, i tiranni si impossessano del controllo dei sistemi sanitari e limitano la libertà individuale, rendendo le loro vittime completamente dipendenti dai loro aguzzini.

Sotto le mentite spoglie del ‘diritto umano’ a un ‘tenore di vita decente’, i tiranni prendono il controllo di intere economie e delle persone che le compongono.

Questo genere di ‘diritti’ sono noti come ‘diritti positivi’, e implicano la richiesta che il governo faccia qualcosa a voi o per voi a spese di altri, che non potreste eticamente fare da soli.

Per esempio, non potreste mai andare a derubare il vostro vicino e dire che lo avete fatto perché avevate bisogno dei suoi soldi per il vostro college o per la vostra assistenza sanitaria. Ma se avete un ‘diritto positivo’ al college o all’assistenza sanitaria, il governo può essere autorizzato ad andare a prendere la ricchezza del vostro vicino per spenderla per voi.

È importante notare che, poiché dipendono dal governo, tutti questi ‘diritti positivi’ possono anche essere revocati dal governo, a suo capriccio, e usando futili pretesti.

Ovviamente, si tratta di una visione dei ‘diritti umani’ estremamente pericolosa.

Al contrario, il concetto tradizionale americano e cristiano dei diritti, radicato nella Bibbia e nelle tradizioni occidentali, non potrebbe essere più diverso da ciò.

Forse, la differenza più significativa è che gli autentici diritti umani sono inalienabili. Pensate alla libertà di parola, alla libertà di possedere proprietà, al diritto di adorare Dio secondo i dettami della propria coscienza, al diritto di proteggere la propria famiglia e la propria proprietà, e così via.

Questi sono tutti diritti ‘negativi’, nel senso che comportano la libertà dagli abusi, dalle coercizioni e via dicendo. Proprio come potete proteggere la vostra proprietà da un ladro, potete delegare l’autorità alla polizia perché vi aiuti a proteggere la vostra proprietà.

Come dichiararono i Padri Fondatori degli Stati Uniti nella Dichiarazione d’Indipendenza, gli individui sono ‘dotati dal loro Creatore’ di questi ‘diritti inalienabili’. Ciò significa che questi diritti esistono indipendentemente dal governo.

Poiché il governo non ha concesso e non concede questi diritti, non ha alcuna autorità legittima per revocarli o limitarli.

Al contrario, il ruolo del governo si limita alla tutela di questi diritti conferiti da Dio. La Dichiarazione sostiene addirittura che questa sia la vera ragione per cui i governi vengono istituiti.

Le parole e i principi senza tempo della Dichiarazione d’Indipendenza fanno eco alle dichiarazioni fatte anni prima sull’argomento da Sam Adams, ampiamente conosciuto come il ‘Padre della Rivoluzione Americana’. Nella prima lettera diffusa dai suoi Comitati di Corrispondenza nel 1772, Adams scrisse: «Tra i diritti naturali dei coloni ci sono questi: Primo, il diritto alla vita; Secondo, alla libertà; Terzo, alla proprietà; insieme al diritto di sostenerli e difenderli nel miglior modo possibile».

Sosteneva anche che i «Diritti dei coloni come cristiani» potevano essere «meglio compresi leggendo e studiando attentamente gli istituti del grande Legislatore e Capo della Chiesa Cristiana, che si trovano chiaramente scritti e promulgati nel Nuovo Testamento».

Sfortunatamente, l’Onu e molti dei suoi governi membri (e anche un segmento crescente di influenti voci in America) si schierano fermamente dalla parte della perversa visione dei diritti del Pcc, piuttosto che dalla parte americana e cristiana.

Il punto di vista dell’Onu è estremamente pericoloso, e quest’organizzazione globale fa spesso eco alle argomentazioni del Pcc sulla libertà di parola o sui diritti alle armi da fuoco negli Stati Uniti, definendoli piuttosto come ‘violazioni’ dei diritti umani.

Ma purtroppo non si tratta di un fatto nuovo. Nell’articolo 29 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’Onu, l’organismo globale afferma addirittura che «questi diritti e libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con gli scopi e i principi delle Nazioni Unite».

Questo sarebbe l’equivalente di avere un Primo Emendamento che proibisca di usare la propria libertà di parola o la libertà di riunione, o il diritto di petizione, per criticare il Parlamento. È palesemente assurdo.

Come per evidenziare l’assurdità della sua stessa posizione, il 22 febbraio, il ‘Consiglio dei Diritti Umani’ delle Nazioni Unite ha offerto una platea al ‘Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri’ del Pcc Wang Yi, segnando la prima volta che un leader del Pcc si è rivolto al sempre più screditato organismo delle Nazioni Unite. Peraltro, il regime è stato rieletto lo scorso anno per svolgere un nuovo mandato nel disgraziato organismo delle Nazioni Unite.

«Aumentare il senso di guadagno, felicità e sicurezza delle persone è il perseguimento fondamentale dei diritti umani, nonché l’obiettivo finale del governo nazionale», ha dichiarato Wang alla 46a sessione dell’organismo delle Nazioni Unite, affermando che il regime sostiene «la pace, lo sviluppo, l’equità, la giustizia, la democrazia e la libertà».

Wang, dopo aver affermato che il Pcc gestisce «la democrazia più rappresentativa», ha anche suggerito che l’aumento del tenore di vita del popolo cinese negli ultimi anni è una prova della devozione del regime alla causa dei diritti umani.

Più incredibilmente, forse, Wang ha descritto gli schemi omicidi di Pechino nello Xinjiang e in Tibet come «chiari esempi del progresso dei diritti umani della Cina». Sì, sul serio: sembra che il genocidio sia un «chiaro esempio» di «diritti umani», almeno nella comprensione del termine da parte del Pcc.

Durante un’intervista con Xinhua News Agency, l’agenzia stampa del Partito Comunista Cinese, Wang ha anche sottolineato che «il governo cinese attribuisce grande importanza alla promozione e alla protezione dei diritti umani».

Il tutto mentre altre brutali dittature, all’interno del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, fanno regolarmente eco a queste assurde pretese.

Cosa ci aspetta?

Se questo sforzo per ridefinire il concetto di ‘diritti’ dovesse alla fine avere successo – ed è innegabile che siano stati fatti grandi progressi in questa direzione – i veri diritti umani potrebbero sparire per sempre, relegati fuori dai libri di storia.

Un tale sviluppo lascerebbe la gente del mondo alla mercé di governi, probabilmente brutali, che sostengono la grottesca deformazione del concetto di ‘diritti’ sostenuta dal Pcc, che in realtà ne capovolge letteralmente il significato.

Invece di sentire il dovere di proteggere i diritti inalienabili conferiti da Dio all’individuo, i tiranni di tutto il mondo sarebbero autorizzati a opprimere e abusare delle loro vittime in nome degli stessi ‘diritti umani’.

Sempre più spesso, proprio come il Pcc, i governi e le organizzazioni internazionali stanno ora promuovendo l’idea secondo cui i diritti alle armi e all’autodifesa non siano veri diritti, ma piuttosto violazioni dei diritti. Allo stesso modo, anche la libertà di parola viene ora dipinta come una violazione del presunto ‘diritto umano’ delle persone a non essere offese.

Con l’aiuto di sistemi educativi corrotti e di organizzazioni internazionali dominate dai dittatori, una grande trasformazione sta già avvenendo in tutto il mondo e anche in America, specialmente nelle menti delle giovani generazioni.

Proprio ora, milioni di ragazzi sono stati convinti a reclamare il loro presunto ‘diritto’ al college finanziato dai contribuenti, all’assistenza sanitaria gratuita, e persino alla gratuità dell’aborto e delle operazioni per il cambio di sesso, mentre allo stesso tempo è diventato sempre più comune chiedere censura e limiti draconiani alla libertà religiosa in nome dei ‘diritti umani’.

Questa è una ‘buona ricetta’ per una catastrofe. Se continua così, la prossima generazione di americani potrebbe guardare gli assurdi report del Pcc e prenderli davvero sul serio.

È tempo di combattere sul campo di battaglia che conta realmente: l’essenza e la definizione dei diritti umani. Non si deve permettere al perverso Pcc di vincere.

Il modo più sicuro per farlo è che gli americani ritornino a una vera comprensione dei diritti – conferiti da Dio e inalienabili – come enunciato nei documenti di fondazione della nazione.

 

Le opinioni espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista dell’autore e non riflettono necessariamente quello di Epoch Times.

Articolo in inglese: CCP Seeks to Redefine ‘Human Rights’ in Attack on America



 
 
 

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