Pechino collabora con i talebani per tutelare gli investimenti cinesi nella regione

Di Antonio Graceffo

Il successo degli investimenti cinesi in Pakistan è legato al rafforzamento delle relazioni del regime comunista con i talebani.

Il China Pakistan Economic Corridor (Cpec) è una vasta iniziativa, simile alla Belt and Road Initiative (nota in Italia come Nuova Via della Seta), che include infrastrutture, trasporti, energia, materie prime, telecomunicazioni e banche. Il Cpec e la via della Seta marittima collegano la Cina con il porto pachistano di Gwadar, che faciliterà le spedizioni di petrolio dall’Iran alla Cina. Inoltre, Cina e Pakistan avevano in programma di espandere il Cpec per includere 12 mercati di confine con l’Afghanistan. In totale, il valore del Cpec è stimato in 62 miliardi di dollari.

Da quando gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dall’Afghanistan, gli attacchi terroristici in Pakistan sono aumentati, in particolare contro i progetti del Cpec. Alcuni esperti ritengono quindi che il successo del Cpec e della Belt and Road Initiative (Bri), in generale, dipenda dalla stabilità in Afghanistan e dalla conseguente cessazione degli attacchi terroristici in Pakistan. I separatisti del Sindhi hanno unito le forze con l’Esercito di Liberazione del Belucistan per attaccare i progetti del Cpec, così come hanno fatto i talebani pakistani, noti come Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp). Alcuni lavoratori cinesi sono stati presi di mira in un attacco terroristico contro un progetto idroelettrico del Cpec nella tradizionale roccaforte del Ttp, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Il Ttp ha anche attaccato un hotel a Quetta, capoluogo della provincia sudoccidentale del Belucistan, prendendo di mira proprio l’ambasciatore cinese.

Un’altra organizzazione terroristica attiva nella regione è la cosiddetta Jaish-e-Mohammed (Jem). Il Jem ha stretti legami con i talebani e si crede che abbia ricevuto finanziamenti da Osama bin Laden. Il regime cinese ha bloccato gli sforzi degli Stati Uniti e dell’India per inserire nella lista nera il capo del Jem, Masood Azhar. Gli Stati Uniti e diverse nazioni alleate avevano chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di sottoporre Azhar a un embargo sulle armi, al divieto di viaggio e al congelamento dei beni, ma la Cina ha posto un «blocco tecnico» sulla mozione. Il Jem è noto per aver attaccato obiettivi indiani, ma non era noto per aver condotto attacchi contro le proprietà cinesi. Il gruppo, che ha legami con al-Qaeda, è stato accusato dalle autorità pakistane di aver ucciso il giornalista statunitense Daniel Pearl nel 2002, nonché di aver perpetrato due attentati contro l’ex presidente Pervez Musharraf nel 2003. È possibile che il sostegno del Partito Comunista Cinese al Jem nel Consiglio di Sicurezza sia stato un tentativo di mantenere buoni rapporti con i gruppi terroristici al fine di prevenire attacchi contro gli asset cinesi.

Ora con l’uscita degli Stati Uniti dall’Afghanistan si prevede che il Ttp e altri gruppi terroristici si rafforzeranno, effettuando ulteriori attacchi in Pakistan. A luglio, diversi lavoratori cinesi del progetto idroelettrico di Dasu sono stati uccisi in un attentato dinamitardo. Ad agosto, un corteo di autoveicoli con a bordo lavoratori cinesi è stato attaccato da un attentatore suicida. I funzionari cinesi hanno quindi accusato i talebani pakistani (Ttp) per gli attacchi.

Gli esperti della Difesa statunitense vedono tre possibili esiti del ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan. La situazione potrebbe risolversi con un negoziato, con una guerra civile o con una totale presa del potere da parte dei talebani. Indipendentemente da quale sarà l’esito, sembra che i talebani emergeranno come i governanti dell’Afghanistan. Di conseguenza, Pechino è pronta a cementare ulteriormente le relazioni con i talebani, al fine di garantire i propri investimenti in Pakistan. Nel frattempo, la forza e la stabilità di un Afghanistan governato dai talebani dipenderanno in gran parte dai finanziamenti che riceveranno dall’estero, e quindi dalle loro relazioni politiche con i principali attori: Cina, Pakistan e Stati Uniti.

Ufficialmente, i talebani afgani hanno dichiarato che non daranno rifugio a gruppi terroristi che attaccano altri Paesi come Cina e Pakistan, ma è noto che membri del Ttp pakistano si sono già rifugiati in Afghanistan e stanno conducendo attacchi in Pakistan. Con l’aumento degli investimenti cinesi in Pakistan, il Pcc ha spinto il governo pakistano a risolvere la situazione con i gruppi terroristici. Allo stesso tempo, il Pcc vuole una maggiore stabilità in Afghanistan, poiché ritiene che l’instabilità in Afghanistan aumenti il rischio di attacchi ai progetti cinesi.

La regione cinese dello Xinjiang confina con l’Afghanistan. E di conseguenza Pechino teme che i talebani possano offrire sostegno ai separatisti dello Xinjiang. Del resto, certi funzionari cinesi della sicurezza hanno già accusato i talebani di aiutare i militanti uiguri, incluso il Movimento islamico del Turkestan orientale (Etim), che ha compiuto diversi attacchi terroristici nei primi anni 2000. E ritenendo che il cofondatore dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar, possa diventare il prossimo presidente dell’Afghanistan, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi gli ha intimato che dovrebbe tagliare i legami con l’Etim.

Sul destino dell’Afghanistan, Wang ha affermato di sperare in un «atterraggio morbido». La principale preoccupazione del Pcc in geopolitica è mantenere la stabilità del regime e la sicurezza in patria, assicurando al contempo i suoi investimenti all’estero. Gli obiettivi di Pechino potrebbero essere raggiunti al meglio con una transizione pacifica del governo afghano e un rapido ritorno a una situazione relativamente stabile nel Paese. Di conseguenza, la Cina non è mai stata preoccupata come gli Stati Uniti e altri attori internazionali del fatto che il Paese sia governato dai talebani piuttosto che da un governo democraticamente eletto. Per questo Pechino si è più volte impegnata diplomaticamente con i talebani. Il mese scorso, un’alta delegazione talebana è stata accolta in Cina. Al momento, la Cina sta cercando di ottenere la garanzia che i talebani non sosterranno l’attività terroristica nello Xinjiang e non minacceranno gli interessi economici della Cina in Afghanistan e Pakistan.

Per almeno un decennio, il regime cinese ha contemplato progetti economici in Afghanistan, in gran parte legati al rame e al petrolio. A partire dal 2020, le aziende cinesi avevano vinto appalti per oltre 110 milioni di dollari, ma l’instabilità del Paese ha impedito che tali progetti potessero mai essere realizzati. Sebbene ci si aspetti che il regime cinese cooperi con un governo guidato dai talebani e possa completare questi e altri progetti, è improbabile che effettui importanti ulteriori investimenti.

L’Afghanistan è un Paese senza sbocco sul mare, di medie dimensioni, di circa 38 milioni di persone, con il 47% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Anche con i talebani al potere le guerriglie interne potrebbero continuare, rendendo il Paese instabile e poco attraente per gli investitori cinesi. Ma indipendentemente dagli investimenti diretti, l’Afghanistan rimane fondamentale per la ‘sicurezza’ della Xinjiang e degli investimenti cinesi in Pakistan.

Pakistan e Tagikistan condividono entrambi un confine con la Cina e sono entrambi membri della Shanghai Cooperation Organization (Sco), di cui l’Afghanistan è un osservatore interessato. Ciò significa che questi Paesi sono già pronti a lavorare insieme. Molto probabilmente la Cina rafforzerà la sua cooperazione militare con il Tagikistan, per paura che i talebani attacchino il Paese e minaccino i progetti legati alla Nuova via della Seta o causino instabilità in Asia centrale e nello Xinjiang.

Per evitare la violenza e mantenere la stabilità regionale, Pakistan e Cina dovranno lavorare insieme sulla situazione in Afghanistan. Ciò servirà naturalmente a rafforzare i rapporti tra i due Paesi, ed eventualmente a mettere fuori gioco India e Stati Uniti. Incoraggerà inoltre il proseguimento degli investimenti cinesi in Pakistan, creando al contempo un incentivo per il Pakistan a sostenere le iniziative cinesi in Afghanistan.

 

Antonio Graceffo, Ph.D., ha trascorso oltre 20 anni in Asia. Si è laureato alla Shanghai University of Sport e ha conseguito un China-Mba presso la Shanghai Jiaotong University. Antonio lavora come professore di economia e analista economico cinese, scrivendo per vari media internazionali. Alcuni dei suoi libri sulla Cina includono «Beyond the Belt and Road: China’s Global Economic Expansion» e «A Short Course on the Chinese Economy».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese:Beijing and the Taliban: Securing Chinese Investments

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