Pechino condanna una donna a 6 anni e mezzo di prigione per un SMS

Di Nicole Hao

Un file trapelato da un database della polizia cinese mostra che il regime ha arrestato e condannato al carcere una donna di 61 anni semplicemente perché aveva inviato un messaggio di testo contrario alla propaganda del regime.

Bai Gendi è morta il 15 giugno 2017, a 65 anni.

Nell’ultimo periodo della sua vita, Bai ha detto più volte alla sua famiglia di essere stata torturata e avvelenata mentre era in prigione perché si era rifiutata di denunciare la sua fede o di confessare crimini (che non aveva commesso): «Loro [le guardie carcerarie, ndr] vogliono che io muoia», è l’ultima frase che Bai ha detto chiaramente ai suoi cari prima di morire. Secondo Bai, il regime non voleva che raccontasse alla gente i fatti sulla Falun Dafa.

La Falun Dafa, conosciuta anche come Falun Gong, è una pratica spirituale che prevede insegnamenti morali e cinque esercizi di meditazione. Gli aderenti seguono i principi di verità, compassione e tolleranza. Nel 1999 il regime cinese ha lanciato una persecuzione contro la pratica, che continua da oltre due decenni.

Un messaggio di testo

Una miniera di dati su un miliardo di residenti cinesi, presumibilmente ottenuti tramite hackeraggio dal database della polizia di Shanghai, è stata messa in vendita sul dark web a fine giugno. Il venditore, che usa il nome di «ChinaDan», ha pubblicato un campione che conteneva 750 mila file, per attirare gli acquirenti.

Sebbene l’autenticità dei quasi 24 terabyte (24 Tb) di dati non sia stata verificata e nessun governo abbia commentato in merito, oltre una decina di persone le cui identità erano elencate nel campione ne hanno confermato l’accuratezza.

Epoch Times ha esaminato il campione di dati e ha scoperto che un file nel «Case Data Index» corrisponde a un caso riportato nel 2016.

«Alle 18:00 del 10 settembre 2012, il cittadino Xie Zhengkai ha visitato una stazione di polizia e ha riferito di aver ricevuto un messaggio di testo sul Falun Gong inviato al numero di telefono 15921522491», si legge nell’esempio.

Il verbale indicava che la polizia aveva identificato il numero di telefono come appartenente a Bai Gendi. Alcune ore dopo, hanno arrestato Bai al tunnel Chenjiazhai su Longwu Road nel distretto di Xuhui a Shanghai.

«Nessuna legge in Cina stabilisce che le persone non possano praticare la Falun Dafa – ha affermato a Epoch Times in lingua cinese l’ex giudice cinese Wang Chongming, che lavorava presso un tribunale della città di Pechino – Secondo la legge, i cinesi hanno il diritto di promuovere le proprie convinzioni e rivelare la persecuzione che hanno subito a causa delle proprie convinzioni».

Un arresto fatale

«Bai è stata arrestata il 10 settembre 2012 e condannata al carcere il 3 maggio 2013», ha riferito Minghui.org, un sito web con sede negli Stati Uniti che documenta la campagna del Pcc contro la Falun Dafa. «La famiglia di Bai Gendi sospettava che la sua morte fosse il risultato diretto del suo essere stata drogata e torturata in prigione».

Prima che il database trapelato rivelasse il suo messaggio di testo, Bai e le persone intorno a lei non sapevano perché la polizia l’avesse arrestata su una strada pubblica. Pensavano semplicemente che fosse stata arrestata e condannata per un crimine inventato dal tribunale distrettuale di Xuhui perché si era rifiutata di rinunciare alla sua fede nella Falun Dafa.

«Bai è stata imprigionata in una piccola gabbia di ferro dopo essere stata trasferita nella prigione [femminile di Shanghai, ndr] a metà del 2013, dove non poteva stare in piedi o sdraiarsi», ha raccontato una compagna di prigionia di Bai. «Le guardie carcerarie le permettevano di indossare solo maniche corte e pantaloni corti quando noi indossavamo cappotti in inverno, perché non si arrendeva».

 

Un’illustrazione di un detenuto in una piccola gabbia di ferro, un metodo usato dal Partito Comunista Cinese per perseguitare i praticanti della Falun Dafa in Cina. (Minghui.org)

Nella primavera del 2013, Bai è stata trasferita in una normale cella di prigione. Ma le guardie carcerarie non hanno ridotto l’intensità delle loro torture.

Il 24 agosto 2016, la prigione ha informato la famiglia di Bai che Bai era caduta da una sedia e aveva perso conoscenza. Quando la famiglia è arrivata al Songjiang Renmin Hospital, ha visto che il cranio di Bai era ferito e lo squarcio sanguinava. Era estremamente sottopeso e perdeva conoscenza.

La famiglia ha notato che il taglio sulla testa sembrava più un’incisione chirurgica che una ferita da incidente. Le guardie carcerarie non sono state in grado di spiegare lo squarcio e si sono rifiutate di mostrare il video di sorveglianza. Poco dopo, un medico ha annunciato che c’era un tumore nei polmoni di Bai.

Dopo essere stata rilasciata in libertà vigilata all’inizio di settembre 2016, Bai ha raccontato alla sua famiglia tutto quello che era successo. Il giorno prima del suo ricovero in ospedale, le guardie hanno spostato tutte le sue compagne di cella in un altro luogo. Ha fatto colazione da sola la mattina successiva. Poco dopo ha avuto le vertigini ed è svenuta. Quando si è svegliata era in ospedale.

Bai ha detto che la prigione aveva aggiunto un farmaco sconosciuto al cibo che le era stato somministrato all’inizio del 2016. Ha vomitato quando ha mangiato il cibo. Rendendosi conto che il cibo poteva contenere una specie di veleno, si è poi rifiutata di mangiare qualsiasi cosa preparata apposta per lei, e ha preso a mangiare solo lo stesso cibo delle sue compagne di cella.

Bai ha anche detto che le guardie carcerarie hanno usato spesso un bastone di legno per colpirla in testa.

 

La tortura viene regolarmente usata sui praticanti della Falun Dafa incarcerati in Cina. Nella scena rappresentata in questo disegno, i poliziotti stanno picchiando la vittima. (Minghui.org)

Per la famiglia sembrava che Bai si stesse riprendendo; ma il 30 settembre 2016 ha avuto un forte mal di testa. Continuava ad avere mal di testa e faceva fatica a comunicare.

Bai è morta il 15 giugno 2017. La sua famiglia ha detto che degli agenti di polizia di Shanghai erano sempre in giro per casa sua e per l’ospedale quando era in libertà vigilata.

Una manager perseguitata

Bai era una manager in un ufficio della China National Offshore Oil Corporation Donghai Company & Caltex, gestita dallo Stato. «Era ottimista, entusiasta, gentile, sincera, comprensiva, premurosa. Era una brava persona verso tutti gli altri», ha scritto Wang Youqun, editorialista e commentatore di affari cinesi, nel suo articolo del 26 aprile sulla persecuzione dei praticanti della Falun Dafa da parte del Pcc a Shanghai.

Bai godeva di una vita felice dopo aver iniziato a praticato la Falun Dafa. Tuttavia, il 20 luglio 1999 il regime improvvisamente non ha permesso alle persone di continuare a seguire le proprie convinzioni.

Per costringere Bai a rinunciare alle sue convinzioni, il regime l’ha imprigionata nel campo di lavoro di Shanghai Qingsong e nella prigione femminile di Shanghai Songjiang per quasi 14 anni.

 

Articolo in inglese:Police Data Leak: Beijing Sentences Woman to 6.5 Years in Prison for a Text Message

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