Pechino usa la polizia e la formazione sulla sicurezza per infiltrarsi nei Paesi stranieri

Di Antonio Graceffo

Pechino sta esportando la sua versione della giustizia in tutto il mondo mediante una serie di scambi tra le forze dell’ordine e offrendo formazione e attrezzature.

Sotto il leader cinese Xi Jinping, il controllo del Pcc sulla società civile si è molto ampliato, con la creazione della Commissione centrale per la sicurezza nazionale e di supervisione, e con l’aumento dell’uso della tecnologia come strumento di controllo sociale.

La Commissione centrale per la sicurezza nazionale riferisce direttamente al Pcc e ha il compito di proteggere la «sicurezza nazionale globale». Inoltre, uno dei motivi principali per la sua creazione è stato quello di migliorare la condivisione dell’intelligence tra gli apparati militari, di intelligence e di pubblica sicurezza.

Il white paper 2015 Strategia militare, scritto dal Pcc, sostiene che la sicurezza della Cina sia legata alla sicurezza del mondo. E questa è stata la giustificazione della Cina per estendere la portata dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla), del Ministero della Sicurezza di Stato (agenzia di spionaggio cinese) e della Polizia Armata Popolare oltre i confini della Cina.

Queste agenzie governative non stanno solo cercando di garantire la sicurezza della Cina combattendo terroristi e criminali, ma stanno anche promuovendo la sorveglianza di Pechino e le capacità di raccolta di informazioni. Inoltre, il Pcc sta usando l’addestramento della polizia e gli aiuti materiali come forma di diplomazia, per cooptare governi stranieri, sviluppare amicizie e piazzare ufficiali pro-Cina in posizioni elevate nelle forze di sicurezza straniere.

Pechino sta lavorando per posizionarsi come partner internazionale per la sicurezza, ampliando al contempo l’area d’azione delle proprie forze di sicurezza e facilitando lo spionaggio e la raccolta di informazioni. Negli ultimi 15 anni, il Pcc ha costantemente ampliato il ruolo di sicurezza all’estero dell’esercito (Pla) partecipando a operazioni di mantenimento della pace, risposta ai disastri e antiterrorismo, in tutto il mondo.

Un altro white paper sulla strategia militare cinese ha delineato i compiti extraterritoriali del Pla, come la protezione degli interessi esteri della Cina e il sostegno allo sviluppo economico nazionale. Il documento ha anche chiesto al Pla di rafforzare la cooperazione internazionale in materia di sicurezza nelle aree geografiche in cui la Cina ha fortemente investito.

Allo stesso modo, la Conferenza di lavoro sulla cooperazione internazionale per la sicurezza pubblica del 2017, ha chiesto «l’internazionalizzazione del lavoro sulla pubblica sicurezza», nonché l’istituzione di «forze dell’ordine internazionali del sistema di cooperazione e sicurezza con caratteristiche cinesi».

Nel 2011, il governo dell’Ecuador ha installato un sistema nazionale di sorveglianza progettato dalla Cina e finanziato da prestiti cinesi, in cambio di petrolio. Oggi, infatti, la criminalità è ancora dilagante, ma la polizia e la comunità dell’intelligence interna possono monitorare chiunque vogliano.

In Liberia, nel 2014, la Cina ha condotto un training per la polizia. L’accademia di polizia nella provincia dello Shandong tiene inoltre un corso di formazione annuale per le forze dell’ordine africane. La Scuola di Polizia Yunnan, a Kunming, ha un’Accademia per le forze dell’ordine dell’Associazione cinese delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean), che fornisce formazione e istruzione gratuite agli agenti delle forze dell’ordine dell’Asean. L’Ufficio municipale di sicurezza pubblica di Pechino ha accordi di cooperazione con 10 città dell’Asia centrale e ospita anche simposi internazionali di polizia per agenti stranieri.

Pechino sostiene i principali produttori cinesi di fotocamere, videoregistratori e apparecchiature di sicurezza con vantaggi fiscali e prestiti da banche statali volti a finanziare progetti di sicurezza all’estero. Questi incentivi finanziari riducono i costi, rendendo più facile per le società di sicurezza cinesi ottenere contratti nelle nazioni di tutto il mondo. La Cina è ovviamente disposta a vendere questa tecnologia ad altri regimi repressivi.

L’Iran ha per esempio adottato il sistema di credito sociale cinese, nel tentativo di monitorare e controllare il comportamento finanziario e sociale dei suoi cittadini. Nel 2010, il Paese ha firmato un accordo da 130 milioni di dollari con Zte, una società tecnologica cinese parzialmente di proprietà statale, per installare un sistema di sorveglianza sulle reti telefoniche e Internet gestite dal governo.

In Africa, la tecnologia di sicurezza Huawei viene utilizzata per spiare gli avversari politici, minando la democrazia. Cina e Bolivia hanno firmato un accordo per costruire un sistema integrato di comando e controllo per la sicurezza sub-regionale, finanziato dalla Export-Import Bank of China. In Giamaica, la Cina ha donato attrezzature alle forze di polizia. A Quintuco, in Argentina, il Pla ha costruito un satellite da 50 milioni di dollari e una stazione di controllo per missioni spaziali con sorveglianza e capacità di ascolto internazionali.

In Ecuador, più di 3.000 agenti di pubblica sicurezza, in 16 centri di monitoraggio, esaminano i filmati di 4.300 telecamere come parte di un sistema di videosorveglianza e controllo istituito dalla Cina. Il filmato non viene solo esaminato dalla polizia, ma anche inviato alle forze di intelligence interne della nazione, che sono state coinvolte in monitoraggio, minacce di rivali politici, nonché talvolta nella loro scomparsa.

I sistemi di monitoraggio dell’intelligence di fabbricazione cinese sono ora utilizzati da 18 Paesi. Trentasei Paesi hanno ricevuto la formazione della Cina « sull’orientamento dell’opinione pubblica». Oltre al monitoraggio video, questi sistemi consentono ai funzionari della sicurezza di tracciare i telefoni e alcuni stanno ora aggiungendo funzionalità di riconoscimento facciale.

La crescente cooperazione in materia di sicurezza della Cina in Africa e in America Latina rappresenta una minaccia. Inoltre, mina la qualità della democrazia, dando ai dittatori mezzi migliori per controllare la loro popolazione.

 

Antonio Graceffo, Ph.D., ha trascorso oltre 20 anni in Asia. Si è laureato all’Università dello Sport di Shanghai e ha conseguito un China-Mba presso l’Universitò Jiaotong di Shanghai. Antonio lavora come professore di economia e analista economico cinese, scrivendo per vari media internazionali. Alcuni dei suoi libri sulla Cina includono «Beyond the Belt and Road: China’s Global Economic Expansion» e «A Short Course on the Chinese Economy».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Beijing Uses Police and Security Training to Infiltrate Foreign Countries

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