Pechino ha trasformato le violazioni dei diritti umani in un’industria: «Monetizzeranno tutto»

Di Eva Fu

Il Partito Comunista Cinese è diventato molto esperto nel trarre profitti dalle violazioni dei diritti umani. Lo ha dichiarato un ex funzionario del Dipartimento di Stato americano riferendosi allo sfruttamento del lavoro forzato e al commercio di organi umani prelevati dai prigionieri di coscienza.

Robert Destro – ex assistente segretario di Stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro – ha sottolineato che i leader cinesi si scaglieranno contro qualsiasi cosa possa rappresentare una sfida al loro dominio.

«Sono esperti di ‘estrazione’», ha sottolineato Destro il 18 ottobre in occasione di un convegno presso l’Hudson Institute: «Monetizzeranno tutto, dalle risorse nazionali al tuo fegato».

‘Estrattivo’, coercitivo, repressivo e invasivo: queste sono le quattro parole che Destro ha scelto per descrivere il Partito Comunista Cinese (Pcc).

L’ex funzionario pubblico ha spiegato che la religione è stata particolarmente colpita, indicando come esempio il voltafaccia del regime nei confronti del Falun Gong.

Il Falun Gong, anche noto come Falun Dafa, è una pratica spirituale basata sui principi di verità, compassione e tolleranza. Introdotto al pubblico nel 1992, nella città nordorientale di Changchun, il Falun Gong è stato ben accolto e sostenuto dalle autorità cinesi nei primi anni, mentre la pratica si diffondeva rapidamente di persona in persona. Secondo le stime ufficiali, oltre 70 milioni di cinesi praticavano il Falun Gong verso la fine degli anni ’90. I media statali hanno lodato in più occasioni i benefici fisici procurati da questa pratica, mentre un funzionario della Commisione sportiva statale ha addirittura dichiarato pubblicamente che la pratica aveva fatto risparmiare alla nazione miliardi di yuan in spese sanitarie.

Tuttavia, nel 1999 l’allora leader del Pcc Jiang Zemin ha orchestrato una progressiva escalation nei confronti del Falun Gong, sino ad arrivare al 20 luglio, quando il Pcc ha lanciato formalmente una campagna nazionale per eliminare la pratica dalla Cina.

E Destro ha precisato che «ancora oggi il Falun Gong è percepito come una minaccia esistenziale» dal regime cinese.

Peraltro, gli esperti ritengono che i praticanti di questa disciplina siano le principali vittime del sistematico e abominevole prelievo forzato di organi condotto da Pechino. Gli organi dei prigionieri di coscienza vengono estratti e venduti, spesso per decine di migliaia di dollari, in un macabro processo medico che non lascia sopravvissuti.

I praticanti del Falun Gong a Vienna inscenano una rappresentazione del prelievo di organi dai praticanti imprigionati in Cina, durante una protesta contro l’importazione di organi umani in Austria dalla Cina, il 1 ottobre 2018. (JOE KLAMAR/AFP via Getty Images)

«Il governo cinese ha portato il sistema della sicurezza pubblica, il giudiziario e quello sanitario a lavorare insieme per consentire questa catena di profitti», ha dichiarato Sean Lin, direttore della comunicazione per l’Associazione Falun Dafa a Washington. «Se identificano una corrispondenza, possono andare a casa tua per arrestarti a qualsiasi titolo e prelevare i tuoi organi».

Mentre Destro ha aggiunto che la macabra pratica di «vendere gli organi del proprio popolo» non rende il regime cinese diverso da «un’impresa criminale organizzata». L’ex funzionario, che in precedenza ha anche lavorato come coordinatore speciale per le questioni tibetane, ha osservato lo stesso tipo di politiche di sfruttamento impiegate sull’altopiano tibetano e in altre parti del Paese. Il Tibet è stato un «campo di prova fondamentale» dove il regime ha condotto impunemente la sua repressione. Lo ha fatto estraendo i minerali della regione, costringendo i locali ad assimilarsi culturalmente alle pratiche della maggioranza cinese Han, spingendo il leader spirituale del Tibet, il Dalai Lama, all’esilio e trasformando la regione in uno «stato di sorveglianza pervasivo».

La regione è «incredibilmente geostrategica e importante dal punto di vista ambientale», essendo sia la porta d’ingresso per l’avanzamento del progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta (nota in inglese come Belt and Road) che una risorsa idrica fondamentale per i vicini asiatici della Cina. Conosciuto come il «tetto del mondo», l’elevata altitudine dell’altopiano è anche un valore aggiunto nell’ambito del progetto di egemonia militare globale del regime. «Se hai i tuoi missili in cima all’altopiano, puoi colpire qualsiasi cosa», ha dichiarato Destro.

Ad ogni modo, simili violazioni dei diritti umani si stanno verificando anche nello Xinjiang, la regione più occidentale della Cina, dove circa un milione di uiguri sono rinchiusi in una rete di campi di internamento, nell’ambito di quella che le autorità definiscono come una ‘campagna antiterrorismo’.

Nury Turkel, avvocato americano di etnia uigura e vicepresidente della Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale, ha dichiarato che il regime «non ha mostrato alcuna pietà». «Per il Partito Comunista Cinese, qualsiasi religione organizzata, qualsiasi pratica religiosa o credo, è percepita come una minaccia – ha dichiarato Turkel – Sono percepiti come una minaccia per la sopravvivenza del Pcc».

Alle donne uigure rinchiuse nei campi dello Xinjiang vengono sistematicamente rasati i loro lunghi capelli, uno dei segni distintivi della tradizione uigura. Parte di questi capelli diventano poi materiale per extension e altri prodotti di bellezza venduti negli Stati Uniti e nel resto del mondo, come hanno mostrato recenti inchieste e le testimonianze delle sopravvissute.

Raccoglitori di cotone in un campo di Hami, nella regione cinese dello Xinjiang, il 20 settembre 2011. (STR/AFP/Getty Images)

Peraltro, la regione dello Xinjiang produce l’85 percento del cotone cinese – pari a circa un quarto della produzione mondiale – e gran parte di questo cotone è ‘macchiato’ dal lavoro forzato secondo il think tank Center for Global Policy.

Mentre nelle carceri di tutta la Cina, giocattoli, fiori artificiali, cosmetici e vestiti sono solo alcuni dei beni prodotti dai prigionieri di coscienza, che vengono costretti a lavorare a ritmi estenuanti, ogni giorno. Come raccontato a Epoch Times da numerosi praticanti del Falun Gong espatriati.

Inoltre, secondo gli esperti, le implicazioni delle violazioni dei diritti umani da parte del regime non si fermano ai confini cinesi.

Con la Cina che gioca un ruolo fondamentale nelle catene di approvvigionamento globali, il regime non ha esitato a sfruttare il suo potere economico per rispondere alle critiche occidentali, piegando in molte occasioni le aziende americane alla sua volontà. Per fare un esempio, a inizio anno Pechino ha condotto un boicottaggio contro i principali marchi di abbigliamento internazionali che avevano cercato di evitare l’utilizzo del cotone dello Xinjiang nei loro prodotti.

L’esperta di libertà religiosa dell’Hudson Institute che ha moderato il convegno, Nina Shea, ha sottolineato che quando l’amministrazione Trump ha imposto dazi sui beni cinesi, gli editori della Bibbia con sede negli Stati Uniti che stampano decine di milioni di Bibbie in Cina si sono schierati con Pechino per fare pressione su Washington contro la misura.

Secondo Shea, «si tratta di un modello alternativo di vita e di esistenza con cui i cinesi stanno consapevolmente competendo contro il modelli liberale e democratico».

Infine, sia Destro che Shea hanno dichiarato che la terribile situazione delle comunità religiose cinesi meriterebbe maggiore attenzione da parte degli Stati Uniti. Il rischio, ha concluso Shea, è che «arrivi in luoghi vicini se non si fa attenzione».

 

Articolo in inglese: ‘They Will Monetize Everything’: Experts Highlight How Beijing Has Turned Rights Abuses Into an Industry

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