Pechino vuole esportare la censura di Internet in tutto il mondo

Di Anders Corr

Le democrazie non riescono a opporsi al piano senza precedenti di Pechino per limitare la libertà di Internet nel mondo.

La proposta di Pechino di riscrivere le regole di internet e riprogettare la sua rete, per una presunta ‘sicurezza’ alle velocità del 6G, potrebbe portare a una maggiore censura a livello globale. Lo rende noto la Bbc: «La Cina sta attualmente promuovendo un nuovo metodo di gestione del traffico internet che, se andrà in porto, fornirà un mezzo facile per inibire il flusso dei media internazionali».

Questi piani includono anche l’obbligo per gli utenti di tutto il mondo di registrarsi, per l’uso di internet: in caso contrario potrebbero essere rimossi secondo la volontà dei governi.

L’avvertimeno della Bbc è arrivato attraverso prove presentate al Comitato ristretto per gli Affari esteri del Parlamento britannico. La proposta cinese cambierebbe radicalmente gli standard di Internet e ha un’alta probabilità di superare la prova dell’International Telecommunication Union (Itu), che è un’agenzia delle Nazioni Unite che regola le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

I media statali cinesi e russi hanno attualmente libero accesso ai mercati occidentali, ma le regole internet proposte alle Nazioni Unite potrebbero soffocare l’accesso degli utenti ai media occidentali anche oltre i confini della Cina. Attualmente, i media internazionali che riescono a scavalcare il firewall digitale della Cina costituiscono un contrappeso critico alle notizie propagandistiche fornite ai cittadini in Paesi come la Cina.

I gruppi che propongono restrizioni a Internet includono il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese, Huawei e altre società statali cinesi. Nei materiali promozionali forniti all’Itu, etichettano le restrizioni draconiane con nomi innocenti come «Nuovo Ip» (protocollo Internet) e «future reti di comunicazione verticali».

I sostenitori di Pechino ritengono che dare ai governi un maggiore controllo sul traffico internet aumenterà la sicurezza, ottimizzando la velocità e l’efficienza della rete per tecnologie come la realtà virtuale e aumentata. Gli attuali protocolli internet, progettati per uso accademico e militare, sono secondo loro obsoleti.

I rappresentanti di Huawei hanno proposto che i governi nazionali prendano il controllo di internet togliendolo ai suoi attuali proprietari, ovvero chiunque abbia un server. Hanno tentato di stupire i rappresentanti dell’Itu con immagini di ologrammi a grandezza naturale e auto a guida autonoma quando hanno presentato per la prima volta l’idea, che mancava di dettagli tecnici, nel 2019.

Ed ovviamente è la Cina che si propone di costruire questo ‘nuovo Ip’ per costruire un nuovo mondo, che è di centrale importanza nella «politica estera digitale» del regime.
Nel 2020 il Financial Times ha parafrasato un rappresentante di Huawei che diceva di stare «guidando un gruppo Itu focalizzato sulla futura tecnologia di rete necessaria entro l’anno 2030 e il nuovo Ip è stato adattato per soddisfare tali esigenze».

Alcuni sostengono che l’internet ‘non regolamentato’ sia attualmente controllato dalle grandi aziende tecnologiche americane, tra cui Apple, Google, Facebook e Amazon. Quindi un passaggio da questo sistema non regolamentato dominato da americani, a un sistema regolamentato in cui potrebbe dominare la Cina, sarebbe una grave perdita per la democrazia e il decentramento su scala globale. Anche se la Cina non dovesse dominare Internet, i nuovi regolamenti che propone potrebbero conferire potere ai governi a spese dei cittadini.

Il Financial Times scrive: «Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Europa sono interessati ad adattare l’attuale sistema per introdurre più potere normativo e dare alle agenzie di intelligence un maggiore accesso ai dati personali degli utenti».

Questo potrebbe spiegare il fallimento delle principali democrazie nell’opporsi alle idee illiberali di Pechino per un internet futuro. Loro stessi stanno cercando modi per restringere le protezioni della privacy che potrebbero aiutarli a far rispettare le leggi, ad esempio, contro il terrorismo.

Un’altra spiegazione per il fallimento dell’Occidente nello sfidare i piani di Pechino per la nazionalizzazione di Internet è che i governi occidentali non possono fare molto per contrastare la proposta di Pechino, oltre a sanzionare economicamente i suoi sostenitori. La natura non regolamentata di Internet globale trasforma il web in un vuoto di potere in attesa che i governi autoritari lo colmino.

Secondo il Financial Times, fonti presenti agli incontri dell’Itu nel 2019 e nel 2020 hanno affermato che «l’Arabia Saudita, l’Iran e la Russia hanno precedentemente mostrato sostegno alle proposte cinesi per tecnologie di rete alternative». Inoltre, «dalle proposte è emerso che i progetti per questa nuova rete sono già stati elaborati e la costruzione è in corso. Qualsiasi Paese sarà libero di adottarlo».

Fondamentalmente, i capitali nazionali controllano le fibre dei dati attraverso le quali scorre Internet. L’Occidente consente il libero flusso di tali dati, ma la Cina sta innovando un piano di controlli sui dati che potrebbe essere adottato anche da altri Paesi.

Secondo gli esperti della Foundation for Defense of Democracies, «la sicurezza intrinseca significa che gli individui devono registrarsi per utilizzare Internet e le autorità possono bloccare l’accesso a Internet di un singolo utente in qualsiasi momento. In breve, Huawei sta cercando di integrare i sistemi del regime cinese di ‘credito sociale’, sorveglianza e censura nell’architettura di Internet».

La Bbc ha sottolineato che molte nazioni, inclusa la Gran Bretagna, non si sono opposte a tale misura, che la Cina potrebbe far passare attraverso la sua diplomazia presso le Nazioni Unite. I media occidentali a volte ripetono i punti di discussione del Partito Comunista Cinese sulla questione, il che avalla le preoccupazioni di Bbc.

Nel 2020, i giornalisti del Financial Times hanno scritto: «I governi di tutto il mondo sembrano concordare sul fatto che il modello odierno di governance di Internet, essenzialmente un’autoregolamentazione senza legge da parte di società private, per lo più americane, sia infranto».

Veramente? Allora significa che i governi di tutto il mondo devono essere istruiti sull’importanza della libertà di parola e della democrazia. L’America è attualmente leader nella difesa di questi principi, ora in maniera certamente debole, ma sicuramente più della maggior parte delle democrazie europee e asiatiche.

In sintesi, il Pcc sta cercando di esportare la sua censura di Internet a livello globale e di fare soldi nel processo. Le democrazie non stanno facendo il loro lavoro, che è quello di proteggere le libertà per le quali i loro fondatori hanno combattuto e sono morti.

I comuni cittadini dovrebbero alzare la voce e intensificare la pressione sui loro governi al fine di difendere le loro libertà su Internet. I cittadini nelle democrazie hanno ancora oggi la fortuna e la possibilità di accelerare l’uso della libertà di parola, altrimenti la perderanno domani.

Anders Corr ha conseguito una laurea/master in scienze politiche presso la Yale University (2001) e un dottorato in amministrazione presso la Harvard University (2008). È dirigente di Corr Analytics Inc., editore del Journal of Political Risk, e ha condotto ricerche approfondite in Nord America, Europa e Asia. È autore di «The Concentration of Power» (in uscita nel 2021) e «No Trespassing» e ha curato «Great Powers, Grand Strategies».

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese: China Seeks UN Crackdown on Internet Freedom

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