Per Elisa, il mistero del più noto pezzo per pianoforte

Sto abbassando il copritastiera del pianoforte, nella mia classe di musica della prima media, quando una studentessa particolarmente animata corre verso di me, dicendo entusiasta: «Maestro, posso suonare Für Elise!» La incoraggio, ma ne risultano solamente le famose prime quattro note, un Mi e il Re diesis sottostante, ripetuti, suonati senza fine, come un’altalena oscillante.

Le dico che penso che ci sia molto di più di questo, ma lei è felice nel sapere solo le prime note. Seppur non particolarmente talentuosa a livello musicale, né un’appassionata di tanta musica se non del pop, è affascinata da questo piccolo brano musicale per pianoforte composto più di duecento anni fa. Così lo sono milioni e milioni di altre persone.

La popolarità della ‘bagatelle’ (qualcosa di simile a ‘uno scherzo’ o ad un ‘semplice brano’) di Beethoven, un pezzo di livello intermedio, è sorprendente. Posso contare sulle dita di una mano il numero dei miei studenti di pianoforte principianti che non hanno, ad un certo punto, chiesto: «Quando inizierò a suonare Für Elise?» Nel primo di Gennaio del 2020, Google riporta milioni di ricerche per Für Elise al mese. Un’esibizione su Youtube a riguardo, pubblicata 14 anni fa, ha registrato 59 milioni di visualizzazioni e un tutorial di Youtube sul brano ha ottenuto 53 milioni di visite.

Qual è la ragione della sua popolarità senza rivali? Perché questo pezzo e non un preludio di Chopin o un minuetto di Bach o ancora il primo movimento della Sonata per pianoforte n. 14 (Sonata al chiaro di luna) di Beethoven? Richiede una profonda analisi. Iniziamo con un po’ di storia.

Non abbiamo molto, e quanto è rimasto, è poco chiaro. Sappiamo dal titolo che è stato scritto Per Elisa, ma chi era Elisa? Il manoscritto originario recita: Für Elise am 27 April [1810] zur Erinnerung. In italiano: «Per Elisa, il 27 Aprile, come ricordo» o ‘in commemorazione’ o ‘in memoria’. Il mio tedesco è fin troppo limitato per capire quale in definitiva.

In ogni caso, queste parole, che sono raramente menzionate quando si parla o scrive del brano, indicano un legame passato con ‘Elisa’. Ma che tipo di legame? Le due possibilità che saltano subito in mente sono: ‘allieva’ e ‘relazione romantica’. Nel 1810 Therese Malfatti, di 18 anni, era entrambe, rendendola una candidata ideale.

Ma come? Non eravamo alla ricerca di una Elisa? 

La questione diventa intrigante

Pare che Beethoven non pensasse granché di quello che, due secoli più tardi, sarebbe diventato un successo per tastiera tremendo. Non si è scomodato nemmeno a pubblicarlo, sebbene vi fosse una forte richiesta per le sue musiche. Il compositore si spense nel 1827, diciassette anni dopo aver scritto Für Elise, ed il brano languì per altri quarant’anni prima della sua pubblicazione nel 1867 da parte del musicologo Ludwig Nohl. Nohl affermò che una certa Fraulein Babeth Bredl di Monaco gli diede un manoscritto della composizione firmato, e che la Bredl a sua volta dichiarò di aver ricevuto il documento da Therese Malfatti al momento della sua morte nel 1851.

Nel 1810 la Malfatti era una studentessa di Beethoven. Il compositore a quanto pare si innamorò di lei (una delle sue caratteristiche più frequenti) e gli propose il matrimonio. Lei rifiutò, avendo Beethoven più del doppio della sua età. Non vi era alcun titolo nel manoscritto di Bredl/Malfatti: solo una dedica. Per Nohl il rondò di pianoforte (un’opera avente la struttura La – Si – La – Do – La) sembrava essere una delle bagatelle del compositore (ne ha scritte 24). Così l’ha presentata come una Bagatella N. 25 in La minore. Sopra il titolo gli ha inscritto la dedica come la leggeva nella partitura autografata: “Für Elise”. E il resto è storia.

Beh, non tanto. Alcuni hanno speculato che Nohl abbia letto erroneamente la dedica, che era in realtà ‘Für Therese’, rafforzando la teoria che Therese Malfatti fosse la dedicataria (Dopo tutto, il manoscritto era in suo possesso, al momento del suo trapasso). Nonostante sia difficile immaginare come le distintive lettere iniziali ‘Th’ possano sfuggire a qualsiasi lettore, e altrettanto arduo da realizzare come ‘r’ possa essere letta come ‘l’ e la ‘e’ come una ‘i’; ma è anche vero che la grafia di Beethoven era notoriamente disordinata come la sua casa.

Se solo potessimo esaminare il manoscritto originale autografato!

Ma non possiamo. Si è perso.

‘Für Therese’?

Questo mette in dubbio tutto. Come potrebbe una qualunque persona, perdere traccia di un manoscritto di tale importanza? Si sarebbe ‘perso’ intenzionalmente per coprire una truffa? Un musicologo contemporaneo, Luca Chiantore, ha persino suggerito che non vi sia mai stata una partitura musicale firmata, e che Nohl avesse solamente messo  insieme il brano da alcune bozze di Beethoven. In favore di questa ipotesi esiste il fatto curioso che Theresa Malfatti, assumendo esistesse una partitura autografata in suo possesso, non l’ha mai pubblicata. Una baronessa poteva sicuramente permetterselo e si immagini semplicemente il prestigio che ne sarebbe derivato, dalla pubblicazione postuma, di un lavoro di Beethoven dedicato alla propria persona. Se lo avesse fatto, tutti staremmo ora suonando Für Therese.

Scavando più a fondo, ad ogni strato aumentano i misteri. C’è da dire infatti che è stata ritrovata una bozza del 1808, che è un’alquanto completa versione del ‘tema in La’ ovvero la melodia introduttiva di cui la mia studentessa conosce solo le prime quattro note. Beethoven ha tenuto la bozza fino al 1810, aggiungendo successivamente le altre due sezioni?

È emerso che l’anno 1810 non può essere pienamente confermato come l’anno della composizione dell’opera, benché sia la miglior ipotesi in base alle attuali ricerche. Infine (più o meno), lo studioso di Beethoven, Barry Cooper, ha riportato alla luce una revisione del 1822 di Für Elise (se, appunto, una versione completa precedente è mai esistita) che contiene molti degli elementi del brano che conosciamo, ma fortemente fuori posto. Per le decine di milioni di persone che hanno familiarità con la versione ormai famosa, la revisione del 1822 risulterebbe fin troppo bizzarra. Il pianista Mark S. Zimmer l’ha registrata. Ascoltatela, se ne avete il coraggio.

E la vincitrice è …

E ancora ci chiediamo: Chi era Elisa? Rimanendo tuttora al concordato (se non completamente confermato) anno del 1810 ed escludendo Theresa Malfatti visto che non si chiamava ‘Elise’ e gli errori di scrittura possono influire solo fino a un certo punto, abbiamo due rimanenti candidate:

Elisabeth Röckel. Nel 2010, il musicologo Klaus Martin Kopitz ha raccolto delle prove, che collegano in modo romantico Beethoven e la Röckel, un soprano, intorno al periodo della composizione del brano. La cantante era talvolta chiamata ‘Elise’ dagli amici e dalle amiche.

Elise Barensfeld. Nel 2014, la musicologa Rita Steblin, argomentò a sostegno dell’unica candidata a chiamarsi di fatto Elise. Nel 1810, la Barensfeld aveva 13 anni e abitava vicino Beethoven in una casa appartenente a Johann Maelzel, un amico di Beethoven che più tardi inventò l’odierno metronomo. Elise era considerata un prodigio del pianoforte e potrebbe aver preso lezioni da Beethoven. Se è così, potrebbe aver benissimo scritto il brano in memoria del tempo trascorso insieme come maestro e allieva.

Personalmente, voto per Elise Barensfeld. Non solo è l’unica con quel nome, ma Per Elisa non dà la sensazione di una composizione romantica. In realtà, ha il carattere di un ritratto della personalità.

La mia interpretazione: La sezione in La è un ritratto della studentessa, Elisa. Coglie la sua adolescenza e freschezza. La sezione in Si, probabilmente, è un brano assegnato all’allieva. Quando si sente in difficoltà, sfocia nelle‘infuocate’ 32-esime note, le quali concludono la sezione, prima di tornare alla sezione in La. La sezione in Do è certamente Beethoven stesso, un autoritratto sorridente della sua reputazione da irascibile. Dopo alcuni arpeggi da studente e una scala cromatica, ritorniamo alla sezione in La un’ultima volta.

Che Per Elisa sia il ritratto di una studentessa senza elementi sentimentali è supportato dal fatto che questo brano sia spesso tra i preferiti degli apprendisti pianisti stessi, invece di essere una melodia da San Valentino o una canzone da corteggiamento. È un brano per pianoforte dedicato al suonare il pianoforte. Giovani pianisti ascoltano sé stessi mentre la suonano e si rallegrano. E per questo dobbiamo ringraziare Beethoven e chiunque fosse Elisa.

 

L’autore dell’articolo, Kenneth LaFave, è un ex critico musicale per ‘Arizona Republic’ e ‘The Kansas City Star’. Kenneth LaFave ha ottenuto di recente un dottorato in filosofia, arte e pensiero critico dalla European Graduate School. È l’autore di tre libri, tra cui ‘Experiencing Film Music’ (2017, Rowman & Littlefield).

Articolo in inglese: ‘Für Elise’: The Mystery of the World’s Most Popular Piano Piece

 
 
 

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