Perché il pass vaccinale va fermato

Di Alessandro A. Negroni

L’autore dell’articolo, Alessandro A. Negroni, è autore del libro di recente pubblicazione La libertà di (non) vaccinarsi (Vicolo del Pavone, 2021)

 

Il pass vaccinale proposto in Francia dal presidente Emmanuel Macron prevede che sia obbligatorio possedere tale pass per accedere a numerosi luoghi (come luoghi di cultura e svago, ristoranti, bar, mezzi di trasporto pubblico), rende obbligatorio il pass per alcune categorie di lavoratori (come i dipendenti di ristoranti e bar) e riguarda tutti i cittadini di età superiore ai 12 anni; nel progetto di legge sono peraltro previste pesanti sanzioni (sanzioni pecuniarie fino a 45 mila euro, un anno di carcere, licenziamento) per chi a vario titolo non rispetta le norme relative al pass vaccinale. 

Il ‘modello Macron’ di pass vaccinale colpisce pesantemente le libertà individuali dei cittadini francesi e rende (indirettamente, ma in alcuni casi direttamente) obbligatorio il vaccino Covid-19, anche in considerazione del fatto che tale modello mira a imporre dei margini di scelta – entro i quali i cittadini francesi possono muoversi concretamente – così stringenti da vanificare la possibilità di un rifiuto di sottoporsi al vaccino Covid-19, impedendo l’effettiva possibilità di una scelta (si pensi alla sostanziale impossibilità per un cittadino di sottoporsi quasi quotidianamente a dei tamponi per disporre del pass vaccinale evitando di vaccinarsi). 

Il modello Macron di pass vaccinale va fermato per almeno due ragioni.

In primo luogo. Il vaccino Covid-19 deve considerarsi rientrare nell’ambito della sperimentazione medica sugli esseri umani (come argomentato in A.A. Negroni, La libertà di (non) vaccinarsi, Vicolo del Pavone, 2021): come è pensabile imporre a dei cittadini, ivi compresi bambini e adolescenti, una sperimentazione medica per una malattia come il Covid-19 che oltretutto per i più giovani (sotto i 49 anni) è ordinariamente innocua e con un infection fatality rate (IFR) pari a zero?

Al momento non è noto se il vaccino contro il Covid-19 determini o meno danni alla salute a lunga distanza e neppure, nel caso li determini, di quale entità e di che tipo possano essere tali eventuali danni (non è un caso che nel modulo del consenso informato del vaccino della Pfizer, disponibile per esempio sul sito del ministero della Salute italiano, si legga testualmente: «Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza»).  

Nello scenario peggiore, ossia nel caso in cui tra qualche anno si accerti che il vaccino Covid-19 provochi danni gravi alla salute (cosa che al momento non si può escludere), che cosa accadrebbe? In nome di cosa sarebbe stata sacrificata la salute di milioni di cittadini, ivi compresi cittadini poco più che bambini e adolescenti? In nome di una malattia come il Covid-19 che appare essere un reale pericolo solo per le persone più anziane e con patologie preesistenti? 

Almeno a partire dal Codice di Norimberga si è affermato un chiaro principio che deve considerarsi inderogabile: nessuno può essere sottoposto a sperimentazione medica senza un consenso libero, informato e consapevole. Il pass vaccinale proposto da Macron (e da tutti quelli che anche in Italia vorrebbero imitarlo) appare ledere questo principio fondamentale che presidia la fondamentale libertà di disporre del proprio corpo e di tutelare la propria salute, ivi compreso il diritto di non essere “oggetto” di sperimentazione medica.

In secondo luogo. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato il rapporto Vaccins contre la covid-19: considérations éthiques, juridiques et pratiques (Doc. 15212, 11 janvier 2021) e approvato quasi all’unanimità con emendamenti la relativa risoluzione (Rés. 2361, 27 janvier 2021).  

In tale risoluzione (sulla quale sia ancora consentito rinviare a A.A. Negroni, La libertà di (non) vaccinarsi, cit.), l’Assemblea parlamentare chiede agli Stati membri e all’Unione europea: di assicurarsi che la cittadinanza sia informata che la vaccinazione contro il Covid-19 non è obbligatoria e che nessuno subisca pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere sottoposto al vaccino se non desidera vaccinarsi; di vigilare affinché nessuno sia vittima di discriminazione per il fatto di non essere vaccinato; di utilizzare i certificati di vaccinazione esclusivamente per monitorare l’efficacia del vaccino, i potenziali effetti collaterali e gli eventi avversi. 

Nella Nota esplicativa dell’emendamento che ha previsto un utilizzo dei certificati di vaccinazione esclusivamente per finalità strettamente medico-sanitarie viene spiegato come l’obbiettivo dell’emendamento sia quello di evitare che tali certificati siano utilizzati come ‘passaporto’ alle frontiere, nei trasporti aerei o per l’accesso ai servizi, stante che tale utilizzo non sarebbe scientifico (assenza di dati sull’efficacia del vaccino nel ridurre la trasmissione del virus, sulla durata dell’immunità acquisita a mezzo vaccino, sulla percentuale di insuccesso del vaccino causata dal diffondersi di nuove varianti del virus, dalla carica virale e dai ritardi nella somministrazione della seconda dose di vaccino), solleverebbe problemi di rispetto della vita privata e inoltre, considerata la limitata disponibilità di vaccini, potrebbe essere fonte di esclusione e discriminazione. 

Il riconoscimento che un eventuale passaporto vaccinale determinerebbe delle preoccupazioni in materia di «protection de la vie privée» è di particolare importanza anche in quanto tale espressione rinvia direttamente ed è da intendersi con riferimento a quel «diritto al rispetto della vita privata” («droit au respect de la vie privée») previsto dall’articolo 8 (rubricato ‘Diritto al rispetto della vita privata e familiare’) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu). 

Il pass vaccinale proposto da Macron (e da tutti quelli che anche in Italia vorrebbero imitarlo) contrasta apertamente con l’importante presa di posizione del Consiglio d’Europa e soprattutto con quei diritti che il Consiglio tutela e promuove e che rappresentano un patrimonio inalienabile dei cittadini europei.

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

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